Disturbi dell'udito, come li individui?
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04 aprile 2019

Disturbi dell’udito, come li individui?

Scoprirli tempestivamente permette di intervenire per risolvere la situazione e garantire così il benessere psicofisico del bambino

Disturbi dell'udito, come li individui?

Quando si esegue il primo controllo dell’udito? Subito dopo la nascita, prima delle dimissioni dal reparto di maternità. “L’esame delle otoemissioni acustiche rientra tra gli screening neonatali obbligatori, inseriti nei Lea (Livelli essenziali di assistenza) e quindi viene eseguito da tutti i punti nascita per individuare precocemente eventuali problemi di udito”, spiega Pasquale Marsella, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Audiologia e Otochirurgia e direttore del Centro Sordità Neonatali e Impianti Cocleari dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma. “Questo esame valuta la risposta ai suoni della coclea, una componente dell’organo uditivo situata nell’orecchio interno. In caso di mancata risposta, lo screening viene ripetuto entro il primo mese di vita del bebè. Se la risposta è ancora assente, si procede entro il terzo mese di vita con ulteriori approfondimenti presso un centro specialistico”.

Se la sordità è tardiva o progressiva

L’esame delle otoemissioni acustiche permette di individuare tempestivamente le forme di sordità presenti già alla nascita, ma in alcuni casi il problema potrebbe insorgere nei mesi e o negli anni successivi oppure il bimbo potrebbe soffrire di una sordità progressiva per cui la situazione peggiora nel tempo. Come accorgersi dunque che c’è qualcosa che non va? “In presenza di fattori di rischio, ovvero casi di sordità in famiglia, peso alla nascita molto basso, ricovero in Terapia Intensiva Neonatale, malformazioni, il pediatra terrà sotto controllo questo aspetto”, considera il professor Marsella. “In tutti gli altri casi, per quei bambini che non presentano fattori di rischio e che hanno ottenuto un esito negativo in occasione dello screening neonatale, resta solo l’arma dell’osservazione, un’arma che però risulta un po’ spuntata, in quanto per una mamma è molto difficile accorgersi se c’è un problema di udito nel primo anno di vita del bambino. La profonda comunione tra madre e figlio fa sì che la loro comunicazione, fatti di gesti, sguardi, espressioni, non abbia bisogno del canale verbo-acustico”.

Disturbi dell’udito: i segnali da non sottovalutare

Premesso che l’osservazione risulta un po’ ingannevole, e che spesso non sono i genitori ma altre persone vicine al bimbo, come i nonni o l’educatrice del nido, ad accorgersi che non sente bene, ci sono alcuni segnali che non devono essere trascurati. “Se il bimbo non volta la testa e/o non sbatte le palpebre in reazione a un suono improvviso, se durante una fase di sonno leggero non si sveglia in seguito a un rumore forte, se non reagisce quando i genitori lo chiamano, è opportuno segnalare la situazione al pediatra”, spiega il professor Marsella. Un altro campanello d’allarme sono i ritardi del linguaggio. “Se il bambino non attraversa la fase della lallazione, non ripete le sillabe e poi le prime parole, se a 18-24 mesi non pronuncia alcuna parola, è opportuno eseguire una valutazione audiometrica”, suggerisce l’esperto.

Una valutazione da non rimandare

In presenza di un segnale che possa far pensare a un problema uditivo, non conviene aspettare. “Prima dei 12-18 mesi, il bambino deve poter contare su un udito normale”, spiega Pasquale Marsella, “non c’è motivo di attendere, perché un ritardo nella diagnosi corrisponde a un ritardo nella soluzione del problema con conseguenze negative anche a livello di sviluppo del linguaggio. Un otorino pediatrico indicherà ai genitori l’esame più adatto in base all’età del piccolo. Il test audiometrico comportamentale, condotto da personale esperto, non è assolutamente invasivo o fastidioso, anzi per il bambino è come un gioco, ma permette di confermare o escludere la presenza di un problema di udito”.

Un problema che si può risolvere

Oggi un bimbo che soffre di sordità, sin dalla nascita o che si manifesta negli anni della crescita, può arrivare ad avere un udito normale. “Per le ipoacusie, ovvero per i deficit di udito lieve o moderati, la soluzione è una protesi acustica”, spiega Pasquale Marsella. “Nei casi di ipoacusia severa o profonda, si interviene con un impianto cocleare, ovvero un impianto che sostituisce la coclea – che non funziona correttamente – e garantisce la conversione del segnale acustico in uno stimolo elettrico in grado di raggiungere il cervello. Questo intervento garantisce al bambino una soglia uditiva adeguata per un normale sviluppo del linguaggio”.

Quando la sordità è temporanea

In alcuni casi, il bimbo non sente bene, ma la coclea è perfettamente funzionante. “Quando c’è un impedimento che interferisce con il buon funzionamento dell’udito, si parla di sordità trasmissiva”, spiega il professor Marsella. “È il caso del bambino che non sente a causa del cerume che ha creato un tappo nel condotto uditivo esterno o a causa della presenza di catarro nella cassa del timpano che impedisce il normale trasferimento dell’onda sonora. In questi casi la coclea è sana, ma qualcosa impedisce al suono di raggiungerla. L’otorinolaringoiatra potrà procedere con un lavaggio del condotto uditivo per rimuovere il tappo di cerume o indicare le terapie necessarie per liberare dal catarro la cassa timpanica”. Eliminato l’ostacolo che impedisce una corretta trasmissione dei suoni attraverso l’orecchio medio, il bambino torna a sentire normalmente.

 

di Giorgia Cozza

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