apri modal-popupadv apri modal-popupadv

04 ottobre 2018

Bimbi in ospedale: mai soli

In occasione di un ricovero ospedaliero è indispensabile la presenza di un genitore che possa restare sempre accanto al bambino: ecco perché sono sempre più numerosi gli ospedali che si stanno organizzando per garantire questa vicinanza e offrire ospitalità ai familiari dei piccoli ricoverati

Bimbi in ospedale: mai soli

Trovarsi lontano da casa, in un ambiente sconosciuto, circondato da persone estranee e in un momento di disagio, è pesante anche per un adulto, figurarsi per un bimbo. “Quando un bambino entra in ospedale è come se si trovasse in un bosco, lontano da casa”, dice Eleonora Boni, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva all’Ospedale Buzzi di Milano. La presenza del genitore rappresenta in questa situazione impegnativa un vero e proprio porto sicuro per i bimbi in ospedale. È la vicinanza della mamma, o del papà che permette di tenere a bada la diffidenza e il timore e aiuta il bambino a entrare in relazione con i professionisti della salute che operano in reparto. E questo non vale solo per i più piccoli. “L’importanza della vicinanza della famiglia durante il ricovero non dipende dall’età”, sottolinea Antonella Conti, responsabile operativo di OBM (Ospedale dei Bambini di Milano) onlus. “Anche quando si è più grandicelli, e quindi più consapevoli della situazione, è indispensabile poter contare sui propri affetti. In questo caso il genitore spesso non è una presenza che accudisce, ma rappresenta un pezzetto della vita normale del figlio. Anche gli adolescenti, che possono vivere con fastidio il fatto di sentirsi trattati come bambini, sono comunque più fragili e la vicinanza del genitore, e magari dei fratelli ‘rompiscatole’, è rassicurante”.

Nuovi spazi di accoglienza per i genitori

“Anche per le famiglie questa è un’esperienza che porta con sé angoscia e paura: tutto si congela in una bolla spazio-temporale, niente conta più”, sottolinea la dottoressa Boni. “E se il bambino è ricoverato per una malattia grave o per ricevere cure specifiche e prolungate, la sofferenza e la fragilità aumentano”. La lontananza da casa – soprattutto per chi è originario di un’altra provincia o regione – amplifica il disagio e le difficoltà pratiche e organizzative per tutti i membri della famiglia.

Per aiutare le famiglie, diversi ospedali italiani si sono organizzati mettendo a disposizione dei genitori spazi di accoglienza, dove riposare, rilassarsi, dedicarsi a eventuali fratelli maggiori o minori, e interagire con altre mamme e papà che stanno vivendo l’esperienza dolorosa della malattia di un figlio.

Milano, il Buzzi inaugura “OBM-Home”

A Milano, ha aperto i battenti lo scorso luglio, la casa di accoglienza per i genitori dei bimbi ricoverati all’Ospedale Buzzi, realizzata grazie al sostegno di SC Johnson. Si chiama “OBM-Home” ed è “una casa lontana da casa”, dove anche i fratelli o i nonni possono soggiornare. “Qui le famiglie dei piccoli pazienti, già tanto provate dall’esperienza dell’ospedalizzazione, possono sentirsi accolte e lasciare da parte per un po’ la tensione e le difficili emozioni che si vivono in reparto”, spiega Eleonora Boni. “L’obiettivo è offrire un aiuto concreto, rendere un po’ meno triste il forzato soggiorno in ospedale e favorire la nascita di legami tra operatori e famiglie e tra nuclei familiari, nella speranza che di questa esperienza dolorosa possano rimanere anche ricordi positivi”.

Ogni anno sono 35mila le famiglie provenienti da altre regioni o dall’estero che si rivolgono al Buzzi per cure specialistiche, migliaia di genitori che si trovano – spesso senza preavviso – in una situazione di disagio, alle prese con la preoccupazione per la salute del proprio bambino ma anche con l’interruzione del lavoro e le difficoltà economiche e pratiche legate alla lontananza da casa. Ora i genitori potranno usufruire gratuitamente degli spazi di “OBM-Home” – camere, bagni, cucina, zona living – in una palazzina con ingresso autonomo, che sorge all’interno dell’area ospedaliera. Gli spazi comuni durante il giorno sono a disposizione anche dei familiari che non utilizzano le camere, per un momento di relax e per condividere esperienze con altri genitori.

A Varese, piccoli prematuri con la mamma 24 ore su 24

La presenza della mamma, importante a ogni età, è fondamentale per i neonati prematuri che hanno perso troppo presto la protezione e il conforto dell’utero materno. Per garantire la sua vicinanza 24 ore su 24, l’Ospedale del Ponte di Varese ha inaugurato le Family Room, dove madre e bambino soggiornano insieme. Una soluzione che comporta importanti benefici per il piccolo prematuro che “recupera” più rapidamente e rimane ricoverato per un periodo più breve. Anche le incubatrici collocate nelle Family Room sono pensate per favorire il contatto e permettere al genitore di toccare e accarezzare il proprio bimbo. “Le nuove incubatrici si adattano molto bene alle nostre Family Room”, spiega Massimo Agosti, direttore del Reparto di Terapia Intensiva Neonatale, “perché oltre a presentare migliori performance tecniche che agevolano il lavoro del personale, sono molto meno rumorose e più facilmente accessibili: la calotta può essere tolta e questo diminuisce la distanza tra genitore e bambino”.

Family Room e incubatrici all’avanguardia creano inoltre le condizioni ideali per la marsupioterapia: la mamma tiene il suo bimbo posato sul petto per un contatto pelle a pelle che tanto giova al benessere fisico ed emotivo del piccolo. Questa vicinanza è importante anche per la madre, perché la aiuta a superare il trauma di una separazione avvenuta in modo improvviso e il senso di inadeguatezza o di colpa che spesso accompagna l’esperienza di un parto pretermine.

Roma, una casa per i papà dei bimbi in ospedale

Per l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma l’accoglienza delle famiglie dei bambini malati è parte integrante della terapia. E grazie a una rete di solidarietà che vede la partecipazione di case-famiglia, istituzioni no profit e associazioni di albergatori, nel 2017 è stata garantita ospitalità a 3520 famiglie, per un totale di quasi 90mila notti. Gli spazi dedicati all’accoglienza – ubicati nei dintorni dell’ospedale – sono numerosi e di recente è stata inaugurata anche la “Casa del papà”, un progetto realizzato grazie alla sensibilità della comunità parrocchiale di Santa Dorotea, in collaborazione con la Comunità francescana di S. Giacomo alla Lungara e con i volontari del Vo.Re.Co. (Volontari Regina Coeli). La struttura dispone di 6 posti letto e i papà – ospitati gratuitamente – possono consumare la colazione e la cena nel Centro Vo.Re.Co.

In pochi mesi la “Casa del papà” ha già accolto più di cento padri, alcuni giunti dal Sud Italia, altri da più lontano (Afghanistan, Grecia, Libia, Albania). “Questa casa costituisce un’altra importante ‘maglia’ della rete di accoglienza che sostiene l’attività dell’Ospedale Bambino Gesù con oltre venti strutture”, commenta Mariella Enoc, presidente del nosocomio. “Una rete che risulta sempre più importante in un momento in cui si moltiplicano le richieste per l’accoglienza a titolo umanitario di bambini di ogni parte del mondo con patologie gravi o traumatizzati dai conflitti, che non potrebbero essere curati nei Paesi di provenienza”.

 

di Giorgia Cozza

Commenti