Litigi di coppia: strategie per un confronto efficace

16 ottobre 2018

Litigi di coppia: strategie per un confronto efficace

I motivi di conflitto sono del tutto normali e nasconderli sotto il tappeto rischia solo di farci accumulare tensione. Ecco come affrontare i litigi ed evitare le crisi

Litigi di coppia: strategie per un confronto efficace

La vita a due non è mai una passeggiata. Ciascun partner – è ovvio – ha le sue convinzioni, preferenze, necessità, opinioni. Le divergenze e i litigi di coppia sono quindi naturali, a maggior ragione quando la nascita di un bimbo rivoluziona abitudini e ruoli in famiglia e richiede scelte importanti. “Evitare il confronto è la scelta peggiore, perché crea un solco tra lei e lui che, con il tempo, è sempre più difficile colmare”, dice Fausto Manara, psichiatra e psicoterapeuta dell’Università di Brescia. “Nascondere i problemi, insomma, non li risolve”. Ma occorre saper gestire il confronto evitando, all’estremo opposto, liti sterili e un clima di conflitto che nuoce alla serenità di adulti e bambini.

Litigi di coppia: far finta di nulla non paga mai

“E vissero sempre felici e contenti” è un finale adatto alle fiabe, non certo alla vita vera, perché le coppie apparentemente perfette, che non sembrano mai attraversate da conflitti, nella realtà non sono affatto le più felici. “Le coppie che non litigano mai non hanno nulla da dirsi: non comunicano, si tengono a distanza, anche se apparentemente sono unite”, osserva Manara. “Oppure temono di turbare la situazione di equilibrio precario in cui vivono e allora nascondono i dissapori, lasciano correre. Non è raro che uno dei due, per quieto vivere, abbia rinunciato a far valere il proprio punto di vista e sia succube dell’altro. Così facendo, però, si accumulano tensioni sotterranee che, oltre a rendere infelici, possono prima o poi esplodere e portare a una crisi seria, perché alla fine, quando diventa inevitabile l’esigenza di chiarirsi, si fa la somma di tutto”.

C’è poi una strategia alternativa ai litigi di coppia per manifestare disaccordo senza alzare la voce: tenere il broncio. “È una strategia puerile”, commenta Manara. “I bambini piccoli fanno il broncio. Capita anche agli adulti, ovviamente. A chi non capita di quando in quando? Ma bisogna riflettere e capire che è un atteggiamento che non porta da nessuna parte. Tenere il broncio equivale a mettere in pausa il conflitto, non risolverlo. Prima o poi bisogna riprendere a parlare, inevitabilmente. Ma chi farà il primo passo e romperà il silenzio? La situazione può sfuggire di mano e diventare un braccio di ferro, destinato solo a inasprire il conflitto”.

Cosa nascondono le polemiche ripetitive?

Se tacere e nascondere i problemi, oppure manifestarli con silenzi e musi, è deleterio per l’armonia della coppia, altrettanto nocivi sono i litigi di coppia innescati dalla minima scintilla, che si ripetono nel tempo sempre con lo stesso copione e non portano a un vero chiarimento. “Se lui e lei discutono di frequente per cause apparentemente banali e ripetono sempre le stesse cose senza approdare a nulla, vuol dire che c’è un motivo di fondo, un problema nascosto, la vera questione da affrontare”, spiega lo psichiatra. “Finché non si fermano a riflettere e identificano il nodo all’origine dei loro dissapori, non usciranno dalla routine distruttiva. Le liti sterili sono il trionfo del depistaggio: sia lei che lui si accusano a vicenda girando intorno al problema, ma tenendosene sempre a distanza. Invece, il litigio deve essere un’occasione di chiarezza e confronto, in cui i problemi vengono fuori, anche in modo esplosivo, purché escano allo scoperto per poi consentire ai partner di mettersi al lavoro e risolverli”.

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Dopo la discussione, la meditazione

Qual è, allora, la condotta più costruttiva per gestire le divergenze in modo proficuo? “L’ideale sarebbe mettere in chiaro preventivamente alcune cose, prima di arrivare a una discussione”, risponde Fausto Manara. “Dirsi francamente quali sono i limiti dell’uno e dell’altro. Per esempio ‘io non tollero di avere a che fare con i tuoi’, oppure ‘ho bisogno di avere del tempo tutto per me per coltivare i miei interessi’. Non è facile arrivare a un chiarimento sereno di questo tipo, perché quando lei e lui si conoscono e si innamorano, non vedono l’uno i difetti dell’altro, sono come accecati. Quando poi emergono i primi motivi di fastidio, si teme di ammetterlo esplicitamente per paura di rovinare l’idillio. Quel che non ci piace del partner dipende in parte dal suo comportamento, ma anche in buona misura dal nostro modo di percepirlo e di interpretarlo, dunque bisognerebbe parlare con apertura mentale, con la volontà di mediare e trovare un compromesso tra le esigenze di entrambi”.

Un lavoro di questo tipo, affrontato a mente serena, è una buona base su cui impostare un rapporto onesto ed evitare delusioni in seguito. “Ma sono poche le coppie disposte a farlo, a meno che non ci siano costrette da un conflitto in atto”, dice lo psichiatra. “Allora, bisogna cogliere la palla al balzo alla prima lite e tirare fuori tutto, cercando se possibile di mettere da parte l’atteggiamento distruttivo dettato dalla rabbia”.

Una discussione costruttiva porta a una riconciliazione laboriosa. “La pace dopo i litigi di coppia non è un momento idilliaco e romantico come ce lo mostrano i film d’amore”, osserva Fausto Manara. “Tranne rari casi, le questioni sollevate durante la discussione non si dissolvono soltanto perché sono state affrontate con chiarezza. Le divergenze rimangono e bisogna quindi rimboccarsi le maniche per comporle in una maniera che sia di reciproca soddisfazione. Se c’è la consapevolezza che il rapporto vale e non manca la volontà di superare gli ostacoli per mantenerlo in vita, la riconciliazione è il momento della mediazione, cioè la fase in cui occorre rinunciare a un pezzettino della propria posizione in cambio di una rinuncia analoga dell’altro”.

Con l’arrivo di un bimbo, si ha anche l’esigenza di ridefinire tutto

La condivisione delle cure può rafforzare la sintonia e lo spirito di collaborazione nella coppia. Al tempo stesso, però, la presenza di un piccolo in casa e la novità sono fonte di stanchezza e stress per i genitori, specie nei primi mesi. “E la stanchezza, si sa, porta a enfatizzare i dissidi e i litigi di coppia”, dice Fausto Manara. “Spesso, poi, la nascita del primo figlio produce una rivoluzione nella divisione dei ruoli che si era creata in precedenza tra i partner. Se prima ognuno contribuiva al ménage e aveva i propri spazi, adesso si pone il problema di chi debba restare a casa col bebè, chi possa svegliarsi di notte e consolarlo quando piange. Questo cambiamento non è sempre pacifico e facile”.

La società sta metabolizzando il concetto di parità tra uomo e donna anche nell’ambito delle cure alla famiglia: nelle nuove coppie la divisione dei compiti è più equa e i papà sono spesso coinvolti in prima persona nell’accudimento dei figli piccoli, ma la trasformazione è ancora in corso. “Nonostante l’ampliamento del congedo di paternità e tante belle prese di posizione ufficiali, nel privato di ogni casa sono ancora tanti gli uomini che si sentono in diritto di delegare le cure dei bambini alla compagna, convinti che sia un ‘lavoro da donna’, col risultato che tante neomamme si trovano sulle spalle un carico di lavoro eccessivo e comprensibilmente sono stressate”, dice lo psichiatra. Viceversa, può accadere che la donna usi l’accudimento del neonato come uno schermo per celare difficoltà nella vita di coppia. “Il bimbo diventa allora la scusa ideale per allontanarsi dal partner, quindi per evitare l’intimità e anche per sottrarsi alle occasioni di confronto. Anche in questo caso, una comunicazione diretta e onesta è sempre la scelta migliore. Lui e lei dovrebbero trovare del tempo e uno spazio privato per parlare ed eventualmente litigare, sempre in modo costruttivo, lontano dalle orecchie del bambino, per non turbarlo né farsi inibire dalla sua presenza”.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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