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28 novembre 2016

Il mio lavoro? In sala parto

L’esperienza di una donna che, dopo la nascita delle sue gemelle, ha scelto di continuare la sua attività lavorativa accanto alle mamme che devono subìre un cesareo

Il mio lavoro? In sala parto

Le sue gemelle nate con l’aiuto delle future colleghe. Silvia Carini è nata a Brescia nel 1975 e oggi lavora come strumentista nella sala operatoria di ginecologia dell’Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia. Anna e Viola, le sue due gemelle, sono arrivate quando aveva 35 anni e oggi hanno cinque anni e mezzo.

Il sacco si è rotto alla 34esima settimana, e Silvia ha partorito nell’ospedale dove lavorava prima della gravidanza, ma in un reparto ospedaliero che ancora non conosceva a livello professionale. “Al tempo lavoravo in emodialisi”, racconta, “ed è stato solo al rientro dalla maternità che ho scelto di entrare nella sala parto di ginecologia come strumentista, per interesse ma soprattutto perché i turni mi aiutavano nella gestione familiare. Quindi posso dire che il parto cesareo mi è stato fatto dalle future colleghe”.

 

Tante attenzioni per le due piccole

Essendo stata una gravidanza gemellare, Silvia ha smesso subito di lavorare, e per tre/quattro mesi è stata a completo riposo. “Poi sono stata meglio, ho ripreso a uscire e ad andare in piscina”, racconta. “Il momento del parto è arrivato in modo abbastanza inaspettato, dopo due giorni di dolori addominali. Sono andata in ospedale per un controllo e mi hanno ricoverata: verso sera si è rotto il sacco e c’è stato il cesareo d’urgenza. Due ore dopo, Anna e Viola erano nate”.

All’inizio è stata dura, perché era la prima esperienza di maternità e le bambine erano due, con gli stessi bisogni nello stesso momento. “Avevo il latte e ho provato ad allattare, ma erano troppo piccole”, spiega. “Così ho usato il tiralatte, ma solo per tre mesi, poi ho ceduto alla scelta del latte artificiale: nonostante mi sentissi in colpa, ero più tranquilla e loro crescevano.”

 

Una ripresa lavorativa non semplice

Quando le bambine avevano 13 mesi, Silvia è rientrata al lavoro, ma non è riuscita subito a ritrovare la concentrazione di un tempo. “Il mio pensiero era fisso su Viola e Anna. Erano a casa con i nonni, che ci hanno aiutato tantissimo, evitandoci la scelta del nido o della baby-sitter, ma non potevo proprio fare a meno di pensare a loro. Adesso che sono più grandi, invece, quando è il momento riesco a staccare.” Il sabato e la domenica, Silvia è spesso reperibile, proprio come il marito che fa lo stesso lavoro. “Anche se le bambine vogliono stare con te e piangono, quando arriva la telefonata bisogna partire subito”, racconta Silvia. “Adesso però si sono abituate. Quando torno, mi chiedono spesso se è nato un bambino e come si chiama. Renderle partecipi aiuta molto”.

 

di Mara Pace

 

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