Bronchiolite: attenzione ai più piccoli
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03 dicembre 2018

Bronchiolite: attenzione ai più piccoli

Bronchiolite: attenzione ai più piccoli

Oltre a quello influenzale, c’è un altro virus che circolerà nelle prossime settimane: si tratta del virus respiratorio sinciziale (VRS), che può provocare varie forme di raffreddore, faringite, tosse, broncospasmo, febbre e che, soprattutto nei bimbi di età inferiore ai 12-24 mesi, può causare la bronchiolite. Si tratta di un’infezione che, specie nei lattanti, può spesso rendere necessario l’accesso al pronto soccorso e il ricovero in ospedale.

Colpisce le vie respiratorie

Dato che entro i 3 anni di età contagia il 100% dei bambini, il VRS è il principale agente patogeno nelle infezioni delle vie respiratorie dei più piccoli. Rispetto ad altri virus, il VRS è molto resistente, riuscendo a sopravvivere più di 40 minuti nell’ambiente esterno, ed è così infettivo che chi è a contatto con un bambino malato può diventare “portatore”, cioè non solo contrae l’infezione, ma la trasmette anche ad altri. Negli adulti e nei bambini più grandicelli i sintomi possono essere simili a quelli dell’influenza e, di solito, si risolvono nell’arco di pochi giorni. Nei più piccoli, invece, l’infezione può progredire sino alla bronchiolite: aumenta la frequenza del respiro e compaiono sibili o rantoli crepitanti, spesso fino a un quadro di vera insufficienza respiratoria. “Le manifestazioni dell’infezione sono tanto più gravi, quanto più il bambino è piccolo: la prematurità, il basso peso alla nascita e l’età inferiore ai 6 mesi, oltre al fatto di avere un fratellino o di frequentare il nido, rappresentano i fattori che più predispongono al rischio ospedalizzazione. Purtroppo, gli anticorpi ricevuti dalla mamma non riescono a proteggere il bambino da questa infezione”, osserva il professor Giovanni Rossi, direttore emerito dell’Unità Operativa Complessa di Pneumologia e Allergologia presso l’Istituto Gaslini di Genova. “Inoltre, è vero che i lattanti sono i più colpiti, ma abbiamo notato che sta aumentando anche il numero dei bambini più grandicelli, fino a 3 o 4 anni di età, nei quali il virus provoca sintomi comunque importanti, come crisi di bronchite asmatica”.

Più a rischio i prematuri

La categoria più a rischio è quella dei bambini nati pretermine, tanto che per loro esiste una specifica profilassi che consiste in iniezioni mensili di un farmaco di costo molto elevato (il palivizumab), somministrate soltanto presso i Centri specializzati nel follow-up dei pretermine secondo un protocollo stabilito dall’Agenzia Italiana del Farmaco, la Società Italiana di Pediatria (SIP), la Società Italiana di Neonatologia (SIN) e la Società Italiana Malattie Respiratorie Infantili (SIMRI), alla luce delle recenti linee guida ed evidenze scientifiche. La prescrizione viene decisa in base al grado di prematurità e all’eventuale presenza di altre patologie o fattori di rischio secondo un piano terapeutico recentemente variato. La profilassi con palivizumab è anche raccomandata per alcune malattie congenite e condizioni patologiche. Comunque, “per i bambini a rischio, per bassa età cronologica, prematurità e/o con patologie croniche, è indispensabile affidarsi al pediatra curante, anche per attuare tutte le misure di prevenzione, specie nel periodo epidemico, ricordando l’importanza della cura dell’igiene personale e ambientale”, suggerisce l’esperto.

La terapia a casa (e in ospedale)

Si calcola che durante la stagione epidemica il 50% dei ricoveri per bronchioliti e il 25% di quelli per polmoniti nei bambini piccoli siano causati da VRS. Ma trattandosi di un virus, la medicina ha le armi spuntate. La terapia può essere solo sintomatica: gli antibiotici non servono, a meno che non si associno o non compaiano infezioni batteriche. No anche ad altri farmaci prescritti per aerosol. È utile disostruire il naso del piccolo con soluzione salina e aspirazione. Se il bambino non si nutre a sufficienza, respira male e ha un basso indice di ossigenazione del sangue arterioso (misurato con il saturimetro dal pediatra curante o al pronto soccorso), viene ricoverato per essere sottoposto alle cure del caso.

di Chiara Sandrucci

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