Corsi di acqua baby: quando cominciare e quale scegliere?

14 ottobre 2019

Corsi di acqua baby: quando cominciare e quale scegliere?

Le lezioni di acquaticità favoriscono un rapporto positivo con l’elemento liquido, fin dalla primissima infanzia

Corsi di acqua baby: quando cominciare e quale scegliere?

Il neonato è stato immerso per tutta la durata della gravidanza nel liquido amniotico e, della vita intrauterina, conserva un ricordo motorio e sensoriale. Grazie alla frequenza di corsi di acqua baby fin dai primi mesi, i piccoli possono quindi recuperare in modo istintivo e naturale il loro legame con l’elemento liquido. Vediamo come.

Quando iniziare

L’età migliore per affrontare la prima lezione è precoce, già intorno ai due o tre mesi e, comunque, entro i sei. Un periodo giusto anche per la mamma, per dar modo al pavimento pelvico e alla muscolatura addominale di superare lo stress indotto dalla gravidanza prima di riprendere appieno l’attività fisica. “Ci sono bambini più o meno predisposti, e questo viene verificato insieme all’ostetrica che segue il corso”, spiega Giulia Andrenacci, ostetrica e acquamotricista prenatale e postnatale. “Uno dei grandi vantaggi, cominciando presto, è che il neonato non avrà paura: i bambini che entrano per la prima volta in piscina a tre o quattro anni devono invece superare maggiori timori e incertezze”.

I primi bagnettiCosì sono sicuri

Dove si svolgono i corsi di acqua baby

La vasca più indicata per i corsi di acqua baby è profonda un metro e quaranta, non è troppo grande (10×15 metri) e ha una temperatura di circa 32 gradi. Ogni incontro, che dura più o meno sessanta minuti, comincia aiutando il bambino a prendere confidenza con l’ambiente. Poi, attraverso il gioco e gli esercizi con i genitori, si affronta il vero e proprio ritorno in acqua.

Quali sono i vantaggi

L’esperienza in piscina, oltre a favorire un rapporto positivo con l’acqua, stimola lo sviluppo senso-motorio e muscolo-scheletrico e rinforza il sistema immunitario. Ma soprattutto i corsi di acqua baby sono un momento di gioia, libertà e condivisione, e rappresentano un’occasione importante di comunicazione con i genitori, grazie alla quale si rafforzano i legami affettivi e, più in generale, si aumenta la sensazione di sicurezza. “Questo vale per i piccoli, ma anche per gli adulti, che spesso in acqua acquistano maggiore dimestichezza nel tenere il bambino”, racconta l’ostetrica. “Il neonato si muove in modo diverso e questo permette di sperimentare nuove forme di interazione. Invito spesso le mamme ad allattare nella vasca, con la schiena appoggiata al bordo, il seno fuori dall’acqua e il bimbo nella posizione a culla”.

Il rapporto con l’acqua

I piccoli hanno la possibilità di recuperare il riflesso innato di apnea, le istintive capacità natatorie e di flessione del capo, ma soltanto se guidati dall’ostetrica, all’interno di uno specifico percorso. “Parliamo di riflessi innati, ma questo non va confuso con l’autonomia del bambino, che a questa età deve essere sempre sorvegliato”, spiega l’ostetrica. Lo scopo primario non è insegnare a nuotare o a immergersi, quanto aiutare i bimbi a vivere con fiducia il rapporto con l’acqua: una sensazione positiva che porteranno con sé anche quando saranno più grandi. “Fondamentale, da questo punto, di vista è la costanza”, sottolinea l’ostetrica. “Una volta a settimana può bastare, ma è meglio non saltare troppe lezioni, altrimenti si rischia ogni volta di ripartire da capo.”

Quale corso scegliere?

Sono tante le piscine che organizzano corsi di acqua baby, ma quando possibile si consiglia di scegliere un percorso guidato dall’ostetrica, figura professionale che conosce a fondo le competenze del bambino e può aiutare la mamma nel modo migliore, offrendole un vero e proprio percorso di benessere psicofisico. “L’ostetrica personalizzerà il corso in base all’età del bambino, tenendo conto delle tappe di sviluppo motorio e relazionale”, spiega Giulia Andrenacci.

Per cominciare non è richiesto il certificato medico e non è necessaria una particolare attrezzatura. Per il bambino è indicato l’uso di pannolini da nuoto per l’infanzia e, per i più freddolosi, una piccola muta. Cuffietta, costume e occhiali sono invece richiesti per i genitori.

 

di Mara Pace

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