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21 agosto 2018

10 domande sull’allattamento

Dubbi, luoghi comuni e paure rischiano di “appesantire” un momento che invece può essere molto intimo e piacevole per la mamma e per il bambino. Ecco cosa sapere

10 domande sull'allattamento

Hai sognato di allattare il tuo bebè sin dalle primissime fasi dell’attesa. Ora che è nato ed è tra le tue braccia, tanti pensieri si affollano nella tua mente. Ci aiuta a fare un po’ di chiarezza Monica Pierattelli, pediatra di famiglia in provincia di Firenze e formatrice secondo il modello OMS Unicef per la promozione dell’allattamento materno.

1. Il mio seno sarà adatto?

È uno dei timori delle mamme al primo figlio: essere inadatte ad allattare.  Ma se correttamente stimolato, salvo rarissimi casi, il seno di qualsiasi mamma può allattare: le dimensioni del seno, come quelle del capezzolo, sono ininfluenti. Il bambino è, sin dalla nascita, abilissimo nel ‘modellare’ aureola e capezzolo per adattarli alla sua bocca e succhiare quanto necessario . Fondamentale, in questo senso, è l’aiuto delle ostetriche sin dalla gravidanza e al momento della nascita: devono sostenere la mamma, farla sentire a suo agio e affiancarla perché il piccolo trovi il seno e parta lo stimolo che porterà alla montata lattea.

2. Il mio latte sarà buono?

Il bisogno di sentirsi sicure sulla qualità del nutrimento che danno al proprio figlio, è fondamentale per le neomamme, soprattutto alla prima esperienza. Il latte della mamma è perfettamente adattato al suo bambino, in ogni fase della sua crescita. Ha il potere di cambiare il suo profilo nutrizionale per adattarsi alle esigenze del piccolo giorno dopo giorno e “cresce” con lui: basti pensare che il latte delle mamme dei bambini che nascono prematuri di qualche settimana è più ricco di proteine perché per questi piccini il fabbisogno proteico è maggiore. Anche quando si arriva intorno all’anno e si è già passati all’alimentazione complementare il latte della mamma è ottimo per calorie, proteine e vitamina A. È ancora adatto per una splendida colazione. E non solo.

3. Quando occorre l’aggiunta?

È una domanda delicata e non c’è una risposta universale. Nei primi giorni il bambino va attaccato anche 8/12 volte al giorno, per fare in modo che parta la produzione. Sappiamo benissimo, e ce lo dice anche l’Organizzazione mondiale della sanità, che l’allattamento esclusivo al seno è sempre da preferire e quindi occorre arrivare alla cosiddetta ‘giunta’ solo dopo aver fatto tutti i tentativi per renderlo possibile, affiancando alla mamma gli operatori sanitari che sono in grado di aiutare le donne: le ostetriche, le consulenti professionali dell’allattamento, le mamme esperte, i pediatri. Solo dopo aver rimosso tutti gli ostacoli e avere verificato che la crescita del piccolo non è adeguata, il pediatra potrà valutare di proporre un’integrazione con latte artificiale”.

4. Per fare il “latte buono” devo mangiare cibi speciali?

No, la mamma deve mangiare e bere quello che la fa stare bene, tenendo conto che il suo fabbisogno calorico in allattamento è un po’ aumentato (circa 400 calorie). Non esistono cibi o bevande che aumentano la produzione di latte, così come non ne esistono in grado di bloccare la produzione. Ovviamente, no all’alcol.

5. È giusta la regola: 10 minuti a un seno, 10 all’altro?

Non bisogna essere troppo rigide. Quando siamo ancora in ospedale affidiamoci alle raccomandazioni delle ostetriche, offrendogli anche entrambi i seni per stimolare la produzione. Quando si torna a casa però, le cose cambiano: va offerto un seno per volta, aspettando che il neonato lo ‘svuoti’ e sia lui a staccarsi. Se, a quel punto, ne chiede ancora, si può allora attaccare all’altro. È un errore, invece, tenerlo attaccato dieci minuti da una parte e poi dieci dall’altra, nel corso della stessa poppata: il latte che esce dal seno nei primi minuti, infatti, è ricco in zuccheri e proteine. Solo alla fine della poppata esce quello più ricco in grassi e quindi più saziante: per questo è bene aspettarlo senza cambiare seno.

6. Dorme: lo sveglio per la poppata?

Nei primi giorni di vita, ovvero finché l’allattamento non è a regime, sarebbe bene svegliare il bambino se dorme troppo a lungo perché potrebbe avere bisogno di nutrirsi, ma poche energie per attaccarsi e succhiare in maniera efficace. Più si attacca al seno, più questo viene stimolato a produrre latte, più il piccolo mangia, cresce e si fortifica.

7. Cosa succede se si forma un ingorgo mammario?

Specialmente i primi mesi, può succedere che si verifichi qualche “intoppo”. Un ingorgo mammario può verificarsi quando il seno non drena correttamente il latte: questo può succedere specialmente nelle prime settimane, oppure al momento del rientro della mamma al lavoro. Il seno diventa dolente e gonfio e per il piccolo diventa difficile succhiare. Come si rimedia? Si tratta di un problema meccanico, senza infiammazione, che si può risolvere attaccando più spesso il piccolo e cambiando spesso la sua posizione per drenare correttamente tutte le parti del seno. Possono dare sollievo anche le docciature calde.

8. La mastite è diversa?

Si tratta di una vera e propria infiammazione che fa spesso seguito a un ingorgo: il seno si infiamma e si gonfia, e il capezzolo fa da apripista ai germi che entrano nella mammella. La mastite nella donna genera un senso di malessere simile a quello influenzale, con febbre, torpore e un dolore al seno che può essere molto forte. In questo caso la terapia è farmacologica. Di solito si associano antidolorifici ad antibiotici: ma sarà il nostro medico a guidarci. Anche in questo caso, non bisogna sospendere l’allattamento, anzi, vanno evitate le spremiture, e bisogna cercare di proseguire l’allattamento, anche con la febbre e anche se si prendono farmaci. Se il piccolo fa fatica ad attaccarsi perché il seno è duro, è bene attaccarlo prima al seno non dolente, e anche in questo caso possono dare sollievo impacchi tiepidi.

9. E se invece un dotto è bloccato?

In questo caso la mamma può percepire una sorta di nodulino in corrispondenza di uno dei dotti che si è “chiuso”, talvolta con una piccola vescica visibile sul capezzolo. I rimedi sono gli stessi dell’ingorgo, con un accorgimento: la posizione migliore è quella che fa appoggiare il mento del piccolo vicino al dotto bloccato, perché in quel modo la suzione sbloccherà il dotto intasato. Attenzione: questo inconveniente può collegarsi all’utilizzo di reggiseni troppo stretti. Vanno quindi sempre indossati indumenti comodi e morbidi.

10. Se è necessario assumere farmaci, l’allattamento va sospeso?

Assolutamente no. Confrontiamoci con il nostro medico di famiglia, con il pediatra e con l’ostetrica di riferimento: molti farmaci di uso comune durante l’allattamento (tachipirina, ibuprofene) sono compatibili con esso. In alcuni casi dobbiamo avere l’accortezza di assumerli a fine poppata, per distanziarli al massimo da quella dopo. Molto utili anche i servizi di consulenza telefonica: uno attivo h24 è quello del Centro Anti Veleni degli Ospedali Riuniti di Bergamo, con il numero verde 800 88 3300.

 

di Giulia Righi

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