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21 giugno 2016

Mancano i pediatri? Si lavori in gruppo

Mancano i pediatri? Si lavori in gruppo

I pediatri di libera scelta? Merce rara, sul territorio. Così, almeno, secondo il supplemento medico di Altroconsumo “Test salute”, che sul tema ha realizzato un’inchiesta in otto grandi città italiane. Verificando che, pur nelle differenze riscontrate fra una realtà e l’altra, i dottori dei bambini in genere scarseggiano. Di più: se una famiglia si presenta a uno sportello Asl per scegliere o revocare lo specialista, spesso ottiene informazioni carenti. In alcuni casi, l’elenco dei professionisti disponibili a prendersi in carico un nuovo nato non è neppure consultabile.

Tutto sommato, ha verificato Altroconsumo, è molto più semplice informarsi online, visitando i siti web delle aziende sanitarie locali, dove il quadro delle disponibilità degli specialisti, o i loro orari di ricevimento – alle volte persino il loro curriculum – sono chiaramente esposti. Sembrerebbe un controsenso. Ma davvero la situazione è così critica? Ne parliamo con il dottor Giampietro Chiamenti, appena riconfermato al vertice della Fimp, Federazione italiana medici pediatri, che è a tutti gli effetti il sindacato di categoria.

Presidente, è così difficile reperire uno specialista sul territorio?

Più che un problema attuale, reale, mi sembra un tema che si porrà in prospettiva futura, data l’età media dei pediatri italiani, che è di 55 anni. Se i ritmi attuali della formazione non verranno implementati, è probabile che nel 2025 sarà difficile sostituire i professionisti che andranno in pensione. Però vi sono alcune variabili da considerare, prima di lanciare l’allarme.

Quali?

Anzitutto, se i tassi di natalità nel nostro Paese continueranno a scendere – quest’anno, per la prima volta sono venuti alla luce meno di 500 mila bambini, ndr – è presumibile che diminuirà anche il “fabbisogno” di pediatri. Inoltre, non è detto che resti fisso l’attuale massimale di scelta (che oggi oscilla fra un minimo di 600 e un massimo di 800 bambini fra 0 e 6 anni per specialista, deroghe a parte, ndr ). E che le Regioni, o lo Stato, non decidano di aumentare le borse per la formazione pediatrica. C’è poi un’ulteriore possibilità: la pediatria di gruppo.

Ovvero la facoltà, per i pediatri di famiglia, di lavorare assieme in sede unica, cioè all’interno dello stesso ambulatorio, offrendo così una maggiore disponibilità di servizio: per esempio, orari di visita più ampi. 

Esatto. In questo modo, cioè con una diversa organizzazione del lavoro fra colleghi, il massimale degli 800 bambini è facilmente superabile. A parte il fatto che già oggi, in alcune Regioni, se si presenta la necessità è possibile derogare a questo limite e seguire anche 1000-1100 pazienti, va detto che un pediatra da solo non ce la può fare. Diventa difficile, in questi casi, garantire un servizio di qualità.

Quel che non dovrebbe succedere mai, e che invece ogni tanto capita. Come rivelano anche le cronache recenti.

Appunto. Ecco allora l’importanza, per il professionista, di dotarsi di supporti adeguati. Assumendo una segretaria, per esempio, o un’infermiera. Oppure lavorando assieme ad altri colleghi all’interno di un gruppo di pediatria. Oggi c’è una certa preoccupazione perché la nostra categoria continua a seguire anche bambini fra i 7 e i 14 anni. E, nel caso di pazienti con malattie croniche, anche ragazzi di 15-16 anni. Questo, si dice, rende più difficle la presa in carico di nuovi nati. Vero, il tema sussiste, ma non ha tinte così drammatiche. E comunque sono proprio le famiglie a spingerci a un impegno così prolungato, con i loro figli. Perché evidentemente lavoriamo bene.

E che dire dei problemi agli sportelli di scelta e revoca? Possibile che sia più agevole reperire un pediatra online che non informandosi negli uffici Asl?

Difficile per me valutare questi aspetti. La questione ha mille sfaccettature, legate a molteplici variabili locali e al modello organizzativo adottato dalla singola Asl. In ogni modo, la responsabilità è del distretto sanitario, che non solo dovrebbe mettere a disposizione l’elenco dei pediatri attivi nell’ambito territoriale di competenza, ma dovrebbe chiarire anche la loro disponibilità ad assumere nuovi incarichi e le loro modalità di lavoro: se ricevono su appuntamento, per esempio, o con accesso libero in ambulatorio. L’ideale sarebbe distribuire alle famiglie una carta dei servizi del pediatra di libera scelta. Alcune aziende sanitarie l’hanno già messa a punto, basterebbe seguire il loro esempio. Non viene fatto? Forse non c’è sufficiente sensibilità, sul tema. E non mi faccia dire altro.

Fulvio Bertamini

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