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22 novembre 2018

Quanto costa un bambino nel primo anno di vita?

Molto, anche fino a 15.000 euro, e questo è uno dei principali fattori che hanno abbattuto la natalità in Italia negli ultimi anni

Quanto costa un bambino nel primo anno di vita?

Figlio mio, quanto mi costi! Non si tratta solo di una percezione: metter su famiglia in Italia sta diventando un vero lusso. Un’affermazione esagerata? No, l’allarme arriva dalle cifre. Cominciamo, ad esempio, dai nuovi nati, che sono sempre meno. L’Istat conferma la realtà drammatica del tasso di natalità del nostro Paese: nel 2017 (ultimi dati disponibili) sono nati infatti solo 464mila bambini, oltre 10mila in meno rispetto al 2016. In 8 anni, dal 2008 al 2016, è stato registrato un calo di 100mila nascite e le previsioni per il futuro non fanno ben sperare. Senza voler dimenticare la questione dell’aumento dell’infertilità nei Paesi sviluppati – un fenomeno legato a una genitorialità sempre più in tarda età -, molti esperti sostengono che la crisi di questi tempi, l’incertezza politico-economica, i pochi aiuti e gli scarsi interventi legislativi abbiano avuto un impatto fortemente negativo sulla volontà di creare nuove famiglie. Ma quanto costa un bambino?

Lo studio delle cifre

L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori  ha recentemente fatto i conti con precisione, analizzando i costi relativi al mantenimento di un figlio nel suo primo anno di vita. Dallo studio sulla spesa sostenuta dai genitori per nutrire, crescere e curare il loro bambino nei primi 12 mesi, emerge che il costo varia dai 7 ai 15mila euro, a seconda dello stile di vita, delle esigenze, della regione di provenienza (le metropoli del Nord Italia hanno un costo della vita più caro, ma offrono anche maggiori sussidi e servizi alle famiglie). Valori diversi, ma in ogni caso molto elevati.

Le famiglie più a rischio?

Sono ovviamente quelle formate dalle mamme-single: stando all’ultima ricerca di Oxfam Italia, divulgata lo scorso settembre, il 12% delle donne lavoratrici è sottopagata (meno di 8 euro all’ora) e le single-mom sono quelle ad accusare maggiormente il colpo. In una recente analisi, pubblicata sul quotidiano economico Il Sole 24 Ore, una madre single su due ha problemi a sostenere una spesa imprevista di 800 euro e il 20% delle mamme single pagano in ritardo le bollette.

Quanto costa un bambino: il “peso” di nido e tata

Ma quali sono i costi che incidono maggiormente sul bilancio familiare nel primo anno di vita di un bambino? La risposta arriva da uno studio pubblicato da Cittadinanza Attiva e ancora valido: gli asili nido. Le rette sono ancora molto care: ci sono città in cui la media per le strutture pubbliche si aggira sui 500 euro al mese (a Lecco, ad esempio, e poi a Trento 437 euro, a Mantova 427 euro), sempre che si trovi posti in graduatoria nella sede prescelta. Se bisogna ricorrere a una soluzione diversa, l’esborso può raddoppiare o triplicare: la media nei nidi privati si attesta sui 700 euro al mese per 8 ore di servizio, mentre una tata – la ricerca è stata fatta dal gruppo Sitly, un servizio di recruiting di baby-sitter presente in diversi Paesi europei – ha una tariffa media oraria di 7,67 euro (tradotto: 60 euro al giorno per 8 ore, 30 euro se la mamma lavora solo part-time).
Concludiamo con l’ultimo dato, non meno importante. Si tratta del rilevamento dell’Inail sul fronte dell’occupazione femminile: 30mila donne all’anno in Italia rinunciano al lavoro perché non sono in grado di sostenere i costi davvero troppo elevati della gestione dei figli, specie nei primi 3 anni di vita. Non c’è da stupirsi.

 

di Francesca Amé

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