Di tosse non ce n’è una sola | Io e il mio bambino
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08 ottobre 2014

Di tosse non ce n’è una sola

Di tosse non ce n’è una sola

In Italia, tre quarti dei bambini sotto i 6 anni ha la tosse tra ottobre e aprile. E in alcuni piccoli “ipersensibili” gli episodi sono davvero frequenti, tanto da ostacolare persino il riposo notturno. Ma non c’è motivo di preoccuparsi: questo problema tende a presentarsi sempre più di rado con la crescita.

Di solito si risolve in qualche settimana

“Tutti i bambini, anche quelli perfettamente sani, hanno dai 5 agli 8 attacchi di tosse al giorno durante tutto l’anno. So che può apparire strano, ma si tratta di piccoli colpi, di cui spesso nemmeno i genitori si rendono conto: la tosse è una caratteristica del nostro corpo”, ha spiegato Giorgio Longo, medico e allergologo dell’Ircss Materno infantile Burlo Garofolo di Trieste, nell’ambito del primo Forum internazionale sull’infanzia organizzato da Paidòss a Napoli per indagare la salute dei nostri bambini. “La tosse ricorrente, invece, può impiegare dai 10 ai 25 giorni per guarire, in un bambino privo di patologie. Ai genitori dico: impariamo a distinguere la tosse dei nostri bambini e ad avere pazienza. La guarigione ha bisogno di tempo”. La tosse si definisce acuta se dura 2 o 3 settimane, persistente se dura fino alle 8 settimane, cronica se supera i due mesi. Di solito la tosse acuta è secca, irrita la gola ed è di origine virale mentre quella persistente, che produce catarro, è di origine batterica. Nella maggior parte dei casi, la tosse è caratterizzata da una prima fase secca, che può essere trattata con i classici mucolitici, da somministrare però solo dopo i 2 anni di vita, oppure con sciroppi o spray calmanti a base di prodotti naturali (piante come la grindelia o l’elicriso), che favoriscono il passaggio alla fase produttiva con catarro. “Di norma, si tratta di un sintomo che si risolve da sé nel giro di una decina di giorni dopo la comparsa del catarro”, spiega l’esperto.

Cosa fare se diventa cronica?

Ma non sempre è così: alcuni bambini sono colpiti da una tosse cronica, molto insistente e dolorosa nei primi giorni, che diventa ingestibile di notte. A letto il bambino è scosso da una tosse stizzosa, che gli impedisce di riposare tranquillo. In alcuni casi, può provocare anche il vomito. “È l’incubo di ogni genitore: nessun tipo di terapia, né lavaggi nasali né rinowash né aerosol, ha effetto”, spiega il dottor Longo. “Si chiama Sirt, la sindrome da ipersensibilità dei ricettori della tosse”. Che cosa significa? E cosa comporta? “Non è una malattia: i bambini che ne soffrono sono in tutto e per tutto sani, ma i loro ricettori degli odori non sono ben regolati: tossiscono spesso se annusano deodoranti, se entrano dal fiorista, se accanto a loro qualcuno fuma, se sono in cucina e la mamma prepara fritti. Sono bambini che, quando si ammalano come i loro coetanei, hanno una tosse dieci volte più forte e duratura: fanno fatica a passare dalla fase della tosse secca a quella produttiva e, dunque, a guarire”, spiega l’esperto.

Come alleviarla?

“In caso di Sirt, nulla funziona davvero: possono essere utili i normali sciroppi sedativi della tosse ma anche latte caldo con il miele per i bambini sopra i 12 mesi (nel caso dei più piccoli, solo latte caldo). Il ciuccio può fungere da calmante, mentre ai più grandicelli si può offrire un bicchiere di acqua fredda con una mentina, per anestetizzare momentaneamente la parte, oppure far prendere una boccata d’aria fresca aprendo la finestra. La Sirt si manifesta di solito intorno ai 2 anni e tende a migliorare dopo i 6, fino a scomparire negli anni successivi. Il classico rinovirus e le comuni infezioni scatenano i ricettori di questi bambini ipersensibili e danno avvio alla tosse. L’autunno e l’inverno sono le stagioni peggiori, ma vorrei tranquillizzare i genitori: i bimbi non hanno alcuna patologia, si tratta di una sindrome che migliora con l’età e non va trattata farmacologicamente”.

di Francesca Amé  

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