Attacco al seno corretto, come aiutare il bambino nelle poppate?
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23 novembre 2018

Attacco al seno corretto, come aiutare il bambino nelle poppate?

Fin dall’inizio occorre controllare con attenzione che la poppata sia effettuata nel modo giusto: così si evita la formazione di ragadi, si garantisce una buona suzione e un ottimale svuotamento del seno

Attacco al seno corretto, come aiutare il bambino nelle poppate?

Per partire bene e allattare felicemente, c’è un aspetto fondamentale da non trascurare: un buon attacco al seno. Se il bimbo poppa nel modo corretto, infatti, si previene la comparsa di ragadi e si ha la certezza che il bebè assuma una quantità di latte sempre adeguata. Ecco le caratteristiche della poppata ‘ideale’.

Con la bocca ben aperta

“Se l’attacco al seno è corretto fin dalle primissime poppate, la suzione del bebè stimola in modo efficace la produzione di latte”, spiega Paola Paschetto, consulente presso il Centro Allattamento di Biella. “La bocca deve essere ben aperta, come se il piccolo stesse sbadigliando, e comprendere buona parte dell’areola, e non solo il capezzolo. Le labbra sono girate verso l’esterno, la lingua è visibile tra il labbro inferiore e il capezzolo e il mento poggia sul seno. Mentre il bebè poppa, le guance sono piene e si nota un movimento nella zona delle tempie e delle orecchie. Il piccolo alterna suzione e ingestione di latte e non si sentono schiocchi o suoni diversi da quello tipico di deglutizione”. E se la mamma nota che il bimbo sta succhiando solo il capezzolo? O che le labbra stringono intorno al seno? “Bisogna interrompere la poppata”, avverte l’esperta. “Per staccare il piccolo con delicatezza, la mamma potrà infilare il mignolo nell’angolo della bocca. Poi, occorre riprovare finché il bebè non la apre bene”.

Attacco al seno: occhio alla posizione

Perché il bimbo possa poppare in modo corretto, è molto importante anche la posizione di mamma e bebè. “La testolina del piccolo dovrà essere all’altezza giusta, con il viso proprio di fronte al seno, in modo che il bambino non debba girare il capo o la madre non debba chinarsi in avanti, verso di lui”, dice Paola Paschetto. Durante la poppata, la mamma dovrà assumere una posizione confortevole (il rilassamento favorisce l’entrata in circolo degli ormoni dell’allattamento), con la schiena e le braccia ben sostenute da cuscini. Se il pasto del bebè si protrae, è una buona idea sollevare anche le gambe, posandole sul divano o su uno sgabello di fronte alla poltrona della mamma. Il corpo del bimbo è rivolto verso quello materno (in pratica mamma e bebè sono pancia contro pancia), in modo che orecchio, spalla e anca siano ben allineati. Nel corso della giornata, la mamma potrà allattare nella posizione ‘a culla’, con la testolina del bimbo posata sull’avambraccio, vicino alla piega del gomito, oppure in posizione da rugby (o sottobraccio), con i piedini del piccolo rivolti verso la schiena materna e la testolina, sorretta dalla mano della mamma, posizionata di fronte al seno. Per le poppate notturne, una soluzione pratica e confortevole è quella di allattare sdraiati: mamma e bimbo sono uno di fronte all’altra, entrambi sul fianco, eventualmente con la schiena sostenuta da alcuni cuscini. La testolina del bebè è all’altezza giusta, con il naso davanti al capezzolo. Un cuscino tra le ginocchia materne permette di rilassare i muscoli addominali”.

Se il bebè fatica ad attaccarsi

Può capitare che il piccolo non riesca ad attaccarsi bene perché il seno della mamma è particolarmente pieno. Una situazione che si può prevenire allattando spesso e a richiesta, ovvero ogni volta che il bebè si mostra interessato a poppare, magari perché apre e chiude le labbra oppure porta le manine verso il viso o, ancora, volta la testa come per ‘cercare’ o semplicemente appare inquieto. Se l’areola è morbida, al bambino risulta più facile attaccarsi; se invece il seno è molto teso, c’è il rischio che il piccolo succhi solo il capezzolo. Se la mamma si accorge che il bimbo è in difficoltà, potrà spremere qualche goccia di latte (manualmente o con il tiralatte) prima di allattarlo. Un accorgimento molto utile anche in caso di ingorgo mammario, quando la mammella è gonfia, dura e dolente. In queste condizioni, spesso il bambino fatica ad attaccarsi e a succhiare. “Per favorire la fuoriuscita del latte e alleviare il disagio della mamma, si può ricorrere anche a impacchi caldo-umidi, da applicare prima della poppata, e a massaggi da effettuare prima e durante il pasto del bebè”.

Il dolore, un campanello d’allarme

Nella maggior parte dei casi, il fastidio o la sensazione dolorosa durante la poppata sono dovuti a un attacco al seno scorretto. In occasione delle primissime poppate, un leggero fastidio può essere fisiologico ma, se il disagio non si risolve rapidamente, significa che c’è un problema. “Se il bimbo è attaccato bene e la posizione è corretta, la mamma non deve sentire alcun male”, ricorda la consulente. “E non influiscono certo la frequenza e la lunghezza delle poppate né la delicatezza o la fragilità della cute materna”. Se il seno fa male, è importante quindi verificare l’attacco e, se non si riesce a individuare la causa del problema, contattare una figura esperta in allattamento (ad esempio, un’ostetrica del consultorio, una consulente professionale o una consulente di ‘La Leche League’).

Il primo “rimedio” per le ragadi

Un attacco al seno corretto rappresenta l’unico rimedio efficace per risolvere il problema delle ragadi. “Nella maggior parte dei casi compaiono per una posizione o un attacco inadeguati”, spiega Paola Paschetto. “Per risolvere la situazione, è quindi indispensabile individuare eventuali errori e correggerli”. Non è invece consigliata l’applicazione di pomate o creme, che potrebbero interferire con l’attacco stesso. Se l’areola è scivolosa, il bimbo può faticare a poppare correttamente e c’è il rischio che succhi solo il capezzolo, aumentando il dolore della mamma.

 

di Giorgia Cozza

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