Carezze: più benessere per i bambini nati prematuri

04 ottobre 2019

Carezze: più benessere per i bambini prematuri

Un nuovo studio indaga sui meccanismi dell’interazione tattile con il bebè e sui numerosi benefici per i piccoli nati prima del termine

Carezze: più benessere per i bambini prematuri

Le carezze hanno un effetto positivo sul nostro benessere psicologico. Ma anche sulla salute in generale, già a partire dai primissimi mesi di vita. È una “verità” che le mamme hanno sempre saputo. Che oggi viene confermata da uno studio realizzato da un team internazionale (Ospedale Buzzi di Milano, Università Milano-Bicocca, Fondazione COME Collaboration di Pescara, Istituto Osteopatia di Milano e Università John Moores di Liverpool). Recentemente pubblicato sulla rivista Developmental Cognitive Neuroscience.

Contatto pelle a pelle, un toccasana per i nati pretermine

Sono stati presi in esame gli effetti delle carezze su bambini nati pretermine, tra le 28 e le 37 settimane di gestazione. I risultati indicano che questo tipo di contatto produce un miglioramento misurabile in diversi parametri fisiologici. Dal livello di ossigenazione del sangue al battito cardiaco.

“L’interazione tattile ha un ruolo centrale già da tempo, in diverse strategie di cura perinatale. Come la Kangaroo Mother Care, in cui il neonato viene messo a contatto pelle a pelle con il genitore. O il massaggio, con evidenti effetti benefici”, afferma Alberto Gallace, professore associato di Psicobiologia e Psicologia fisiologica all’Università Milano-Bicocca. “Non era ben chiaro, tuttavia, quale fosse il meccanismo che portava a tali effetti”.

I risultati della ricerca

“La nostra ipotesi, portata avanti con questo studio, è che alcuni degli effetti positivi siano determinati dalla stimolazione di un particolare tipo di fibre nervose. Le C-tattili, dette CT”, spiega Gallace. “Queste fibre sembrano avere un ruolo importante nel modulare diversi aspetti dell’interazione sociale. Non solo nell’uomo, ma in molte specie animali. La loro attivazione è provocata da un tocco abbastanza lento sulla superficie del corpo. Tra 1 e 10 cm al secondo, quale è appunto il tocco tipico delle carezze”.

La ricerca, nello specifico, ha confrontato l’effetto di 5 minuti di stimolazioni sulla schiena. Alla velocità ottimale con 5 minuti di tocco statico. Così, si è potuto constatare che il tocco in grado di attivare le fibre CT ha prodotto una riduzione significativa della frequenza cardiaca. E un aumento dei livelli di ossigenazione del sangue dei neonati. Al contrario, non c’è stato alcun cambiamento significativo nei bebè che hanno ricevuto un contatto statico.

Carezze, nuove informazioni per “dosarle” al meglio

“L’interazione tattile, per i bimbi nati pretermine, non è così scontata”, osserva Alberto Gallace. “Questi piccoli si trovano, infatti, all’interno di macchinari volti a migliorare il loro stato di salute. E il contatto con il genitore è inevitabilmente minore rispetto a quello dei bambini nati a termine”.

“Capire quale tipo di tocco può risultare maggiormente benefico per il loro benessere è quindi, a maggior ragione, fondamentale. Rappresenta la chiave per un utilizzo più consapevole delle attuali terapie basate sull’interazione tattile neonatale. E per una loro ulteriore ottimizzazione in futuro”, conclude l’esperto.

di Francesca Mascheroni

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