Stop al bonus baby sitter | Io e il mio bambino
apri modal-popupadv apri modal-popupadv

17 gennaio 2019

Stop al bonus baby sitter

Annullata per il 2019 la misura a sostegno delle neomamme che decidevano di rientrare al lavoro rinunciando alla maternità facoltativa

Stop al bonus baby sitter

Anno nuovo, bonus nuovo? Non esattamente. Come indicato in questi giorni direttamente dal portale dell’Inps – qui l’annuncio ufficiale – il cosiddetto “bonus baby sitter” non è stato prorogato per il 2019. Un sostegno che viene a mancare alle mamme lavoratrici.

Bonus baby sitter: era un’alternativa al congedo parentale

La nuova manovra Finanziaria ha – come abbiamo già raccontato qui – portato con sé alcuni importanti cambiamenti sulle misure di sostegno alle famiglie. Tra queste, la mancata conferma del bonus baby sitter inserito tra le ‘alternative al congedo parentale’: in pratica, non sarà più possibile presentare domanda all’Inps per il contributo, ma l’ente erogherà per quest’anno il bonus a chi ne aveva già fatto richiesta fino allo scorso 31 dicembre.

Un bonus con una “vita” piuttosto breve

Introdotto – un po’ in sordina e in fase sperimentale – cinque anni fa e da allora sempre prorogato a ogni Finanziaria, prevedeva la possibilità alla madre lavoratrice di richiedere, al termine del congedo di maternità ed entro gli 11 mesi successivi, voucher per l’acquisto di servizi di baby sitting oppure per contribuire al pagamento dei nidi comunali e statali o delle strutture private accreditate, per un massimo di 6 mesi di tempo e in alternativa al congedo parentale. Si trattava, cioè, di un buono di 600 euro al mese (per le lavoratrici full time) destinato alle neomamme che sceglievano di rientrare al lavoro rinunciando alla cosiddetta “maternità facoltativa”. Nella pratica, il voucher veniva girato direttamente ai nidi accreditati dall’Inps o trasformato in ‘libretti famiglia’, voucher di pagamento per servizi di baby sitting regolari. Il contributo, cosa non secondaria, era previsto anche per le mamme lavoratrici autonome (ma con un limite di soli 3 mesi di erogazione).

Necessaria un’attenta valutazione sui benefici

Un sostegno non certo sufficiente a coprire le ingenti spese del nido o di una baby sitter professionale, ma comunque utile. Ha senso averlo stralciato dalla manovra? “Precisiamo che con il termine ‘bonus baby sitter’ si intendeva una misura che poteva essere utilizzata anche per il pagamento delle rette degli asili nido, per un massimo di sei mesi e in alternativa al congedo parentale”, spiega Mirko Altimari, esperto di diritto del lavoro, ricercatore e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. “Quindi, non di un ‘bonus’ in più o una tantum da erogare alle famiglie. Fin dalla sua introduzione, è stato trattato a livello normativo come una disposizione sperimentale e ovviamente il legislatore può modificare le norme o prevederne altre. È sua piena facoltà farlo. Tuttavia, penso che, soprattutto in riferimento ad alcuni temi, occorra nel nostro Paese una più attenta opera di monitoraggio e di valutazione degli effetti concreti del beneficio. Solo in questo modo il governo può compiere la sua decisione non sulla base di supposizioni, ma a partire da dati oggettivi”.

Altre misure per i neogenitori, tra positività e criticità

Anche se il bonus baby sitter non è stato prorogato, sono però state introdotte altre importanti misure nel cosiddetto “pacchetto famiglia”. “Due elementi positivi sono l’aumento del contributo per l’asilo nido e la maggiorazione del 20%, a partire dal secondo figlio in avanti, per l’assegno di natalità”, commenta l’esperto. “Positivo, anche se simbolico, è poi l’aumento dei giorni di congedo di paternità (da 4 a 5, ndr.). Tuttavia, una forte criticità è rappresentata dal fatto che questi strumenti prima avevano una durata di tre anni mentre adesso sono ridotti a uno solo.

Pacchetto famigliaCosa prevede?

Una programmazione più a lungo termine

Come sostenere, quindi, le famiglie dal punto di vista economico e favorire la conciliazione tra vita privata e lavoro? “Continuo a pensare che il tema vada affrontato di petto, pur consapevole che su questo ci sia nel nostro Paese un ritardo culturale ancor prima che normativo”, afferma Mirko Altimari. “Andrebbero, inoltre, valutate altre forme di sostegno alle famiglie: continuano a latitare le politiche abitative, un grande tema scomparso delle politiche pubbliche negli ultimi decenni in Italia, che solo in apparenza può apparire distante dagli argomenti qui trattati, ma che invece riguarda molto da vicino i neogenitori.

 

di Francesca Amé

Commenti