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Sindrome dell’ovaio policistico: quanto ne sai?

 Nuove conoscenze e nuovi approcci terapeutici per un disturbo poco conosciuto che colpisce dall'8 al 10% delle donne in età fertile ed è una delle prime cause di ritardo del concepimento e infertilità nel nostro Paese

Sindrome dell’ovaio policistico: quanto ne sai?

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è una disfunzione ormonale che consiste in una presenza eccessiva di androgeni, gli ormoni sessuali maschili, che alterano il ritmo ovulatorio e predispongono al diabete, al sovrappeso e ai disturbi cardiovascolari. Chi ne soffre, sperimenta un mosaico di sintomi di intensità variabile: acne, eccesso di peluria, perdita di capelli, accumulo di adipe soprattutto sul girovita. “Spesso le donne affette da questi problemi ne sottovalutano il significato, li trattano alla stregua di inconvenienti estetici e non si rivolgono al medico. Così la diagnosi di PCOS viene rimandata e il quadro clinico peggiora”, spiega Antonio Lanzone, direttore dell’Istituto di Clinica Ginecologica e Ostetrica del Policlinico Gemelli di Roma. “Consultano il ginecologo nel momento in cui cominciano a notare irregolarità mestruali, o quando cercano una gravidanza e il concepimento desiderato tarda ad arrivare”.

Un meccanismo ormonale complesso

La sindrome dell’ovaio policistico è una complessa patologia endocrina, che coinvolge diversi meccanismi ormonali su cui recentemente la ricerca sta facendo più luce. Normalmente le ovaie e le ghiandole surrenali delle donne producono ormoni androgeni che poi le ovaie stesse trasformano in estrogeni, ormoni sessuali femminili. Nelle donne che soffrono di PCOS quest’ultimo passaggio non funziona come dovrebbe: le ovaie producono pochi estrogeni e di conseguenza la concentrazione degli androgeni è eccessiva. Le manifestazioni estetiche della sindrome sono diretta conseguenza dell’eccesso di ormoni maschili e così pure le alterazioni del ciclo ovulatorio.

“I follicoli ovarici non giungono a piena maturazione con la conseguenza che il ciclo è spesso irregolare o assente”, dice Lanzone. “Sulla superficie dell’ovaio delle donne affette da PCOS sono presenti numerosi follicoli la cui maturazione è iniziata ma si è bloccata prima di giungere a termine. Hanno l’aspetto di minuscole cisti, visibili all’esame ecografico, da cui prende il nome la patologia”.

La mancata trasformazione degli androgeni in estrogeni è collegata al metabolismo del glucosio. L’insulina è l’ormone che trasferisce all’interno delle cellule parte dello zucchero presente nel sangue, perché lo utilizzino come fonte di energia. Se le cellule sono resistenti all’azione dell’insulina, l’organismo ne produce di più per compensare e una sua concentrazione eccessiva ostacola il funzionamento delle ovaie. La resistenza all’insulina ha una base genetica.

“Spesso poi la policistosi ovarica è associata a un quadro generale di sindrome metabolica a esordio giovanile, che comprende anche ipercolesterolemia, sovrappeso e aumento del rischio cardiovascolare”, aggiunge il ginecologo. “Anche negli uomini affetti da sindrome metabolica giovanile sono stati riscontrati alcuni segni caratteristici della PCOS: perdita di capelli, sovrappeso, pubertà precoce. In questi casi c’è chi parla di PCOS al maschile, fatte le dovute distinzioni. Anche nell’uomo questo quadro ormonale nuoce alla fertilità, perché influisce negativamente sulla qualità del seme”.

Alimentazione, integratori, terapia

Per arrivare alla diagnosi di sindrome dell’ovaio policistico occorre visualizzare le cisti mediante ecografia transvaginale, ma non solo. “Ci sono donne che presentano cisti ovariche multiple ma non hanno alcun problema di salute né di fertilità. Per la diagnosi è necessaria la presenza di almeno un’altra manifestazione tipica della malattia”, dice Lanzone. Identificato il problema, che cosa si può fare per ridurre l’impatto della PCOS sulla salute generale e sulla fertilità?

Studi epidemiologici hanno evidenziato che nelle famiglie con ricorrenza di policistosi ovarica tra le donne c’è anche una maggiore frequenza di sindrome metabolica, diabete e disturbi cardiovascolari tra gli uomini. Il problema, dunque, almeno in parte è di natura genetica. “È una patologia cronica che non si può curare fino a guarigione”, spiega il ginecologo. “La si può tenere sotto controllo lavorando sull’alimentazione, lo stile di vita e con l’aiuto di farmaci e integratori”.

L’attività fisica e un regime alimentare a basso contenuto di zuccheri sono utili per contenere l’obesità e l’insulino-resistenza prima che sfoci nel diabete. La somministrazione della pillola estro-progestinica contrasta la produzione di ormoni androgeni e le manifestazioni estetiche della malattia, oltre a regolarizzare il ciclo. “Mentre le donne affette da PCOS che desiderano un figlio possono fare ricorso alla stimolazione ovarica per favorire il concepimento”, aggiunge il ginecologo, “prestando attenzione poi in corso di gravidanza all’aumento di peso, al metabolismo degli zuccheri e alla pressione sanguigna, perché corrono un rischio aumentato di diabete gestazionale e preeclampsia”.

 

Diabete gestazionaleDiagnosi sempre più precoce

Sul fronte degli integratori, da tempo è dimostrata l’utilità per le donne affette da PCOS di assumere quotidianamente il mio-inositolo, una molecola presente nei cereali, nella frutta e nella frutta a guscio, che svolge a livello cellulare il compito di messaggero secondario dell’insulina e dell’ormone follicolo stimolante (FSH). Una percentuale significativa di donne con policistosi ovarica ha una carenza di mio-inositolo e risponde bene all’assunzione quotidiana dell’integratore, nelle dosi indicate dallo specialista, con miglioramenti dei sintomi e progressiva regolarizzazione del ciclo.

Sindrome dell’ovaio policistico: il ruolo della melatonina

L’ultima novità sull’impiego di integratori per il trattamento della PCOS è apparsa di recente sulle pagine della rivista Reproductive Sciences. È lo studio di un gruppo di ricercatori italiani guidati da Rosanna Apa, ginecologa del Policlinico Gemelli. Ha coinvolto 40 donne con ovaio policistico a cui è stata somministrata per sei mesi una dose quotidiana di 2 mg di melatonina, il cosiddetto ormone del sonno.

Secreta dalla ghiandola pineale durante le ore notturne, la melatonina agisce sul cervello come sedativo e, più in generale, regola i ritmi circadiani dell’intero organismo. “Abbiamo dimostrato la presenza di recettori della melatonina sull’ovaio e la sostanza si trova a concentrazioni elevate nel fluido follicolare”, spiega Rosanna Apa, “segno che ha una funzione fisiologica in questa sede: potrebbe proteggere i follicoli dallo stress ossidativo, inducendo anche una corretta maturazione dell’ovocita”.

Dopo i sei mesi di trattamento con l’integratore di melatonina, le 40 donne coinvolte nello studio presentavano una riduzione significativa dei livelli di ormoni androgeni, regolarizzazione dei cicli mestruali, ripristino dell’ovulazione, riduzione di acne e irsutismo.

Come il mio-inositolo, anche la melatonina è un prodotto da banco, acquistabile in farmacia senza obbligo di prescrizione. “Tuttavia è opportuno consultare lo specialista sull’opportunità di utilizzare questi integratori per il trattamento della policistosi ovarica”, conclude Apa.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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