Bambini non vaccinati in classe: e se uno di loro è immunodepresso?
apri modal-popupadv apri modal-popupadv

01 marzo 2019

Bambini non vaccinati in classe: e se uno di loro è immunodepresso?

L’ultimo fatto accaduto a Roma fa riflettere sul problema scottante di un’eventuale mancanza della copertura vaccinale  

Bambini non vaccinati in classe: e se uno di loro è immunodepresso?

Matteo ha 8 anni e si è ammalato di leucemia. La sua vita da un giorno all’altro è drammaticamente cambiata, così come è cambiata quella della sua famiglia. Insieme hanno lottato, hanno sottoposto il piccolo alle terapie del caso e ne stanno uscendo: la patologia è in remissione. Solo il tempo potrà dire con certezza se il problema è stato definitivamente risolto, ma intanto Matteo e i suoi genitori cercano di riannodare le fila della quotidianità spezzata, per riparare anche il trauma subito, per curare la psiche oltre al corpo. Il bambino si appresta a rientrare a scuola, tra i suoi amici, come è giusto che sia per un piccolo di 8 anni. I medici hanno detto che può farlo e che gli farebbe bene.

C’è però un problema: le cure che hanno salvato Matteo dalla leucemia hanno azzerato le sue difese immunitarie. Le vaccinazioni che aveva regolarmente fatto hanno perso efficacia e ora il bambino è vulnerabile a qualunque infezione. “In queste condizioni, deve vivere in un ambiente per quanto è possibile protetto”, dice Pier Luigi Lopalco, ordinario di Igiene e Medicina Preventiva dell’Università di Pisa. Così i genitori di Matteo hanno incontrato la preside della scuola per accertare la situazione vaccinale dei suoi compagni. È risultato che ci sono diversi bambini non vaccinati che frequentano la stessa classe del piccolo. Il fatto di non essere in regola con il calendario vaccinale è un ostacolo che deve essere rimosso.

Infezioni assolutamente da evitare

“Essendo privo di difese immunitarie proprie, il bimbo deve affidarsi all’immunità di gregge per proteggersi da infezioni prevenibili ma per lui potenzialmente mortali, come il morbillo o la varicella”, spiega Lopalco. “Deve essere circondato da persone immuni, che non possano ammalarsi e contagiarlo”. C’è chi obietta che Matteo è vulnerabile a qualunque malattia infettiva, anche alle forme parainfluenzali stagionali per cui non c’è vaccino e che circolano comunemente nelle scuole: cambia poco se i compagni sono vaccinati o meno contro il morbillo o la varicella. “Mi sembra un’obiezione pretestuosa”, risponde l’esperto. “Innanzi tutto perché le infezioni respiratorie stagionali sono meno pericolose di morbillo e varicella per un bambino immunodepresso. In secondo luogo, l’esistenza di infezioni non prevenibili non è una buona ragione per esporlo anche al rischio di quelle prevenibili”.

La storia diventa pubblica

La vicenda del piccolo Matteo è stata riportata da alcuni giornali e in breve è circolata sui social media, raccogliendo commenti e suscitando polemiche. C’è chi punta l’indice contro le famiglie no-vax che si ostinano nelle loro posizioni a rischio della vita di un bambino, un amichetto dei loro figli. C’è chi rivendica il diritto dei genitori di proteggere i propri bimbi dai supposti rischi delle vaccinazioni, anche a costo di disagio e rischi per un figlio altrui.

No alle accuse, sì agli accertamenti

Secondo la testimonianza riportata dal Messaggero, pare che alcuni compagni additati come no-vax siano in realtà in regola con le vaccinazioni, ma la documentazione non è stata ancora trasmessa dalle rispettive ASL alla scuola per intoppi burocratici. “Bisogna sempre fare attenzione quando si scatena la reazione del pubblico contro una persona”, osserva Lopalco. “Per amore di verità, bisogna accertare come stanno le cose prima di muovere accuse. Ricordo tempo fa il caso di una bimba pugliese non vaccinata che aveva contratto il morbillo e lo aveva trasmesso ad altre persone. I suoi genitori vennero accusati di essere no-vax. In realtà si trattava di una famiglia disagiata con gravi problemi economici e sociali che non aveva alcuna preclusione contro i vaccini, ma aveva difficoltà ad accedere al servizio sanitario pubblico. In questo caso, non so come stiano realmente le cose, ma i responsabili lo accerteranno e adotteranno le misure necessarie”. Alessio D’Amato, assessore alla sanità della Regione Lazio ha dichiarato che i bimbi ancora inadempienti alla scadenza del 10 marzo verranno spostati in un’altra sezione, come prevede la legge. Matteo, così, potrà rientrare a scuola.

Bambini non vaccinati: complessivamente, tanti nella scuola

Colpisce, leggendo l’intervista alla mamma di Matteo pubblicata dal Corriere, il numero degli alunni della scuola che sarebbero risultati non vaccinati: 24 su 104. “Al momento non abbiamo dati ufficiali sulle percentuali di inadempienti”, commenta Pier Luigi Lopalco. “Probabilmente alcuni piccoli risultano non vaccinati a causa di disguidi dell’anagrafe digitale che non riporta tutti i dati, ma in realtà sono in regola. Va detto, poi, che in alcuni quartieri, in alcune zone, si incontrano maggiori concentrazioni di bimbi non vaccinati per ragioni contingenti che andrebbero approfondite caso per caso. Questo è pericoloso perché laddove si accumula una popolazione suscettibile a una data infezione, è più facile che possa verificarsi una piccola epidemia locale”.

Sensibilizzazione: c’è ancora tanto da fare

Pubblicizzare storie come quella di Matteo può aiutare a sensibilizzare le famiglie indecise sull’importanza di immunizzare i propri figli non solo per il loro stesso bene, ma anche per il bene dei soggetti più vulnerabili che non possono vaccinarsi? “Chi è convinto delle sue posizioni no-vax non cambia idea di fronte ai ragionamenti più sensati, ai dati, al rischio infettivo per i propri figli e al pericolo per gli altri”, risponde l’esperto. “Sono persone che hanno paura e la paura è un sentimento irrazionale. Spetta a sociologi e psicologi studiare questi fenomeni e trovare il modo più opportuno per intervenire nell’interesse di tutti. Poi c’è un numero più ampio di persone indecise, dubbiose o male informate, con cui bisogna fare un lavoro di corretta informazione. Intanto, la legge sull’obbligo ci sta dando una mano a ristabilire coperture vaccinali migliori”.

 

di Maria Cristina Valsecchi

Commenti