Diabete a scuola: chi somministra i farmaci ai bimbi?
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11 marzo 2019

Diabete a scuola: chi somministra i farmaci ai bimbi?

Questi piccoli, durante l’orario scolastico, hanno bisogno del supporto di un adulto per il controllo della glicemia. Ecco come trovare una soluzione che permetta loro di frequentare l’asilo e, più tardi, la scuola con serenità

Diabete a scuola: chi somministra i farmaci ai bimbi?

Sono circa 18mila in Italia i bambini affetti da diabete di tipo 1, sempre più numerosi quelli che ricevono la diagnosi entro i primi 5 anni di vita. Il loro sistema immunitario esce dai binari e attacca le cellule del pancreas che producono insulina. Così, si trovano privi dell’ormone che controlla il metabolismo dello zucchero, i loro tessuti non sono più in grado di assorbire e utilizzare il glucosio, che si accumula nel sangue danneggiando il sistema cardiocircolatorio e diversi organi. L’unica soluzione, ad oggi, è assumere dall’esterno l’insulina mancante, più volte al giorno, con dosi calibrate a seconda del livello di glicemia misurato con appositi strumenti. I bimbi col diabete imparano presto a gestire la propria salute in autonomia, calcolando la giusta dose e iniettandola da soli. Ma quando sono piccoli hanno bisogno dell’intervento o dell’aiuto di un adulto. Come gestire il diabete a scuola? Chi assiste i bimbi, quando sono all’asilo nido o alla materna e, più tardi, alle elementari?

Che cosa dice la legge?

“Al momento la legge italiana non prevede alcun obbligo per il personale della scuola di assumersi la responsabilità di somministrare l’insulina ai bimbi che ne hanno bisogno, ma impegna il dirigente scolastico ad attivarsi per trovare una soluzione che possa conciliare il diritto alla salute e quello all’istruzione e all’inserimento scolastico dei piccoli con diabete”, spiega Gianni Lamenza, presidente di AGD Italia, il coordinamento tra le associazioni italiane giovani diabetici. “L’obiettivo è quello di demedicalizzare il più possibile la vita quotidiana del bambino per evitare qualunque discriminazione”.

Le soluzioni adottate sono le più varie: a volte sono i genitori del bimbo che si rendono disponibili ad andare a scuola per assisterlo quando occorre, a volte la ASL mette a disposizione un infermiere, a volte il personale della scuola si impegna volontariamente. “Bisogna essere flessibili e scegliere di volta in volta l’approccio più adeguato alle esigenze di salute del piccolo e alla situazione contingente”, spiega Lamenza.

Il documento strategico: uno strumento per accompagnare le famiglie

Alcuni anni fa, AGD Italia ha redatto, con la supervisione dei Ministeri della Salute e dell’Istruzione, un documento strategico di intervento integrato per l’inserimento del giovane con diabete a scuola, che si può scaricare qui dal sito www.agditalia.it . Si tratta di uno strumento per aiutare le famiglie a collaborare attivamente con le scuole e gli operatori sanitari, sciogliendo eventuali nodi e incomprensioni che possono talvolta crearsi per la delicatezza della situazione e la mancanza di informazioni.

“I genitori di un bambino che ha appena ricevuto una diagnosi di diabete sono sotto shock. In queste condizioni psicologiche penalizzanti, devono trattare con la scuola per coordinare l’inserimento o il reinserimento del piccolo”, dice Lamenza. “In questa fase, la buona gestione delle comunicazioni è fondamentale”. Ecco perché il documento di AGD Italia comprende i riferimenti di legge, note informative per la famiglia e per la scuola e i moduli da compilare nelle diverse fasi del percorso.

Diabete a scuola: delineare la soluzione migliore per i bimbi

“Il primo passo che la famiglia deve fare è prendere contatto con il dirigente scolastico per informarlo della situazione e concordare un incontro di formazione per gli insegnanti”, spiega Lamenza. “L’incontro verrà organizzato tra il diabetologo della ASL e il personale scolastico, secondo le modalità chiarite nel nostro documento”.

Agli insegnanti è chiesta l’adesione volontaria alla gestione dell’alunno col diabete e, comprensibilmente, questa responsabilità in un primo momento può allarmarli. “Di solito, dopo l’incontro informativo, ogni tensione si scioglie, perché il personale della scuola si rende conto che l’impegno richiesto non è così gravoso”, dice Lamenza.

La soluzione ottimale per l’inserimento del bambino col diabete a scuola è quella che consente a tutti di operare in condizioni di serenità: al piccolo di partecipare alla vita in classe senza discriminazioni e agli insegnanti di svolgere in sicurezza il proprio lavoro. Non è detto che la somministrazione da parte degli insegnanti sia la scelta migliore. “Ci vuole la massima flessibilità: valutare di volta in volta le esigenze e le risorse a disposizione”, conclude il presidente di AGD Italia.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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