Dormire insieme… o separati? | Io e il mio bambino

13 settembre 2012

Dormire insieme… o separati?

Dormire insieme… o separati?

Lui e lei… nel lettone. Un toccasana per l’amore ma anche per la salute. Lo dice uno studio americano: dormire insieme fa bene al cuore, soprattutto a quello femminile. Secondo la ricerca, condotta da un’equipe di psicologi dell’Università di Pittsburgh, avere il partner accanto durante il sonno riduce i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, che può provocare malattie cardiache, depressione e patologie autoimmuni.

Non solo: condividere il letto matrimoniale fa aumentare anche i livelli di ossitocina, definito l’ormone dell’attaccamento, perché in grado di rafforzare il legame tra le persone. Le donne in particolare, sembrano apprezzare di più il fatto di avere accanto il proprio compagno perché si sentono più protette: associano il letto al loro bisogno di sicurezza e anche il sonno, di conseguenza, diventa più riposante. “Ma non è sempre così”, avverte la sessuologa Roberta Giommi. “Spesso la condivisione obbligata degli spazi può portare a una caduta del desiderio. La causa è una forma di aggressività verso il partner, che si accumula per varie ragioni: il fatto che uno dei due russi e l’altro non riesca dormire, è il tipico esempio. Ma ci sono altri motivi di tensione: se il compagno ritarda nell’andare a letto, se si addormenta girandosi dall’altra parte, se si sveglia presto e vuole parlare, leggere o fare l’amore, e via dicendo”.

Quando i letti separati sono una soluzione

In questi casi le stanze separate possono essere una via d’uscita? “Il desiderio di dormire in camere diverse può contenere in sé un giusto suggerimento, relativo alla sessualità”, spiega l’esperta. “Per molte donne l’intimità fisica con il partner non può essere l’atto finale di una giornata stancante, scontato perché si condividono le lenzuola. Ma deve essere scelto e costruito. Insomma, non basta allungare un braccio e pensare che sia tutto a portata di mano. Ecco che frapporre una certa distanza può riaccendere il desiderio perché si interrompe l’abitudine, si crea quell’alone di mistero verso l’altro che il tempo ha appannato”. Secondo alcune teorie, alla base del calo di desiderio ci sarebbe l’assuefazione sempre allo stesso odore della pelle del partner, più precisamente ai suoi ormoni sessuali (feroromoni). Così l’eccitazione non riesce più a scattare.

In ogni caso non c’è una regola generale, ogni coppia deve trovare la sua dimensione. “Quello che è importante veramente”, conclude la sessuologa, “è far presente le proprie esigenze al partner e cercare insieme una soluzione. Certo è che una buona capacità di comprensione, unita a calore e affetto, assicura un buon riposo. E fa bene alla vita sessuale della coppia.

Articolo di Laura D’Orsi

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