Celiachia nei bambini, novità in arrivo
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07 marzo 2019

Celiachia nei bambini, novità in arrivo

Un argomento vastissimo, con numeri in crescita e con tanti “dubbi di mamma” che generano qualche ansia sin dall’inizio svezzamento

Celiachia nei bambini, novità in arrivo

“La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine che si manifesta in individui geneticamente predisposti, a qualsiasi età”, spiega il professor Paolo Lionetti, responsabile della struttura di Gastroenterologia e Nutrizione dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. “La sua diagnosi è ben codificata e si basa sul dosaggio di anticorpi specifici e sulla biopsia intestinale”, chiarisce il professore. C’è un iter ben preciso, insomma, per arrivare alla certificazione di questa condizione, che dà peraltro diritto a ricevere dei buoni gratuiti mensili”. Sul sito dell’Associazione Italiana Celiachia si trovano tutte le informazioni in merito.

Non tutti i bambini devono fare la biopsia

Nel 2012 ESPGHAN (Società Europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione pediatrica) ha emesso nuove linee guida per la diagnosi di celiachia nei bambini. “C’è una quota di bambini, circa il 20-30%, che può evitare la biopsia”, spiega il professore. “Sono bambini nei quali devono essere compresenti quattro requisiti: i valori degli anticorpi antitransglutaminasi devono essere 10 volte superiori a quelli normali; gli anticorpi antiendomisio devono essere positivi; devono essere presenti sintomi riferibili alla celiachia; devono presentare una predisposizione genetica”.
In presenza di queste quattro condizioni, questo sottogruppo di piccoli pazienti può arrivare a una diagnosi senza sottoporsi alla biopsia, esame certo invasivo e fastidioso. In questo senso la diagnosi della celiachia nei bambini è più “avanti” rispetto a quella dell’adulto.

Novità in arrivo

“Queste linee guida sono in revisione ed è probabile che presto non sarà più necessario dover effettuare la tipizzazione genetica per certificare la predisposizione del bambino. È inoltre possibile che decada anche il requisito della presenza dei sintomi, in soggetti che però abbiano gli altri due requisiti elencati sopra”, annuncia il professor Lionetti.

Come sapere se il bambino ha una predisposizione genetica?

“Si tratta di una condizione ben definita, che si accerta con un test: un prelievo di sangue”. Attenzione però: se il test risulta positivo – e questo si verifica molto spesso, il 30-40% della popolazione ha questa predisposizione – non significa che il nostro bambino diventerà celiaco, ma semplicemente che ha una predisposizione genetica: ricordiamoci che la quota di bambini celiaci si attesta al massimo all’1%”. Invece è un test che spesso getta le mamme nel panico: “Non deve. È un test predittivo negativo, utile cioè per escludere la celiachia – se è negativo, sono infatti estremamente rari i casi in cui si può diventare celiaci -, oppure per una conferma in presenza di sospetti eclatanti, ma non è sufficiente alla diagnosi”.

Celiachia nei bambini: quali sono i campanelli d’allarme?

“In bambini piccoli i primi sintomi compaiono, ovviamente, durante lo svezzamento, quando nella loro alimentazione viene introdotto il glutine. I sintomi classici sono la diarrea, un rallentamento di crescita, fino alla vera e propria sindrome da malassorbimento. Nei bambini più grandi sono invece più frequenti le cosiddette ‘manifestazioni extraintestinali’, come l’anemia sideropenica isolata o un ritardo di crescita. La celiachia si può, inoltre, associare ad altre patologie autoimmuni, come la tiroidite e il diabete”, spiega il gastroenterologo del Meyer.

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No a esami fai-da-te

La gamma di sintomi è vasta e per questo è bene affidarsi al proprio pediatra in caso di dubbi, senza improvvisazioni: “Nella grande maggioranza dei casi è il pediatra di famiglia che, in presenza di una sospetta celiachia, prescrive i primi esami specifici . Se questi risultano positivi, bisogna rivolgersi a un centro di Gastroenterologia Pediatrica, normalmente presente in ogni regione”.

Celiachia: è diversa dall’ipersensibilità al glutine

Infine, una puntualizzazione. “Ricordiamoci anche che la celiachia è una condizione ben codificata, a differenza dell’ipersensibilità al glutine non celiaca, che riguarda una quota di persone, non quantificabile esattamente, che non tollerano il glutine”. La cosiddetta gluten sensitivity è una terra di mezzo: i sintomi sono simili e migliorano seguendo una dieta senza glutine, però gli accertamenti medici non evidenziano celiachia. Anche in questo caso, comunque, è bene affidare tutte le valutazioni agli specialisti.

 

di Benedetta Strappi

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