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Uso dei farmaci: ancora poca attenzione

Farmaci non assunti correttamente, dosi modificate in autonomia, terapie sospese prima del tempo: i dati che emergono dall’ultimo Rapporto sull’uso dei farmaci in Italia mettono in luce un fenomeno sempre più diffuso, quello della mancata aderenza alle prescrizioni mediche per quanto riguarda l’assunzione di medicinali. Numerosi anche i genitori che cedono di fronte a una resistenza del bambino nel prendere un farmaco, con conseguenze da non sottovalutare.

Uso dei farmaci: ancora poca attenzione

No al fai da te nella gestione della terapia

L’86% di chi ha problemi respiratori come l’asma, il 44,5% di chi soffre di ipertensione, il 61,6% dei depressi e anche il 37,8% dei diabetici non rispetta le indicazioni del medico. I dati sono contenuti nel rapporto 2014 sull’uso dei farmaci in Italia, a cura dell’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali. Antonio Clavenna, farmacologo dell’istituto Mario Negri di Milano, spiega:

L’abbandono della terapia è più frequente nel caso di patologie senza sintomi evidenti: il paziente crede di stare bene e per questo si convince di non aver bisogno di farmaci. In altri casi la decisione di sospendere la terapia deriva da effetti collaterali dei medicinali di cui ci si vergogna a parlare con il proprio medico”. I rischi, però, non sono da sottovalutare:

  • “Nel caso di malattie croniche, è molto pericoloso non attenersi alle indicazioni del medico sulla terapia perché si può andare incontro a complicazioni non indifferenti, che alla lunga possono anche mettere in pericolo di vita: per esempio, sospendere la terapia insulinica in caso di diabete può comportare danni renali e al sistema cardiovascolare.
  • Nel caso degli antibiotici i rischi non sono immediati: molte infezioni, infatti, spesso guariscono anche sospendendo la terapia, ma in questo caso si creano resistenze al farmaco, dando vita a batteri che non rispondono più all’antibiotico”.

Il consiglio di Clavenna è quello più ovvio, anche se visti i dati non è poi così scontato: “Di fronte a dubbi o difficoltà riguardanti l’assunzione di farmaci, va assolutamente evitato il fai da te. Il punto di riferimento deve essere il medico di base o lo specialista, che sapranno dare i consigli giusti su come proseguire la terapia”.

Sì al coinvolgimento dei bambini nella cura

Il problema riguarda anche i bambini: ci sono genitori attenti e precisi, che seguono alla lettera le indicazioni del pediatra, e altri che di fronte a una resistenza del bambino ad assumere farmaci o al miglioramento dei sintomi decidono in autonomia di sospendere (o modificare) la terapia. È una questione anche educativa: “Generalmente l’adolescenza è una fase critica per chi soffre di malattie croniche: molto spesso, infatti, a questa età sorge una sorta di ribellione nei confronti di terapie prolungate, come in caso di asma o diabete, reazioni che spesso nascono da una non accettazione della malattia. Diventa quindi importante in caso di patologie croniche (ma non solo) coinvolgere fin da piccolo il bambino, permettendogli, per esempio, compatibilmente con l’età e il grado di sviluppo di assumere da solo la medicina e spiegandogli a cosa serve, in modo che il farmaco non venga visto come un’imposizione o ancora peggio una punizione, ma come un aiuto fondamentale per la salute. Se il bambino percepisce nel genitore fermezza e fiducia nei confronti della terapia, sarà più facile per lui accettarla”, sostiene Clavenna. “Infine, una scarsa aderenza alle terapie mediche spesso è accompagnata da stili di vita poco corretti. L’educazione alla salute dovrebbe iniziare fin da piccoli e riguarda la corretta assunzione dei farmaci, ma anche l’alimentazione e l’attività fisica. In questo modo si cresceranno adulti più sani e meno bisognosi di medicinali”.

 

di Monica Gabrielli

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