Bronchiolite in agguato: grande attenzione ai più piccoli

17 gennaio 2020

Bronchiolite: attenzione ai più piccoli

Colpisce soprattutto i prematuri, i bimbi con basso peso alla nascita e quelli sotto i 6 mesi d'età. Ecco tutto quello che c'è da sapere su questa infezione

Bronchiolite: attenzione ai più piccoli

Oltre a quello influenzale, c’è un altro virus che circolerà nelle prossime settimane: si tratta del virus respiratorio sinciziale (VRS), che può provocare varie forme di raffreddore, faringite, tosse, broncospasmo, febbre. E che, soprattutto nei bimbi di età inferiore ai 12-24 mesi, può causare la bronchiolite. Si tratta di un’infezione che, specie nei lattanti, può spesso rendere necessario l’accesso al pronto soccorso e il ricovero in ospedale.

Colpisce le vie respiratorie

Dato che entro i 3 anni di età contagia il 100% dei bambini, il VRS è il principale agente patogeno nelle infezioni delle vie respiratorie dei più piccoli. Rispetto ad altri virus, è molto resistente e sopravvivere più di 40 minuti nell’ambiente esterno. Chi è a contatto con un bambino malato può diventare “portatore”, cioè contrare l’infezione e trasmetterla.

Negli adulti e nei bambini più grandicelli i sintomi possono essere simili a quelli dell’influenza e, di solito, si risolvono nell’arco di pochi giorni. Nei più piccoli, invece, l’infezione può progredire sino alla bronchiolite: aumenta la frequenza del respiro e compaiono sibili o rantoli crepitanti, spesso fino a un quadro di vera insufficienza respiratoria.

“Le manifestazioni dell’infezione sono tanto più gravi, quanto più il bambino è piccolo. La prematurità, il basso peso alla nascita e l’età inferiore ai 6 mesi, oltre al fatto di avere un fratellino o di frequentare il nido, rappresentano i fattori che più predispongono al rischio ospedalizzazione. Purtroppo, gli anticorpi ricevuti dalla mamma non riescono a proteggere il bambino da questa infezione”, osserva il professor Giovanni Rossi, direttore emerito dell’Unità Operativa Complessa di Pneumologia e Allergologia presso l’Istituto Gaslini di Genova. “Inoltre, è vero che i lattanti sono i più colpiti, ma sta aumentando il numero dei bambini più grandicelli, fino a 3 o 4 anni di età, nei quali il virus provoca sintomi comunque importanti, come crisi di bronchite asmatica”.

Più a rischio bronchiolite i prematuri

La categoria più a rischio è quella dei bambini nati pretermine. Tanto che per loro esiste una specifica profilassi che consiste in iniezioni mensili di un farmaco di costo molto elevato (il palivizumab). Viene somministrato soltanto presso i Centri specializzati nel follow-up dei pretermine secondo un protocollo stabilito dall’Agenzia Italiana del Farmaco, la Società Italiana di Pediatria (SIP), la Società Italiana di Neonatologia (SIN) e la Società Italiana Malattie Respiratorie Infantili (SIMRI), alla luce delle recenti linee guida ed evidenze scientifiche.

La prescrizione viene decisa in base al grado di prematurità e all’eventuale presenza di altre patologie o fattori di rischio. La profilassi con palivizumab è anche raccomandata per alcune malattie congenite e condizioni patologiche. Comunque, “per i bambini a rischio bronchiolite, per bassa età, prematurità e/o patologie croniche, è indispensabile affidarsi al pediatra curante. Anche per attuare tutte le misure di prevenzione, specie nel periodo epidemico, ricordando l’importanza della cura dell’igiene personale e ambientale”, suggerisce l’esperto.

La terapia a casa (e in ospedale)

Si calcola che durante la stagione epidemica il 50% dei ricoveri per bronchiolite e il 25% di quelli per polmonite nei piccoli siano causati da VRS. Ma trattandosi di un virus, la medicina ha le armi spuntate. La terapia può essere solo sintomatica: gli antibiotici non servono, a meno che non si associno o non compaiano infezioni batteriche.

No anche ad altri farmaci prescritti per aerosol. È utile disostruire il naso del piccolo con soluzione salina e aspirazione. Se il bambino non si nutre a sufficienza, respira male e ha un basso indice di ossigenazione del sangue arterioso (misurato con il saturimetro dal pediatra curante o al pronto soccorso), viene ricoverato per essere sottoposto alle cure del caso.

di Chiara Sandrucci

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