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06 dicembre 2018

Primo Natale in tre

Fino a ieri, anche le festività erano occasioni per una parentesi romantica “a due”. Naturalmente c’erano le riunioni con le rispettive famiglie, ma gli auguri, le coccole e i regali speciali erano destinati al partner. Ora, con l’arrivo del piccolo, tutto è cambiato…

Primo Natale in tre

Con l’arrivo di un bimbo la coppia diventa famiglia ed è normale che il primo Natale in tre assuma un significato nuovo. I neogenitori concentrano le loro attenzioni e le loro energie sul piccolo perché trascorra giorni di magia, di gioia e costruisca ricordi felici. Attraverso i suoi occhi, loro stessi vivono le feste con uno spirito nuovo e richiamano alla mente i propri ricordi d’infanzia. A volte, però, queste emozioni si accompagnano a un senso di perdita, se la nuova organizzazione familiare non lascia alcuno spazio alla dimensione di coppia, se lei e lui non trovano un po’ di tempo per festeggiare tra loro, come prima.

Primo Natale in tre: il piccolo al centro

La festa di Natale è un evento davvero speciale: forse non proprio per lui, che è ancora troppo piccolo per rendersi conto di quello che gli accade intorno, ma per il nucleo che lo accoglie. “In effetti, le riunioni con i nonni, gli zii e i cugini rappresentano l’ingresso ufficiale del bimbo in famiglia e l’interesse di tutti è concentrato su di lui”, osserva Rodolfo De Bernart, psichiatra e psicoterapeuta della famiglia e della coppia, fondatore e direttore dell’Istituto di Terapia Familiare di Firenze. “E i neogenitori… fanno i genitori. Anche per loro è, in un certo senso, una prima volta: non presenziano più in veste di figli ma di mamma e papà. E va bene così. Per loro la priorità è curare il piccolo, garantirgli il benessere. Per tutti è un’esperienza di grande dolcezza e affettività”. Un elemento critico che può manifestarsi in questa circostanza è l’eventuale rivalità tra le due famiglie d’origine della coppia, che si contendono l’appartenenza del nuovo nato. “Ha il naso del papà! È il ritratto di nostra figlia!”, dice De Bernart. “Di solito si tratta di scaramucce inoffensive. Negli anni successivi i genitori dovranno vegliare perché la rivalità innocua non si trasformi in una gara a colpi di regali importanti per conquistarsi i favori del bambino. Quella sì potrebbe confondere il piccolo e generare tensioni nella coppia”.

Capodanno salvacoppia

Se il Natale è comunemente considerato la festa della famiglia per antonomasia e dunque è naturale per mamma e papà dedicarlo al bambino senza sentirsi privati del proprio spazio, il Capodanno invece, nella nostra cultura, viene percepito come una festa dedicata alla coppia, agli amici, al divertimento. “Si fa nottata, si brinda, ci si diverte tra adulti”, dice lo psichiatra. “Se prima dell’arrivo del bebè la coppia celebrava la festa in questo modo, è probabile che ora, con le limitazioni che la genitorialità impone, viva un senso di perdita”. Quello da coppia a famiglia è un passaggio importante, una rivoluzione. “Cambiano le priorità, i ritmi e, soprattutto nei primi tempi, può accadere che l’intimità ne risulti penalizzata”, osserva De Bernart. “Lei e lui hanno tempo per stare un po’ insieme solo quando il bambino dorme, ma spesso a quel punto sono a loro volta stanchissimi. L’impatto di un simile cambiamento può essere forte”. Che fare, quindi? Si può chiedere la collaborazione dei nonni o degli zii per tenere il piccolo almeno qualche ora e festeggiare in due, come ai vecchi tempi. Se la coppia ne avverte la necessità, è bene assecondare questa esigenza senza sensi di colpa. Il primo Natale in tre è importante, ma in altri momenti di festa è possibile ritagliare uno spazio di coppia: se i partner si sentono soddisfatti e appagati, sono anche nelle condizioni ideali per svolgere al meglio il compito impegnativo dei genitori.

Confidarsi per recuperare l’intimità

“Talvolta, però, uno dei due o entrambi i partner non se la sentono di delegare a un familiare o a una persona di fiducia la cura di un bimbo così piccolo, anche se per poco tempo. È un sentimento che può allora dipendere dall’insicurezza e dal grado di ansia personale di ciascuno. Il partner più convinto e determinato può allora tentare di contagiare l’altro con la propria fiducia, ma non è detto che abbia successo”. Quello che è molto importante è dialogare apertamente e confidarsi l’un l’altro anche i sentimenti considerati negativi, senza timore di essere giudicati. “È un classico: sia a lei che a lui manca l’intimità. Rimpiangono i tempi passati, benché siano felici di essere genitori e di avere il loro bimbo, ma nessuno dei due ha il coraggio di confessarlo all’altro perché ha paura di passare per un genitore inadeguato”, spiega De Bernart. “Se invece si confidassero, scoprirebbero di pensarla allo stesso modo, perché ciò che provano è un sentimento naturale. La loro complicità ne risulterebbe rafforzata. Eliminare i malintesi è il primo passo per migliorare la collaborazione e costruire nuovi spazi e nuovi modi per stare insieme come coppia”.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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