Acari, quei minuscoli nemici del respiro
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08 aprile 2019

Acari, quei minuscoli nemici del respiro

L’allergia agli animaletti della polvere è la più frequente nei bambini: si stima che riguardi circa 1 su 10

Acari, quei minuscoli nemici del respiro

Gli acari sono microrganismi della lunghezza di 2-3 decimi di millimetro, invisibili a occhio nudo, che non pungono, non trasmettono malattie e non vivono sulle persone, ma ne condividono l’ambiente. “Si nutrono prevalentemente della forfora prodotta dal normale ricambio della pelle”, spiega Elio Novembre, responsabile dell’allergologia dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. “Le sostanze allergizzanti sono contenute nei frammenti di acari morti e soprattutto nelle loro feci”.

La cura della cameretta

Questi minuscoli nemici sono presenti nella polvere e amano gli ambienti caldo-umidi: per questo prediligono letti e arredi della camera da letto. Ecco perché è importante curarne attentamente la pulizia. Per cominciare: “In caso di allergia, è bene prediligere materassi e cuscini in gomma – anziché di lana o piuma, o di materiali vegetali – ed è utile ricoprirli con fodere antiacaro, che servono a proteggerli senza impedirne la traspirazione”. In generale, la cameretta dovrebbe essere il più possibile sgombra, i libri andrebbero tenuti in scaffali chiusi e andrebbero limitati tutti i possibili ricettacoli di polvere, come i tappeti e i pupazzi.

Via tende e tappeti

Altra buona norma è quella di eliminare tappeti e tende pesanti da tutti gli ambienti frequentati dai bambini, foderando i divani se di stoffa, in modo da poter lavare con molta frequenza i rivestimenti. “Ricordiamoci però che gli acari muoiono ad alte temperature, e dunque i lavaggi in lavatrice dovrebbero essere almeno a 60 gradi, mentre quelli a secco sono, in questo senso, inutili”, avverte l’allergologo del Meyer.

L’ambiente ideale

Le stanze andrebbero aerate molto spesso, e la temperatura dovrebbe sempre essere mantenuta tra i 19 e i 20 gradi”, suggerisce il professore. Molto importante è l’umidità dell’aria: il suo tasso, misurabile con un igrometro, non dovrebbe superare il 50-60%. Se questo accade, è utile impiegare un deumidificatore. E i depuratori d’aria domestici, sono indicati? “Possono essere efficaci, purché con filtri molto specifici e gestiti con un’ottima manutenzione”, spiega il professore.

Quanto e come pulire

In caso di allergia, le pulizie dovrebbero essere molto frequenti, con alcune accortezze: “Per esempio, la pulizia di pavimenti e mobili con un panno umido dovrebbe essere quotidiana”, consiglia Elio Novembre. Attenzione agli strumenti: l’aspirapolvere deve essere dotata di filtro Hepa, capace di trattenere la maggior parte delle particelle allergizzanti, oppure avere un filtro ad acqua, altrettanto capace di imprigionare la polvere. Sconsigliatissima, invece, la pulizia a vapore, perché genera umidità e dunque un microclima appetibile per gli acari. Coperte e cuscini andrebbero stesi al sole tutti i giorni, scuotendoli quando il piccolo non è nei paraggi: “In generale sarebbe bene evitare le pulizie entro le due ore dal rientro in casa del bambino, per evitargli di respirare le sostanze tossiche dei detergenti e la polvere che si alza durante queste operazioni”, raccomanda l’allergologo.

Non scordiamo l’auto

Non andrebbe dimenticata neppure la macchina, altro graditissimo rifugio per gli acari. Si consiglia di mantenerla pulita usando l’aspirapolvere e un panno umido e di ricoprire i sedili con fodere antiacaro, evitando oggetti extra come cuscini o pupazzi.

Acari: i sintomi da non sottovalutare

Ma cosa ci deve far sospettare un’allergia agli acari? “I sintomi sono quelli classici: naso che cola, tosse, asma e problemi respiratori in generale”, dice Novembre. Attenzione però a non confondere queste manifestazioni con “semplici” infezioni respiratorie come quelle stagionali: “Parliamone con il pediatra, specialmente se i sintomi si acuiscono in ambienti polverosi o comunque al chiuso. Sarà lui, eventualmente, a indirizzarci a uno specialista”.

Come si arriva alla diagnosi?

Il percorso prevede, in prima battuta, l’esecuzione dei prick test cutanei, che valutano in pochi minuti la reazione dell’organismo al contatto con l’allergene: “In alcuni casi possono essere utili alcuni esami ematici per rilevare le allergie direttamente nel sangue. Questi esami si fanno di solito dopo i 3-4 anni, ma anche prima in caso di significativo sospetto clinico”, spiega il professore.

 

di Benedetta Strappi

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