Desensibilizzazione orale, un’opportunità per molti bambini

14 giugno 2019

Desensibilizzazione orale, un’opportunità per molti bambini

Grazie a questo trattamento, i bimbi allergici possono assumere piccole dosi dell’alimento, con una riduzione del rischio di reazioni gravi

Desensibilizzazione orale, un’opportunità per molti bambini

Oggi, per combattere le allergie alimentari, esiste la possibilità di intraprendere un percorso di desensibilizzazione o immunoterapia orale: si tratta di un approccio che prevede la graduale introduzione di dosi crescenti dell’alimento a cui il soggetto è allergico, in ambiente protetto, quindi ospedaliero. È una sorta di “allenamento”, con il quale le cellule coinvolte in una specifica reazione immune, a contatto con l’allergene, sviluppano una minore reattività o diventano non reattive. Recentemente un’analisi della letteratura pubblicata su The Lancet ha però destato qualche allarme: secondo questo lavoro, i pazienti sottoposti a desensibilizzazione orale per l’arachide hanno mostrato un numero maggiore di episodi di anafilassi. Chi pratica quotidianamente la desensibilizzazione, però, ne difende con forza i vantaggi.

Un miglioramento della qualità di vita

“Siamo convinti, perché ne abbiamo quotidiana e diretta conferma, che la desensibilizzazione orale porti un miglioramento della qualità di vita dei bambini e delle loro famiglie: stiamo parlando di persone che vivono nel terrore costante anche del semplice contatto con una posata contaminata, e per le quali la desensibilizzazione rappresenta un percorso valido”, spiega il professor Elio Novembre, a capo dell’Allergologia dell’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze, dove da anni viene praticata la desensibilizzazione. “Sono molti i casi di genitori, provenienti anche da altre regioni, che chiedono espressamente questo tipo di intervento. Ovviamente sono informati e consapevoli della possibilità di effetti avversi, come l’anafilassi, e vengono adeguatamente istruiti sugli eventuali casi che possono verificarsi anche a domicilio”.

Latte, uovo e nocciola, i cibi più richiesti

Al Meyer, l’arachide viene impiegata per la desensibilizzazione in rari casi, su richiesta dei genitori, mentre l’applicazione per latte, uovo e nocciola è la più diffusa. “La richiesta dello specifico allergene sul quale provare il percorso dell’immunoterapia orale parte sempre dalla famiglia. Questo, nella pratica, si traduce per molti bambini nella possibilità di assumere dosi personalizzate dell’alimento senza che compaiano reazioni e in una significativa riduzione del rischio di reazioni gravi accidentali”, spiega il professor Novembre. “L’importante è seguire schemi di somministrazione graduale molto lenti, che permettono una netta riduzione delle reazioni indesiderate, come abbiamo sperimentato nel nostro centro”.

Allergie alimentariVero e falso

Analisi sull’arachide: niente panico

Quanto ai risultati dell’analisi sull’immunoterapia orale per l’arachide, l’esperto del Meyer non si allarma: “Mi sembra prevedibile che un’analisi che considera solo gli effetti avversi della desensibilizzazione – una pratica che ovviamente espone al rischio di anafilassi ed eseguita, peraltro, con schemi standard a dosi più elevate di quelle che proponiamo nella nostra struttura – e li mette a confronto con l’incidenza delle stesse reazioni in pazienti che non hanno contatti con l’allergene, evidenzi nei primi un maggior rischio di reazioni. Sono necessarie analisi che valutino contemporaneamente anche l’efficacia della desensibilizzazione e la qualità di vita, in assenza delle quali non possiamo trarre conclusioni definitive”.

Immunoterapia orale per l'arachideÈ allarme?

I vantaggi della desensibilizzazione

I bambini che hanno avuto una manifestazione allergica e che iniziano la desensibilizzazione riescono, in molti casi, a reintrodurre l’alimento nella dieta. “Anche quando non riescono a ‘liberalizzarlo’ completamente, di sicuro possono mangiarne piccole quantità: questo è un fattore protettivo in caso di eventuali assunzioni involontarie, perché migliora la qualità di vita del bambino e dei genitori”, spiega l’allergologo. È vero però che, quando questa assunzione regolare “a minuscole dosi” si interrompe, il bimbo allergico torna al precedente livello di reattività. Ecco la sfida per il futuro: “L’obiettivo a lungo termine dell’immunoterapia è quello di mantenere lo stato di non-reattività – tolleranza – in modo persistente attraverso una regolazione delle cellule immunitarie, i linfociti TH2, che reagiscono contro l’allergene”, dice il professore.

La voce delle associazioni

La desensibilizzazione viene difesa anche dalle associazioni di pazienti allergici. È il caso di Food Allergy: “Un genitore che sceglie la desensibilizzazione orale per il proprio figlio allergico firma un consenso informato e lo fa in centri specializzati che lavorano sulla desensibilizzazione da anni: questa è una garanzia. Sa, quindi, che il rischio di anafilassi c’è, ma sa anche che in questo modo suo figlio conquisterà una piccola soglia di tolleranza nei confronti dell’allergene, capace di cambiare radicalmente la sua qualità di vita”, spiega Marcia Podestà, presidente dell’associazione, attiva dal 2002 a supporto dei pazienti con allergie alimentari. “Convivere con il rischio di ingestione involontaria dell’alimento a cui si è allergici è veramente limitante: la desensibilizzazione è un’opportunità, in questo senso, un’arma in più anche contro i rischi di etichettature approssimative”.  La dicitura “in tracce” presente in moltissime etichette alimentari, infatti, non rimanda a una dose esatta, determinata per legge: questo ha pesanti ripercussioni sulla vita alimentare delle persone allergiche, che devono di fatto escludere moltissimi prodotti per limitare i rischi.

 

di Benedetta Strappi

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