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28 settembre 2016

Voglia di riunire la famiglia in Italia

Che fare se, dopo aver presentato la domanda di ricongiungimento familiare, il nullaosta non arriva? Ci sono tempi precisi entro i quali le autorità devono dare una risposta?

Voglia di riunire la famiglia in Italia

I tempi per dare il consenso o meno al nullaosta esistono e sono fissati a 180 giorni dalla data di presentazione della domanda allo Sportello Unico per l’immigrazione. Se però servisse una documentazione aggiuntiva, il termine si congela e riprende a decorrere dal giorno in cui tale documentazione viene consegnata. “La prima cosa da fare è evitare il panico”, dice Sergio Bontempelli, operatore di sportello per servizi agli immigrati e presidente dell’associazione Africa Insieme. “Il fatto che una risposta tardi ad arrivare non è in nessun modo la premessa a un diniego”. Il ricongiungimento è una pratica amministrativa che riconosce un ‘interesse rafforzato’, cioè qualcosa di appena più debole, per la legge, di un diritto vero e proprio. La discrezionalità nel concedere il nullaosta dovrebbe essere ridotta al minimo.

Quali gli intoppi?

“In realtà, però, non è proprio così”, rettifica Bontempelli. “Nel 2009 il ‘Pacchetto sicurezza’ ha introdotto tra i requisiti un misterioso criterio di idoneità igienico-sanitaria dell’alloggio, con certificazione a carico del comune. Ogni amministrazione comunale, però, fa di testa propria. In alcuni casi l’ispezione viene effettuata direttamente da funzionari del comune, che rilasciano la certificazione a pagamento, in altri centri ci si deve rivolgere a un perito privato”.

Un altro aspetto controverso è costituito dalle soglie di reddito minime e che dipendono dal numero di familiari che si vuole far venire in Italia. “Spesso gli immigrati hanno la disponibilità economica per mantenere tutti”, osserva Bontampelli, “ma sono pagati per molte ore in nero così, quando presentano il Cud, il reddito dichiarato sembra molto basso”.

Come muoversi?

È sempre consigliabile farsi aiutare da uno sportello di consulenza per presentare la domanda e gli eventuali successivi solleciti. Scaduto il termine dei 180 giorni, infatti, è possibile scrivere un sollecito, per raccomandata A/R, indicando il numero della pratica e invitando l’ufficio a prendere una decisione in merito. Se non dovesse bastare, si può inviare una diffida.

“I ritardi hanno un impatto molto forte nella affettiva, lavorativa e familiare delle persone”, spiega Bontempelli. “Basta pensare a una famiglia con figli in età scolare, che ha urgenza che il nullaosta arrivi prima di settembre perché i bambini possano trasferirsi con l’inizio dell’anno scolastico, in modo da non perdere giorni di scuola”. O una madre che mese dopo mese sta perdendo tappe importanti della crescita del suo bambino, rimasto con i nonni.

“Una possibile alternativa”, commenta Bontempelli, “è far partire il familiare con un visto turistico – ma con già tutti i documenti in regola – e chiedere il permesso di soggiorno per motivi familiari direttamente in questura una volta in Italia”. È legale? “Sì, ma in questo caso la discrezionalità della questura è più ampia”, risponde Bontempelli. “Quindi, prima di tentare questo stratagemma, è bene verificare con le associazioni di volontariato che operano sul territorio che la questura del comune di residenza sia sufficientemente elastica da accettare questo tipo di pratica”.

 

di Francesca Capelli

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