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28 settembre 2016

Nascita molto prematura, astensione più lunga

Più tutele alla maternità grazie alle novità introdotte dal decreto legislativo n.80/2015

Nascita molto prematura, astensione più lunga

Sono cambiate le tutele alla maternità in caso di parto fortemente prematuro: il Jobs Act ha infatti introdotto importanti novità che vanno incontro alle mamme di bambini nati prima dei due mesi antecedenti la data presunta del parto. Da giugno dello scorso anno, per loro congedo più lungo e possibilità di posticiparlo a quando il bambino viene dimesso dall’ospedale. L’Inps a fine aprile ha diffuso una circolare che spiega i dettagli delle novità e chiarisce alcuni dubbi amministrativi.

 

Una modifica nel rispetto dei genitori

Il decreto legislativo n. 80 del 2015, relativo alle misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, emanato nell’ambito del cosiddetto Jobs Act, ha modificato anche alcuni articoli del Testo Unico sulla Maternità/Paternità, punto di riferimento in materia di diritti sul lavoro dei genitori. Una novità riguarda specificatamente i casi di parto fortemente prematuro: “Rientrano in questa casistica tutti i parti avvenuti oltre due mesi prima della data presunta, cioè quando la lavoratrice non ha ancora iniziato il congedo ordinario”, spiega l’avvocata Francesca Fiore, socia di Legalilavoro.

 

Che cosa cambia con la riforma

“Fino al giugno 2015 in questi casi alla lavoratrice venivano conteggiati i cinque mesi di congedo obbligatorio a partire dalla data del parto: spesso però le nascite fortemente premature comportano lunghe permanenze in ospedale per il neonato e tempi di recupero, anche a casa, più lunghi. Con la riforma, il periodo di congedo si calcola ora aggiungendo ai 3 mesi post partum anche tutti i giorni compresi tra la data effettiva del parto e il termine previsto dal ginecologo”.

Un esempio per chiarire

Una donna lavoratrice dipendente o iscritta alla gestione separata (uniche due categorie per cui è prevista la riforma) che partorisce al sesto mese di gravidanza (cioè un mese prima dell’inizio del congedo), avrà diritto a 6 mesi totali di astensione dal lavoro: i cinque obbligatori per legge per tutte le lavoratrici, più un ulteriore mese per il parto prematuro.

Il congedo si può posticipare

La legge ha introdotto anche la possibilità per la madre, in caso di ricovero del neonato, di tornare al lavoro e di sospendere momentaneamente il congedo di maternità: “È un’opportunità rivolta alle donne che attestino, tramite certificato medico, di essere in buona salute, e di poter quindi tornare al lavoro in anticipo rispetto al previsto”, spiega Fiore. “In questo modo, la mamma può posticipare, in tutto o in parte, il congedo per poterne usufruire quando il bambino sarà dimesso dall’ospedale. È sicuramente un’opzione interessante in casi di lunghe degenze come possono essere quelle di bambini nati fortemente prematuri, ma che si presta anche per altre situazioni che prevedono la permanenza in ospedale del neonato”.

 

Il rinvio è possibile una volta sola

Questo diritto alla sospensione e al rinvio del congedo è comunque possibile solo una volta per ogni figlio: in caso di ricoveri successivi al primo, la mamma non può sospendere nuovamente il congedo.

Per poter usufruire del congedo, oltre al certificato medico che attesta la buona salute della donna, è necessario un documento che comprovi il ricovero del neonato.

 

di Monica Gabrielli

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