Fratture, come riconoscerle e in che modo curarle | Io e il mio bambino

09 settembre 2009

Fratture, come riconoscerle e in che modo curarle

Fratture, come riconoscerle e in che modo curarle

D’estate, specialmente, i bambini hanno molte occasioni di muoversi, saltare e correre e può accadere che si facciano male. Dei piccoli si dice che sono fatti di gomma perché cadono nei modi più impensati senza farsi nulla, o quasi. A volte, però, succede anche a loro: le fratture, nei piccolissimi sotto i 3-4 anni, sono eventi più frequenti di quel che si potrebbe immaginare. Più comuni di una distorsione e di altri traumi che sono invece normali tra i grandi. Si tratta di incidenti banali che possono succedere tutti i giorni, in casa, ai giardinetti, in spiaggia. E che rappresentano, insieme alle febbri, una delle principali cause di accesso al Pronto Soccorso in età pediatrica. Talvolta, infatti, per distinguere una brutta contusione da un frattura o una lussazione, non basta nemmeno una laurea in medicina. Soltanto la radiografia può redimere il dubbio. Consoliamoci, però. I tempi di ripresa dei piccoli sono rapidi. E le loro capacità di recupero migliori delle nostre.

Cosa sono le fratture?

La lesione consiste nell’interruzione della continuità di un osso ed è una frequente conseguenza dei più svariati traumi. Nel bambino piccolo, le più comuni interessano la clavicola, il femore, la tibia, il polso e le zone intorno al gomito. A quest’età, però, le ossa hanno caratteristiche meccaniche particolari, sono più idratate ed elastiche. Tanto che è stata persino classificata la “toddler’s fracture”: si tratta di una frattura spiroide della tibia, tipica del piccolo che impara a camminare e che cade avvitandosi su se stesso. Quando un osso si rompe, può farlo in modo particolare: può solo “incresparsi” in superficie (le cosiddette fratture di tipo “torus”) oppure flettersi distendendosi da una parte e comprimentosi dall’altra (a “legno verde”) o ancora deformarsi senza spezzarsi (in questo caso si parla di deformità plastiche). Altrimenti, si può trattare di fratture uguali a quelle che possono capitare anche a un adulto: infrazionei (quando sono incomplete, composte (quando l’osso non si sposta), scomposte (quando le due estremità non combaciano), esposte (con i monconi ossei in evidenza oltre la cute).

Come riconoscerle?
Esistono sintomi che indicano un’alta probabilità che si tratti di una frattura: la tumefazione della parte, un dolore acuto e costante, la spontanea “difesa” dell’arto (il bambino protegge la zona che fa male e non si lascia toccare) e l’immobilità della parte lesa. Non restano invece dubbi (si tratta cioè certamente di frattura) quando l’osso è posizionato in modo innaturale (ad esempio sporge sotto la pelle o l’arto è in posizione anomala). Cosa fare? Il bambino va portato al Pronto Soccorso (senza correre, a meno che non si tratti di un frattura scomposta o esposta) per effettuare la radiografia. Durante il trasporto, l’arto fratturato va delicatamente immobilizzato evitando bendaggi troppo stretti (per non bloccare la circolazione) e tenuto sollevato in posizione confortevole.

Quale terapia è utile in questi casi?
Anche nei bambini piccoli tutte le fratture vengono ingessate: in genere dopo la radiografia si passa direttamente alla sala gessi. Talvolta il gesso definitivo viene fatto precedere da uno provvisorio allo scopo di immobilizzare la parte mentre si riduce l’edema. I tutori sono poco utilizzati perché vanno fatti su misura e richiedono tempi lunghi. Se invece si giudica che la lesione non possa avere un’evoluzione spontanea, prima di ingessare si effettua una manovra manuale di correzione, in termini tecnici una “riduzione incruenta” (ad esempio, ricongiungendo un osso scomposto) o si decide di correggere la frattura chirurgicamente. Rispetto agli adulti, però, spesso si giudicano “accettabili” lesioni che lasciano un’angolazione modificabile con la crescita. Una complicazione possibile è che la frattura interessi le cartilagini di accrescimento (quella parte dell’osso che nel bambino non è ancora saldata e che permette l’allungamento progressivo dell’osso stesso). Può accadere nelle fratture che colpiscono l’estremità di un osso lungo (ad esempio, vicino al ginocchio e al gomito). In questo caso, è più importante intervenire subito e riportarla in continuità (cioè ridurla perfettamente, se scomposta) per evitare un ridotto accrescimento dell’arto o una deviazione rispetto all’asse negli anni successivi.

In quanto guariranno?
Le fratture si consolidano tanto più velocemente quanto più giovane è il paziente. Ma i tempi dell’ingessatura sono estremamente variabili a seconda della sede e del tipo di frattura. Si va da un minimo di 18/20 giorni a un massimo di 2/3 mesi.

 

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