Cataratta congenita: importante la diagnosi precoce
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13 novembre 2018

Cataratta congenita: importante la diagnosi precoce

Se il problema viene individuato nei primi giorni di vita, grazie a un intervento, il bambino potrà sviluppare adeguatamente la vista

Cataratta congenita: importante la diagnosi precoce

È un disturbo solitamente diagnosticato in età adulta, ma esiste anche una forma di cataratta congenita, che può presentarsi fin dalla nascita del bebè. Oggi questa patologia degli occhi può essere trattata, garantendo al bambino un buon recupero della vista. Fondamentale, però, è la tempestività della diagnosi: prima si interviene, migliori sono i risultati in termini di recupero visivo.

Una patologia presente alla nascita

La cataratta congenita è una delle principali cause di cecità infantile a livello mondiale. “Secondo studi recenti, questa patologia interessa nel mondo un bambino ogni diecimila”, spiega Paola Valente, medico oculista dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma. “E ogni anno nascono nel mondo circa 300mila piccoli con cataratta congenita”. Le cause sono genetiche o malformative e sono dovute a processi che si svolgono nella fase intrauterina (ad esempio, se la futura mamma ha contratto un’infezione in gravidanza, o è affetta da malattie metaboliche); in alcuni casi la cataratta congenita è associata a malattie specifiche, come la sindrome di Down e alcune malattie metaboliche.

Nel bambino con cataratta congenita, il cristallino, ovvero la piccola “lente” all’interno dell’occhio anziché trasparente risulta opaca, impedendogli così di vedere. “Se il problema non viene diagnosticato tempestivamente, lo sviluppo visivo è a rischio”, sottolinea la dottoressa Valente. “Il cristallino è fondamentale per vedere bene, soprattutto da vicino. E il mondo di un bambino è tutto ‘vicino’: il neonato di pochi mesi osserva la mamma, le parti del proprio corpo e gli oggetti posizionati accanto alla culla. Se il cristallino è opaco, l’occhio non è in grado di inviare immagini nitide alla retina e al cervello. Immagini che sono indispensabili per sviluppare la vista”.

Se la cataratta congenita riguarda un occhio solo

La cataratta congenita può essere bilaterale e interessare entrambi gli occhi o monolaterale, se il problema riguarda un occhio solo. “Nelle cataratte monolaterali il bimbo può manifestare uno strabismo nell’occhio con la cataratta”, spiega l’esperta. “Intervenire tempestivamente è indispensabile: il recupero visivo della forma monolaterale, anche dopo l’intervento, è più difficile perché il cervello tende a prediligere l’occhio sano, impedendo e rallentando lo sviluppo della vista. Questa condizione si chiama ambliopia od occhio pigro”.

Un test che permette una diagnosi precoce

Per individuare la cataratta congenita già alla nascita o nei primi giorni di vita del bambino, si esegue il test del riflesso rosso. “Con uno strumento chiamato oftalmoscopio, si proietta una luce sull’occhio del bimbo, le cui pupille vengono dilatate con un collirio. Se è tutto nella norma, l’occhio risponde alla luce emettendo un riflesso rosso”, spiega l’esperta. Se il riflesso rosso è poco intenso o addirittura assente e si evidenzia, invece, un riflesso biancastro (leucocoria), si tratta di un campanello d’allarme che rende necessario rivolgersi a un centro specialistico per la cura di malattie oculari pediatriche. L’assenza del riflesso rosso può infatti essere il segnale di malformazioni o patologie oculari anche severe, come alcuni tumori oculari. La diagnosi precoce permette di intervenire prontamente per proteggere la vista e la salute del bambino”.

Quando sono i genitori a notare qualcosa che non va

A volte, laddove non sia stato eseguito il test, sono mamma e papà ad accorgersi di un’anomalia, quale lo strabismo (che però nei primi 3 mesi di vita può rientrare nel normale sviluppo visivo) o l’assenza del riflesso rosso nelle fotografie. “In caso di dubbio è fondamentale rivolgersi immediatamente a un oculista per approfondire la situazione”, avverte l’esperta. “È opportuno muoversi in tempi rapidi perché, quando i genitori notano questi segnali, potrebbe essere già tardi per garantire uno sviluppo visivo migliore”.

Oltre alla cataratta congenita, che è presente sin dalla nascita, esiste una forma di cataratta, chiamata infantile, che si manifesta nel corso dell’infanzia. In questo caso sono i genitori o gli insegnanti della scuola dell’infanzia a notare che qualcosa non va, perché il bambino non vede più bene come prima, ad esempio strizza gli occhi oppure sposta o allontana gli oggetti per mettere a fuoco.

In ogni caso, il suggerimento è di effettuare una valutazione del fondo dell’occhio nel primo anno di vita e una visita oculistica, per verificare che non ci siano problemi di vista, nel terzo anno.

Un intervento tempestivo e un accurato follow-up

Una volta diagnosticata la cataratta, quali sono i passi successivi? “È indispensabile intervenire rapidamente con un’operazione chirurgica”, spiega l’oculista. “Se la diagnosi è avvenuta nei giorni successivi alla nascita, l’intervento viene eseguito nelle prime 4-6 settimane di vita. Se la cataratta è bilaterale, si interviene su un occhio e poi, in tempi brevi, sull’altro. L’operazione, che consiste nella rimozione del cristallino opaco, non è complicata ed è simile a quella effettuata nell’adulto, ma richiede un’attenta gestione del post operatorio per evitare possibili complicanze, quali la cataratta secondaria o il glaucoma, che nel bambino sono più frequenti. Nel periodo successivo, il piccolo viene sottoposto a frequenti visite di controllo, alcune delle quali effettuate in anestesia generale”.

Un cristallino nuovo per il bimbo

A differenza di quanto accade per gli adulti, durante l’intervento non viene inserito un cristallino artificiale, perché l’occhio del bambino è ancora in crescita. “Dopo l’anno e mezzo di vita o quando le condizioni dell’occhio lo consentono, si procede con un secondo intervento per posizionare il cristallino ‘nuovo’, graduato secondo le esigenze visive del bambino”, spiega la dottoressa Valente. Nel periodo che intercorre tra la prima e la seconda operazione, per permettere al bambino di vedere bene e al cervello di sviluppare adeguatamente la vista, si utilizzano una lente a contatto, in caso di cataratta monolaterale, o gli occhiali, per la cataratta bilaterale”.

Un buon recupero per i piccoli operati

Una volta rimosso il cristallino opaco che impedisce al bimbo di vedere e indossati gli occhiali (o la lente a contatto), il cervello riceve immagini nitide da entrambi gli occhi e può così sviluppare adeguatamente la vista. “Le possibilità di recupero sono buone”, rassicura l’esperta, “soprattutto se la diagnosi e l’operazione avvengono precocemente. Prima si interviene e migliori sono i risultati, ma anche nel caso in cui il piccolo venga operato dopo i primi due mesi di vita, un recupero visivo – seppur inferiore – avviene comunque”.

 

di Giorgia Cozza

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