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14 gennaio 2019

Pacchetto famiglia: cosa prevede?

Bonus bebè e asilo, congedo di maternità e di paternità, incentivi per la sicurezza in auto... Ecco cosa cambia con la nuova legge di Bilancio

Pacchetto famiglia: cosa prevede?

Via libera al Pacchetto famiglia della Finanziaria 2019 con misure a sostegno delle famiglie, che però hanno sollevato alcune critiche da parte di molte associazioni. Vediamo quali sono i provvedimenti introdotti.

Bonus bebè: cosa cambia?

Si tratta del punto più atteso. Il Governo ha confermato il bonus bebè da richiedere all’Inps: per i primi dodici mesi di vita del bambino sarà erogato un assegno di 192 euro al mese con Isee pari o inferiore a 7000 euro (la somma scende a 80 euro negli altri casi). Per l’arrivo di un secondo figlio è previsto un incremento del 20% delle suddette somme. Passa invece da 1.000 a 1.500 euro l’anno, per tre anni, il bonus erogato dall’Inps per aiutare tutte le famiglie senza vincoli di reddito a sostenere la spesa per la retta degli asili nido pubblici o privati o per contribuire alla spesa legata all’assistenza a domicilio di piccoli di età inferiore ai tre anni affetti da disabilità gravi. Al momento l’aumento di 500 euro è previsto per il triennio 2019-2021.

Pacchetto famiglia: congedi più flessibili

Cambierà anche – altro annuncio che ha fatto molto discutere – l’obbligo di astensione dal lavoro durante la gravidanza: le donne che lo vorranno (previa autorizzazione del medico) potranno rimanere al lavoro fino al nono mese, portandosi in dote l’intero periodo di astensione di 5 mesi a dopo il parto. Il nuovo sistema, ribattezzato maternità “agile” viene proposto come alternativa all’attuale, che impone invece la sospensione dall’attività lavorativa nei due mesi prima del parto e nei 3 successivi o 1 mese prima e nei 4 successivi. Non è tutto: il ‘pacchetto famiglia’ della finanziaria conferma (dopo un iniziale dietrofront) il congedo di paternità, anzi lo allunga di un giorno. Questo significa che, entro i cinque mesi dalla nascita del proprio figlio, i neopapà potranno usufruire del ‘5+1’ (significa di 5 giorni, cui si può aggiungere un sesto, detratto da quelli previsti alle neomammme).

Smartworking: precedenza a neomamme e genitori di figli disabili

La legge sullo smartworking (entrata in vigore sotto il governo Renzi) rimane con una presisazione: le aziende, negli accordi di lavoro agile, dovranno dare precedenza alle domande delle mamme nei tre anni che seguono il congedo di maternità o dei genitori (mamme e papà) di figli con disabilità. La finanziaria annuncia anche misure future per sostenere le politiche destinate alle famiglie, con incentivi alle aziende che valorizzeranno servizi di welfare aziendale.

Seggiolini auto ‘sicuri’: gli incentivi previsti

A seguito della legge varata nei mesi scorsi, dopo l’insistenza di molte associazioni per evitare che le tragedie del passato si ripetano, la manovra prevede lo stanziamento di un fondo di un milione per il 2019 e di un altro milione per il 2020 per incentivare l’acquisto di un dispositivo di sicurezza che, tramite un allarme sonoro collegato al seggiolino, possa avvertire papà e mamme della presenza del bambino all’interno dell’abitacolo.

Le nascite continuano a diminuire

Nel frattempo, l’Italia registra l’ennesimo arresto della natalità. Nell’arco degli ultimi tre anni, secondo i dati Istat, le nascite sono diminuite di 45mila unità. Il numero medio di figli per donna è sceso fino al valore di 1,32 (tra i più bassi in Europa). Ultimo dato significativo: al primo gennaio 2018 le persone di 80 anni residenti nel nostro Paese risultano essere 482mila, mentre le nascite nel corso del 2017 sono state 458mila: non c’è più ricambio generazionale. Siamo in pieno squilibrio demografico: lo stesso Report dell’Istat parla di “quadro grave, ma non irreversibile”, come ha detto la direttrice delle Statistiche Sociali Vittoria Buratta al Sole 24 Ore.

Pacchetto famiglia, 3 domande all’esperto

Abbiamo chiesto a Mirko Altimari, docente e ricercatore all’Università Cattolica di Milano ed esperto di diritto del lavoro, un commento sul tema.

  1. Che cosa ne pensa della decisione di una “maternità agile” per le donne?

“Quella che, nel linguaggio comune, è ancora definita ‘astensione obbligatoria’ è una norma estremamente importante, che tutela sia la lavoratrice madre che la salute e il benessere del bambino. Si tratta di un vero e proprio divieto di adibizione a qualsiasi attività lavorativa dai due mesi precedenti al parto ai tre successivi: quindi cinque mesi in totale che vengono retribuiti all’80%, salvo migliori condizioni della contrattazione collettiva. In realtà la flessibilità è già prevista, perché è consentito lavorare fino a un mese precedente al parto e poi usufruire di quattro mesi di congedo. La nuova alternativa della ‘maternità agile’ mi pare vada vagliata con molta attenzione: vero è che per essere attuata richiede l’autorizzazione del medico, ma sarebbe in ogni caso da ben monitorare per evitare possibili pressioni o abusi”.

  1. E del bonus bebè, nuovamente inserito nella Finanziaria?

Non entro nel merito della cifra erogata. A mio avviso la maggiore criticità di questo tipo di disposizioni è il loro carattere provvisorio, quasi “eccezionale”, che fa sì che mutino a ogni legge di bilancio.

  1. Quali altri interventi sarebbero a suo giudizio necessari per fermare il crollo delle nascite in Italia?

Il tema della denatalità è cruciale per il futuro del Paese. Si tratta di una questione complessa, nella quale si intrecciano una pluralità di dimensioni che attengono, ad esempio, anche al cambiamento dei costumi, e quindi l’approccio deve essere naturalmente integrato. Ritorno a quanto detto: questi bonus, per quanto importanti, si dovrebbero collocare in un quadro più ampio e strutturale. Non vorrei essere annoverato tra i cosiddetti “benaltristi”, ma credo che nessuno possa essere così ingenuo da pensare che si decida di avere un figlio perché si riceve qualche centinaio di euro al mese per un breve tot di tempo. I problemi sono complessi e la politica dovrebbe avere una visione d’insieme. Quindi, ben vengano queste misure, ma bisognerebbe incentivare la condivisione delle responsabilità – sarebbe auspicabile una disposizione coraggiosa in tema di congedo di paternità, ad esempio – e rendere accessibili gli asili nido. E anche occuparsi di temi che solo in apparenza possono sembrare lontani: in Italia sono anni che non si fa nulla con riferimento alle politiche abitative. La volontà di mettere al mondo un figlio è una decisione personale, ma con risvolti sociali che mi pare anche banale evidenziare. Le persone non devono essere lasciate sole”.

 

di Francesca Amé

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