Coperture vaccinali, siamo sulla buona strada
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07 maggio 2019

Coperture vaccinali, siamo sulla buona strada

Gli esperti sono concordi: le autorità sanitarie hanno affrontato con efficacia la crisi di sfiducia nella pratica vaccinale che ha investito il nostro Paese negli ultimi anni, ma naturalmente non bisogna abbassare la guardia proprio adesso

Coperture vaccinali, siamo sulla buona strada

È fatto degli ultimi mesi che le Regioni stiano comunicando al Ministero della Salute i dati delle coperture vaccinali nei rispettivi territori relative al 2018. Le rilevazioni in Emilia Romagna, provincia autonoma di Trento, Toscana, Lombardia e Veneto fanno ben sperare: la percentuale di bimbi di 24 mesi in regola con le scadenze è superiore alla soglia di sicurezza del 95% o ci si avvicina, con significativi progressi rispetto al 2017.
“C’è ancora uno zoccolo duro di famiglie che si oppongono in modo pregiudiziale alla vaccinazione, ma l’obbligo è servito a sbloccare tanti indecisi e ritardatari”, osserva Paolo Bonanni, ordinario di igiene dell’Università di Firenze e coordinatore scientifico del Board del Calendario per la Vita, l’alleanza tra società scientifiche e professionali che ha messo a punto le raccomandazioni poi recepite dal Calendario Vaccinale Nazionale.

Offerta vaccinale uguale per tutti

Il merito non è solo dell’obbligo: negli ultimi due anni l’offerta vaccinale pubblica in Italia è stata riorganizzata e potenziata. “Fino al 2016, il Calendario Nazionale veniva applicato in modo non omogeneo nelle diverse Regioni, persino nelle diverse ASL della stessa Regione”, spiega Michele Conversano, direttore del Servizio di Igiene Pubblica della ASL di Taranto, che ha coordinato la redazione del primo Rapporto dell’Osservatorio Strategie Vaccinali. “Qua un vaccino era gratuito, là no. Qua era subito disponibile, là era più difficile ottenerlo, con lunghe liste d’attesa. Il risultato è che i livelli di copertura, oltre ad essere calati sensibilmente ovunque, differivano a macchia di leopardo sul territorio nazionale. Il salto di qualità è avvenuto il 12 gennaio 2017, con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che ha inserito il nuovo Calendario Vaccinale Nazionale nei Livelli Essenziali di Assistenza, impegnando tutte le amministrazioni locali a offrire attivamente e gratuitamente le stesse vaccinazioni a tutti i bambini del Paese, da Nord a Sud”.

Ci sono ancora differenze da colmare

Le amministrazioni si sono adeguate e oggi tutte le vaccinazioni obbligatorie e quelle raccomandate del Calendario Nazionale sono disponibili gratuitamente. “Ma ci sono ancora delle differenze sui tempi dell’offerta”, osserva Conversano. “In alcune Regioni una vaccinazione prevista al compimento di una data età è gratuita per chi la fa in tempo ma a pagamento per i ritardatari. Se il nostro obiettivo è innalzare le coperture a tutte le età, vogliamo incoraggiare i ritardatari a mettersi in regola, non certo scoraggiarli facendoli pagare. Dovremo lavorarci”. Di contro, Friuli Venezia Giulia, Marche, Puglia e Sicilia hanno aggiunto al Calendario Nazionale ulteriori vaccinazioni gratuite, in relazione a specifiche esigenze locali, come quelle contro l’epatite A e l’encefalite da zecca.

L’accoglienza va migliorata

Per incoraggiare le famiglie a rispettare le scadenze del Calendario, è necessaria un’organizzazione efficace degli inviti e dell’accoglienza e questi sono aspetti che lasciano ancora a desiderare in molte strutture. Le chiamate da parte delle ASL alle famiglie per comunicare le scadenze del Calendario avvengono per lo più per posta. Raramente per telefono o via email. “Ma a quali indirizzi vengono spedite le lettere delle ASL? Chi aggiorna gli indirizzari dei residenti? Con quale frequenza?”, obietta Paolo Biasci, presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri. “Quanti avvisi vanno persi e quante famiglie non rientrano nelle liste dei residenti? La gestione dell’offerta attiva è uno dei tasti dolenti dell’organizzazione. A compensare questa carenza provvedono i pediatri di famiglia, che fin dalle prime settimane di vita stabiliscono un rapporto di conoscenza e fiducia con i piccoli e i loro genitori. Sono loro a ricordare le scadenze e raccomandare le vaccinazioni alle famiglie”.

Il problema della carenza di personale

La maggior parte degli ambulatori è aperta solo nelle prime ore del mattino e questa limitazione può creare dei problemi ai genitori lavoratori. Alcuni centri ricevono senza necessità di prenotare, altri solo su prenotazione, con liste d’attesa che di solito sono contenute entro i 30 giorni, salvo alcune eccezioni, come la Regione Lazio, dove sono state riscontrate anche attese più lunghe.
“All’origine di questi problemi organizzativi c’è la carenza di personale”, dice Michele Conversano, “specie nelle Regioni del sud, dove da tempo le ASL non assumono nuovi operatori e l’adozione del calendario nazionale 2017-2019 ha comportato una mole di lavoro aggiuntivo particolarmente onerosa”.
Una possibile soluzione per alleggerire l’impegno degli ambulatori è quella prospettata dalla FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri): coinvolgere i pediatri di famiglia nella somministrazione dei vaccini. “È quel che facciamo in Toscana, dove abbiamo attivato una proficua collaborazione con il servizio vaccinale delle ASL”, dice Biasci.

Coperture vaccinali: il ruolo dei pediatri

Il 95,3% dei pediatri di famiglia italiani si dichiara totalmente favorevole alle vaccinazioni. È quanto emerge da uno studio appena pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità, condotto su un campione di oltre 900 pediatri. L’attitudine generale, dunque, è positiva, ma anche su questo fronte c’è del lavoro da fare: solo il 66% degli intervistati si ritiene abbastanza informato per parlarne con sicurezza e rispondere alle domande dei genitori e un terzo non è solito verificare sistematicamente che i propri assistiti siano in regola con le scadenze previste dal Calendario Vaccinale.
“Per controllare se i nostri pazienti sono in regola e avere il polso della situazione, dobbiamo poter accedere alle anagrafi vaccinali digitali, cioè agli archivi dove sono registrate le avvenute vaccinazioni”, dice Biasci, “e al momento non è così. Sarebbe utile per conoscere i ritardatari e incoraggiare le famiglie, affrontare i loro eventuali dubbi”.

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L’Anagrafe Vaccinale Nazionale

Oggi ogni Regione ha la sua anagrafe vaccinale, alcune sono ulteriormente frammentate a livello comunale o di ASL e usano software differenti, incapaci di comunicare tra loro. “Da questa primavera, però, ha preso il via concretamente il progetto dell’Anagrafe Nazionale, istituita con un decreto del Ministero della Salute il 17 settembre 2018”, spiega Claudio D’Amario, direttore generale del Settore Prevenzione del Ministero della Salute.
Si tratta di un database unico che avrà il compito di raccogliere i dati provenienti da tutte le Regioni, relativi a chi è stato vaccinato, quando e in quante dosi, chi deve essere vaccinato, chi è esentato dalle vaccinazioni per motivi di salute, eventuali effetti indesiderati registrati, e rendere questi dati disponibili su tutto il territorio nazionale a scopo di ricerca, verifica dei risultati delle strategie vaccinali, pianificazione di futuri interventi, elaborazione di statistiche e anche per consentire alle famiglie di avere i certificati necessari da consegnare a scuola, indipendentemente dalla zona di residenza e da quella di provenienza.
“Dapprima verranno inserite le informazioni relative ai nuovi nati”, dice D’Amario. “Col tempo andremo a ritroso aggiornando quelle relative alle coorti precedenti”. Secondo gli esperti ci vorranno anni per informatizzare in un corpus unico la mole dei dati sparsi su tutto il territorio.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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