La corretta contraccezione per chi allatta al seno | Io e il mio bambino

25 maggio 2012

La corretta contraccezione per chi allatta al seno

La corretta contraccezione per chi allatta al seno

Profilattico
Via libera fin da subito al preservativo: il metodo barriera più conosciuto al mondo è, infatti, anche il più indicato per la ripresa dei rapporti, indipendentemente da quale tipo di allattamento sia stato scelto.
Quando: trascorsi 15/20 giorni dal parto, non appena gli organi genitali ritornano alla normalità e le eventuali piccole lacerazioni post-partum si sono rimarginate.
Vantaggi: se di buona qualità, usato correttamente (infilato sul pene in erezione prima di iniziare la penetrazione e rimosso subito dopo l’eiaculazione) e salvo ‘incidenti di percorso’ (rottura o sfilamento) il profilattico è un metodo efficace nel 97 per cento dei casi. È privo di effetti collaterali, a meno che uno dei due partner non sia allergico al lattice, e non interferisce con la lattazione.
Svantaggi: può influire negativamente sulla spontaneità del rapporto, smorzando un po’ l’intimità e anche le sensazioni, soprattutto quelle del partner. A meno che non si trasformi la ‘vestizione’ in un divertente gioco a due e si usi qualche goccia di gel lubrificante per aumentarne il comfort.

Mini-Pillola
Chi prima della gravidanza era solita usare la pillola o può fare ancora, purché adotti la versione ‘mini’, quella appositamente studiata per le neomamme che vogliono allattare al seno il loro bambino.
Quando: la si può prendere a partire dalla 4ª settimana dopo il parto, anche se non sono ricomparse le mestruazioni. Allattando, il flusso potrebbe tornare 5, 6 o addirittura 7 mesi dopo la nascita ed essere comunque preceduto da un’ovulazione.
Vantaggi: rispetto a quella classica, che combina gli estrogeni (vietati durante l’allattamento al seno) con i progestinici, la minipillola è composta solo da un ormone progestinico, il desostergel, che non modifica la composizione e la quantità del latte. Se assunta tutti i giorni, alla stessa ora, senza interruzione, quindi anche durante le mestruazioni, ha la stessa efficacia della pillola tradizionale.
Svantaggi: è sconsigliata in caso di patologie epatiche. Come la pillola tradizionale, può causare qualche disturbo, quali nausea, acne, aumento di peso.

Spirale
Conosciuta anche come IUD (Intra Uterine Device), la spirale è un piccolo dispositivo in plastica a forma di T che il ginecologo applica all’interno della cavità uterina. Il suo meccanismo d’azione è molto semplice e allo stesso tempo efficace: la sua presenza provoca una leggera infiammazione locale che rende più difficoltoso l’annidamento di un eventuale ovulo fecondato; in più, il piccolo filo di rame che l’avvolge libera ioni nell’utero, agendo da spermicida.
Quando: dopo sei settimane se il parto è stato naturale, 2/3 mesi in caso di cesareo, per consentire una corretta riparazione dell’incisione uterina. Se introdotta prematuramente, quando l’utero non è ancora ritornato alle sue dimensioni normali, la spirale rischia di essere espulsa spontaneamente.
Vantaggi: è efficace fin da subito, non interferisce durante i rapporti sessuali e offre una protezione elevata, pari al 98 per cento e duratura: in base ai modelli, va infatti sostituita dopo un periodo di 3-5 anni.
Svantaggi: può causare mestruazioni più lunghe e abbondanti, crampi addominali, episodi di spotting (perdite di sangue tra un ciclo e l’altro) e, in caso di concepimento, è collegata al rischio di gravidanza extrauterina. Va tenuta sotto controllo, con una visita ginecologica ogni sei mesi ed è sconsigliata a chi ha già avuto gestazioni extrauterine, soffre di infezioni ricorrenti ai genitali, fibromi uterini, cisti ovariche, flussi abbondanti e anemia.

 

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