Allattare un bimbo che non sta bene: gli stratagemmi più efficaci

18 gennaio 2019

Allattare un bimbo che non sta bene: gli stratagemmi più efficaci

Cosa fare se il piccolo ha preso un malanno e non si attacca al seno come al solito? Ecco gli accorgimenti da seguire per aiutarlo a poppare e garantire il suo benessere

Allattare un bimbo che non sta bene: gli stratagemmi più efficaci

Inverno, tempo di malanni. Se il bebè ha l’influenza, il raffreddore o l’otite, le poppate possono diventare un po’ “faticose”, perché il piccolo è a disagio e spesso non si attacca al seno volentieri. Come allattare un bimbo che non sta bene? Ecco gli accorgimenti per garantirgli tutto il latte necessario… e un surplus di coccole.

Latte di mamma, un toccasana

I bimbi allattati possono contare sui preziosi anticorpi contenuti nel latte di mamma, per cui si ammalano con minor frequenza e, quando contraggono un’infezione, in genere, i sintomi sono più lievi e i tempi di guarigione più rapidi. “La protezione garantita dal latte materno è duplice”, spiega Paola Paschetto, consulente presso il Centro Allattamento di Biella. “Da una parte, il piccolo riceve la sua dose quotidiana di anticorpi ‘pronti per l’uso’ e, dall’altra, i globuli bianchi presenti nel latte materno sollecitano la produzione di anticorpi da parte dell’organismo del bambino, favorendo così la maturazione del suo sistema immunitario”. Ma non è tutto. “Quando il bebè si ammala, il seno produce anticorpi specifici a seconda del germe che ha contratto. Ciò significa che il latte di mamma non offre una generica protezione sempre uguale, ma di volta in volta si adatta alla situazione e alle esigenze del bambino per garantirgli l’immunoglobulina ad hoc. Se il bimbo non sta bene, il latte materno è quindi un toccasana e l’allattamento continua a richiesta come di consueto, se necessario aumentando la frequenza delle poppate. Si è visto, inoltre, che quando è la mamma a contrarre un’infezione, prima ancora che si manifestino i sintomi – e che lei si accorga di essersi ammalata -, il suo organismo trasmette al piccolo le immunoglobuline mirate, per proteggerlo dal contagio”.

Se il bebè ha la febbre

Quando la temperatura si alza o il bebè presenta vomito e diarrea, c’è il rischio che si disidrati? “In caso di febbre, può essere opportuno allattare più spesso per garantire al piccolo un’idratazione sempre adeguata”, spiega Paola Paschetto. “Non è necessario offrirgli acqua, tisane o altri liquidi: al seno, il bebè mangia e beve. Quando ha sete, in genere poppa solo per qualche minuto, il tempo necessario per assumere il latte dell’inizio della poppata, che è più acquoso, dato che contiene meno grassi, e zuccherino, ideale per dissetarsi”. Spetterà, comunque, al pediatra, nei casi più seri, valutare se servono soluzioni reidratanti. Quando il bambino è malato, può capitare che si attacchi più spesso, intensificando il ritmo delle poppate. È normale: al seno, tra le braccia della mamma, il piccolo si sente cullato, contenuto e rassicurato, a tutto vantaggio del suo benessere psicofisico. E se, al contrario, le pause tra poppate si allungano perché il bimbo è sonnolento a causa della febbre alta? “La mamma potrà offrirgli il seno più spesso. E, se non vuole attaccarsi, potrà dargli un po’ di latte con un cucchiaino, dopo averlo spremuto manualmente o estratto con il tiralatte. Anche poche gocce sono utili per scongiurare il rischio di disidratazione e per fornirgli preziosi nutrienti e sostanze protettive. Ricordiamo, infatti, che il latte di mamma, grazie agli anticorpi in esso contenuti, lo aiuta a guarire più rapidamente”.

Se ha il raffreddore

Il nasino chiuso può interferire con la poppata, perché il bebè fa fatica a respirare e si innervosisce. “Può capitare che il bimbo con il raffreddore rifiuti il seno, oppure si attacchi e si stacchi piangendo”, spiega l’esperta. “In questi casi, può essere d’aiuto effettuare un lavaggio con la soluzione fisiologica prima della poppata per liberare il nasino. Durante il pasto, poi, meglio tenere il piccolo in una posizione piuttosto verticale. Un umidificatore collocato nella camera aiuterà a rendere l’aria meno secca”.

Se ha mal d’orecchie

Un bimbo con l’otite può apparire sofferente e inquieto mentre poppa al seno. Anche in questo caso può essere d’aiuto variare la posizione d’allattamento, evitando di tenere il piccolo sdraiato: poppando in questa posizione, infatti, aumenta la pressione nelle orecchie. Una posizione più verticale allevia invece il fastidio del bebè e gli permette di poppare con più tranquillità.

Se ha mal di pancia

Diarrea e vomito. Quando il bimbo ha la gastroenterite, come regolarsi con le poppate? “Il latte materno contiene acqua, sali minerali, antibatterici e fermenti lattici vivi: è, quindi, un alimento perfetto”, sottolinea la consulente. “L’ideale è allattare spesso, anche ogni mezz’ora o quarto d’ora, perché il piccolo reintegri i liquidi persi. Se il bebè è debole o non si attacca al seno, la mamma potrà estrarre del latte e offrirglielo a intervalli regolari con un cucchiaino. Per assicurarsi che i liquidi introdotti siano sufficienti, si controllano i pannolini bagnati, che devono essere almeno 5-6 al giorno. E, naturalmente, è opportuno contattare il proprio pediatra perché valuti il benessere generale del piccolo”.

Allattare un bimbo che non sta bene: così verifichi il suo benessere

Quando le poppate sono più brevi e meno tranquille del solito, come avere la certezza che il piccolo assuma il latte necessario? E, soprattutto, che abbia reintegrato i liquidi persi? Oltre alla verifica del numero di pannolini bagnati ogni giorno, occorre controllare che l’urina sia chiara e inodore, segno di buona idratazione. “Per quanto riguarda il peso, che nei primi mesi si controlla una volta alla settimana, è normale che l’incremento ponderale rallenti mentre il bimbo è malato”, spiega l’esperta. “È come se le energie apportate dal latte materno servissero all’organismo per combattere la malattia. Un arresto della crescita settimanale è quindi molto frequente. Se però il piccolo perde peso e la mamma teme che qualcosa non vada, è opportuno segnalarlo al pediatra, che valuterà il suo stato di salute”.

di Giorgia Cozza

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