Secondo figlio: siete davvero sicuri di essere pronti?

20 novembre 2019

Secondo figlio: siete davvero pronti?

Spesso lo vorrebbero entrambi, ma allo slancio del cuore possono talvolta opporsi timori, incertezze e ansie di varia natura. Ecco come orientarsi

Secondo figlio: siete davvero pronti?

La decisione di mettere al mondo un figlio è un momento di svolta molto importante nella vita di ogni coppia. Tu e lui stabilite di diventare qualcosa di più, di assumere il ruolo e la responsabilità di genitori. La vostra vita e la vostra relazione verranno inevitabilmente rivoluzionate con la nascita del bebè. Ma anche la scelta di allargare la famiglia con un secondo figlio è altrettanto impegnativa. Perché crescere due figli anziché uno richiede energie, tempo e risorse maggiori. E perché il passaggio da tre a quattro in famiglia comporta una rivoluzione degli equilibri acquisiti. Proprio com’era già accaduto con il passaggio da due a tre. Quali aspetti, allora, è bene considerare prima di lanciarsi in questa nuova avventura? E che cosa si può fare se non siete subito d’accordo?

Esiste la “formula” della famiglia ideale?

“Nella nostra cultura, il modello tradizionale di famiglia ideale è quello formato da padre, madre e due figli. Possibilmente maschio e femmina”, dice Katjuscia Manganiello, psicologa e psicoterapeuta familiare libera professionista a Pesaro. “È un modello ancora fortemente radicato nel nostro immaginario collettivo. Nonostante negli ultimi anni i cambiamenti sociali e la crisi economica abbiano determinato una riduzione del numero di famiglie con più figli e si vada diffondendo sempre di più il modello della famiglia con un figlio unico”.

Naturalmente, poi, ogni coppia e ogni famiglia rappresentano un caso a sé. Ognuno ha il suo riferimento ideale, che dipende dalle inclinazioni personali e dalla storia della famiglia d’origine. “Sarebbe utile che lei e lui parlassero apertamente delle proprie aspettative. Fin da quando la relazione diventa importante, per conoscersi meglio, valutare le affinità e programmare un futuro condiviso”, osserva la psicologa.

C’è poi chi decide di allargare la famiglia anche quando l’idea di avere più figli non faceva parte del programma iniziale. Perché l’esperienza col primo bambino è stata gratificante, la coppia è solida, ben rodata. E pronta ad accogliere una nuova vita. “L’importante è che tra lei e lui il legame sia saldo. Perché l’equilibrio dell’intera famiglia, che sia di tre o quattro membri, si regge sull’alleanza tra i genitori”, avverte Katjuscia Manganiello. “Da loro dipende la serenità dei figli”.

Già ben rodati, ma aperti alla novità

Per una mamma e un papà alle prime armi, crescere un bambino è un’assoluta novità. Piena di scoperte eccitanti ma anche di incognite, dubbi e una dose di inevitabile timore. Con l’arrivo del secondo figlio, la prospettiva è diversa. “I genitori, forti della loro esperienza, sono più fiduciosi nelle proprie capacità, più rilassati. Sanno che cosa aspettarsi e il loro ruolo non li intimorisce più”, spiega la psicologa. “Va detto, però, che ogni bimbo è diverso dagli altri. Se il primo dormiva poco e aveva un caratterino turbolento, il secondo figlio può essere tranquillo e pacioso, e viceversa. Di certo, il piccolo avvertirà la maggiore serenità di mamma e papà e ne trarrà giovamento”.

Anche le dinamiche e gli equilibri all’interno della famiglia che si allarga sono un miscuglio di esperienza e di novità. “Lei e lui hanno già assunto il ruolo di genitori e hanno imparato a conciliare le esigenze della coppia e quelle della famiglia. Modificando i loro ritmi e le loro abitudini per far posto al primo figlio”, dice Katjuscia Manganiello. “Con l’arrivo del secondo figlio dovranno ulteriormente adattarsi. Cambierà il rapporto tra di loro e tra loro e il primogenito. È importante che riescano a mantenere degli spazi da dedicare in esclusiva alla vita di coppia. Nonostante gli aumentati impegni, per non sbilanciare troppo l’equilibrio”.

Secondo figlio? Confrontatevi e pensate al futuro

Il modo giusto per prepararsi alla nascita del secondo figlio è, in primo luogo, compiere una scelta condivisa. E poi confrontarsi, parlarne. “Bisogna fare uno sforzo di immaginazione e anticipare i possibili scenari futuri”, spiega la psicologa. “Che impegno concreto richiederà la presenza del secondo bambino? Servirà una tata o coinvolgere i nonni nell’organizzazione quotidiana? C’è abbastanza posto in casa? Sarà necessario cambiare la disposizione delle camere? I soldi basteranno? E poi, ancora: la coppia è pronta dal punto di vista emotivo ad affrontare un cambiamento? In che modo i genitori divideranno il proprio tempo e il proprio impegno tra i due figli? Come si porranno nei confronti del primo dopo la nascita del secondo? Oltre a valutare la situazione, questo esercizio di riflessione e confronto serve a visualizzare il futuro. Ad accostarsi mentalmente al nuovo bimbo che verrà. Ad abituarsi all’idea e a preparare la famiglia ad accoglierlo”.

Non sempre entrambi i partner sono d’accordo fin dall’inizio. “Può infatti accadere che uno dei due si faccia persuadere dall’altro, ma mantenga comunque delle perplessità”, spiega Katjuscia Manganiello. “In questo caso, consiglio di far tesoro del periodo della gravidanza per immaginare insieme la vita futura con i due bimbi. In modo tale che il genitore meno convinto si senta più coinvolto nella prospettiva del progetto comune in corso di realizzazione”.

Se il progetto non è condiviso o resta in stand-by

Il rifiuto assoluto di mettere in cantiere un secondo figlio da parte di uno dei due partner non è facile da accettare. “Anche se la coppia ha già un bambino, la frustrazione del desiderio di maternità o paternità è dura”, commenta la psicologa. “Tuttavia, la scelta di avere un figlio non si può imporre e, se il partner contrario è inamovibile, bisogna affrontare la questione in modo tale da non produrre fratture. Se lei e lui hanno una buona intesa, possono superare l’ostacolo parlando con chiarezza. E dimostrando empatia l’uno per l’altro, immedesimandosi l’uno nell’altro. Il silenzio in questi casi è controproducente, perché il non detto alimenta il rancore che si accumula nel tempo fino a mettere a rischio la tenuta della relazione. Nei casi più difficili, la coppia può considerare l’idea di chiedere aiuto a un terapeuta”.

Che cosa si prova se, dopo la nascita del primo figlio, il secondo non arriva? Ansia e delusione sono intense come quelle delle coppie che non riescono a mettere al mondo il primo figlio? “Tutto dipende dall’ideale di famiglia che lei e lui hanno in mente”, risponde l’esperta. “Se i loro piani prevedevano la presenza di due o più bambini, l’impossibilità di portare a compimento il progetto può risultare molto dolorosa. Ci vuole una grande elasticità mentale per adattare le aspettative ai limiti imposti dalla realtà. E serve impegno per superare il momento difficile facendo appello a quanto di buono si è già ottenuto: la complicità tra partner e la gioia di un figlio”.

Fratellino in arrivo!

Che cosa pensa il primogenito dell’arrivo di un fratellino o di una sorellina? Lo desidera? Può percepirlo come una minaccia, come un ostacolo tra lui e l’amore di mamma e papà? È giusto che i genitori consultino il primo figlio e tengano conto del suo parere nella scelta di averne un secondo?

“Spetta a mamma e papà la responsabilità di prendere la decisione”, risponde la psicologa. “Non è opportuno coinvolgere il piccolo in questa fase e caricarlo di un onere che non gli appartiene. I genitori devono tenere conto di come cambieranno i rapporti tra tutti i membri della famiglia all’arrivo di un secondo figlio. Poi devono compiere una scelta. In seguito, si impegneranno ad aiutare il primogenito ad accettarla. Preparandolo al momento opportuno all’arrivo del fratellino o della sorellina. Spiegandogli come sarà la quotidianità, come funzioneranno le giornate dopo la nascita, perché sappia che cosa aspettarsi”. Quando il bebè arriverà, saranno molto impegnati a prendersene cura, ma non dovranno trascurare il primogenito. Dedicandogli sempre tempo e attenzioni in esclusiva. “Perché non si senta messo da parte, scavalcato e sostituito dal fratellino”.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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