Adozione nazionale: a che punto siamo?
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29 marzo 2019

Adozione nazionale: a che punto siamo?

Sono circa mille i bambini che, ogni anno, vengono accolti da una famiglia, ma potrebbero essere qualche centinaio in più. Quali sono le criticità?

Adozione nazionale: a che punto siamo?

Il numero medio di bimbi dichiarati adottabili dal 2010 al 2015 – in base a quanto riporta il 3° Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia del novembre 2017 – è di 1.380. Ogni anno, quindi, a conti fatti, circa 300 minori non trovano casa nonostante 10mila coppie facciano richiesta di adozione nazionale. “Nel 2016, il Dipartimento di Giustizia ha calcolato 385 bambini dichiarati adottabili rimasti senza accoglienza, ma nulla è stato detto riguardo all’età, alle condizioni psico-sanitarie e alla storia pregressa”, spiega Marina Raymondi, responsabile Centro Studi CIAI, Centro italiano aiuti all’infanzia.

Come mai tanti bimbi adottabili non trovano casa?

In parte contribuiscono alcune criticità del sistema dell’adozione nazionale. “Il Rapporto rileva il ritardo con cui vengono segnalate le situazioni di presunto abbandono alle Autorità Giudiziarie, la lunghezza dei procedimenti per il loro accertamento e i tempi morti dovuti alla burocrazia. Inoltre, la non completa operatività della Banca Dati dei bambini adottabili, che permetterebbe di incrociare le caratteristiche dei piccoli e delle coppie disponibili su tutto il territorio nazionale realizzando il miglior abbinamento possibile in tempi rapidi”, dice Marina Raymondi. La creazione della Banca Dati è prevista dall’articolo 40 della legge 149 approvata nel 2001. Da allora, ci sono voluti sedici anni perché tutti i 29 Tribunali per i Minorenni italiani installassero il sistema operativo necessario per il suo funzionamento. Eppure, ancora oggi, non è totalmente operativa. Se lo fosse, probabilmente più bambini verrebbero accolti.

Gran parte dei minori “fuori famiglia” non possono essere adottati

La maggior parte dei bambini che vivono al di fuori della famiglia d’origine, però, non sono adottabili. “Secondo rilevazioni effettuate con criteri diversi – Istat, AGIA e Ministero, di cui la più recente è quella dell’AGIA del 2014 -, sono circa 30 mila questi minori, metà ospitati in comunità e metà in affidamento familiare”, spiega Marina Raymondi. Qualora venissero dichiarati adottabili, una corsia preferenziale oggi spetta alla famiglia affidataria, per la riconosciuta esigenza della continuità affettiva (legge 173 del 2015).

Adozione nazionale: chi può fare richiesta e a chi rivolgersi?

“A poter fare domanda di adozione sono le coppie sposate da 3 anni o che tra matrimonio e convivenza raggiungano questo periodo. La richiesta va rivolta al Tribunale per i minorenni, che la tiene in considerazione per un periodo massimo di tre anni. Una volta trascorsi, può essere ripresentata. Il percorso per l’adozione nazionale non è particolarmente difficile e oneroso: non è necessario che la coppia venga dichiarata preventivamente idonea all’adozione, inoltre le procedure sono a carico dello Stato. Il problema è che difficilmente si concretizza in una proposta di adozione dal momento che le coppie disponibili sono molte di più rispetto al numero di bambini dichiarati adottabili”, spiega Marina Raymondi. Il Tribunale per i Minorenni provvede a scegliere, per ciascun bambino, la coppia che risponde meglio ai suoi bisogni, senza guardare l’ordine cronologico di presentazione della domanda per cui può capitare che alcune coppie ricevano velocemente una proposta e che altre non la ricevano mai”.

La campagna promossa dal Forum delle associazioni familiari

Temi dell’adozione e dell’affido sono stati al centro della recente campagna #Donati: fatti un dono, dona una famiglia a chi non l’ha, promossa dal Forum delle associazioni familiari e organizzata da Ai.Bi., Comunità Papa Giovanni XXIII, Azione per famiglie nuove, Famiglie per l’accoglienza e Progetto famiglia. Nello scorso gennaio, con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione su questi temi, sono stati organizzati numerosi incontri in diverse città italiane che hanno visto protagonisti i Forum Famiglie regionali.

 

di Michela Crippa

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