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10 modi di tranquillizzare il bebè

10 modi di tranquillizzare il bebè

È arrivato da pochi mesi e già vi ha messo alla prova per la sua irrequietezza. Come tranquillizzarlo? Una formula magica non esiste, sostiene Christine Rankl, fondatrice del reparto di Psicosomatica neonatale presso il Wilhelminenspital di Vienna e autrice di un libro bestseller, “Così calmo il mio bambino” (Urrà, 14 euro). Perché ogni età ha le sue peculiarità, anche sotto questo aspetto. Ecco, sintetizzati in un decalogo, alcuni suoi consigli utili.

1. Passato il primo trimestre, può accadere che il pargolo indemoniato si trasformi in un bel pacioccone sorridente. Superato il primo periodo critico, infatti, in cui non era ancora pronto per la vita extrauterina, comincia ad amare il contatto visivo con i genitori. Sta attraversando la fase di attaccamento: meglio approfittarne per appoggiare su fondamenta stabili la relazione con il piccolo.

2. Fra i 4 e i 6 mesi, se durante la poppata si distrae e guarda altrove, è perché ora si sente attratto dall’ambiente circostante. Si tratta di un normale “balzo di crescita” che fa del neonato un partner di interazione autonomo. Un consiglio pratico per facilitarvi lo svezzamento: fissate i pasti con il cucchiaio in un orario nel quale il bebè non sia né troppo affamato, né troppo stanco. Perché per lui mangiare con quello strano strumento è ancora molto impegnativo!

3. Quando invece il piccolo si guarda intorno, parlotta fra sé e sé e gioca sereno, non disturbatelo: ne ostacolereste la capacità di concentrazione. E, nel caso comunichi con voi, lasciate che sia lui a stabilire la fine dell’interazione.

4. Fra i 7 e i 9 mesi arriva anche il primo periodo dei no, che spesso coglie i genitori di sorpresa. Sta cominciando a voler imporre la sua volontà. Ma è un’età ricca di contrasti: alla gioia di una conquista si alterna la frustrazione di un piccolo fallimento, magari dovuto a una motricità ancora inadeguata. E la scarsa comprensione delle sue ambizioni di autonomia determina spesso crisi di pianto. Tenetene conto.

5. In questa fase, anche i momenti di rifiuto della pappa sono normali. Meglio rispettare i suoi desideri, sia nel ritmo che nella quantità di cibo: più sarete capaci di adeguarvi a questo impulso di affermazione e più velocemente si risolverà il problema, che è assolutamente temporaneo.

6. Se invece è il sonno la questione che vi sta più a cuore, visto che soltanto il 38% dei bebè dorme per tutta la notte, cercate di eliminare la poppata notturna, non più necessaria, e allungate gradualmente gli intervalli fra una poppata e l’altra, in modo che il piccolo sia più affamato e mangi anche di più, restando poi sazio a lungo. Ricordate che i papà possono essere di grande aiuto nel far riaddormentare i figli perché, diversamente dalle madri, non profumano di latte!

7. Preparategli un ambiente di gioco stimolante ma non sovraffollato e lasciatelo “creare” da solo, pur restando con lui nella stanza. Permettetegli di esplorare gli oggetti di uso comune, se non pericolosi. I piccoli che possono sperimentare con cassetti e telecomandi sviluppano meglio sia le capacità cognitive che la motricità fine. E le loro “scoperte” li rendono orgogliosi e autoconsapevoli.

8. Fra i 10 e i 12 mesi, la sua curiosità e il suo impulso alla scoperta contrastano con un attaccamento enorme ai genitori. Cos’è di aiuto a un bimbo di questa età? Tutto ciò che favorisce la sua autonomia rispettando, nel contempo, il suo desiderio di avere sempre vicini mamma e papà.

9. Una delle cause più frequento di pianto, a questa età, è infatti il distacco dai genitori. Il maggiore attaccamento dei neonati in questa fase dipende dalla loro incapacità di tenere a lungo impressa nella memoria il ricordo di mamma e papà. Considerate, dunque, che timidezza di fronte agli estranei e dolore per “l’abbandono” sono, entro certi limiti, segni di un sano sviluppo emotivo.

10. Ma come uscire di casa senza essere salutati da urla strazianti? Comunicate in anticipo la separazione, lasciatelo in un ambiente familiare e in compagnia di persone conosciute e amate, fate sì che ogni tanto sia lui quello che si allontana per primo. Magari per fare una passeggiata con la nonna prima che usciate di casa.

A.G.

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