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I primi 40 giorni dopo il parto in 6 domande

Una vera rivoluzione per il corpo della neomamma che, lentamente, deve tornare alla normalità

I primi 40 giorni dopo il parto in 6 domande

Ecco come affrontare i cambiamenti e i piccoli disturbi con l’aiuto di Lucia Grassi, ostetrica e psicologa.

 

1. A cosa servono le lochiazioni?

Sono perdite di sangue che hanno la funzione di “pulire” l’endometrio, il tessuto che riveste le pareti interne dell’utero, e di aiutare quest’organo a tornare alle sue normali dimensioni. Durano dalle tre alle sei settimane, e si verificano anche dopo un cesareo. In genere, per i primi tre o quattro giorni, le lochiazioni sono rosse (ematiche), poi diventano rosate (siero-ematiche) e, successivamente, giallognole (sierose). Dopo due settimane circa, si fanno dense e biancastre. È importante curare l’igiene intima, lavando la parte una o due volte al giorno con un detergente a pH acido (ad esempio 3,5). Il movimento va dalla vulva verso l’ano, per evitare di trasportare germi che potrebbero causare infezioni, più frequenti in questo periodo perché il canale cervicale non è ancora completamente chiuso. Per lo stesso motivo, durante il primo mese, non si dovrebbero usare assorbenti interni: meglio quelli esterni, ipoallergenici, in garza e cotone.

 

2. Cosa sono i “morsi uterini”?

Dopo il parto, l’utero inizia un processo d’involuzione, che consente all’organo di tornare alle normali dimensioni. Questa fase è spesso accompagnata da una sensazione fastidiosa – a volte dolorosa – simile a quella provata durante le mestruazioni (i “morsi uterini”), avvertibile soprattutto quando il bebè si attacca al seno. I “morsi” si fanno sentire di più mentre si allatta perché la suzione stimola la produzione di ossitocina, ormone che provoca le contrazioni uterine. Allattare, quindi, aiuta l’utero a tornare alla normalità. I “morsi”, comunque, si avvertono solo nella prima settimana dopo il parto. E sono più vigorosi nelle mamme che hanno già avuto un bimbo perché le fibre uterine sono più elastiche e le contrazioni devono essere forti per permettere all’organo di riacquistare le sue dimensioni.

 

3. È normale sentire “tirare” i punti dell’episiotomia?

I primi due giorni, è naturale sentire un po’ di dolore. È meglio non stare troppo tempo in piedi e assumere posizioni comode, con le gambe ravvicinate. Per alleviare il disturbo si può “anestetizzare” la zona con una borsa del ghiaccio, mentre per favorire la cicatrizzazione si possono fare impacchi con una soluzione ottenuta diluendo 20 gocce di tintura madre di calendula in una tazzina da caffè d’acqua. Con una garza sterile, si tampona delicatamente la zona due volte al dì. Al terzo giorno, si dovrebbe avvertire una sensazione di prurito: è il segno che la ferita si sta rimarginando. In pochi giorni i punti, se è stato usato un filo riassorbibile, scompariranno del tutto. Se, invece, il dolore permane, si notano secrezioni di pus oppure compare qualche linea di febbre, bisogna fare esaminare subito la ferita dall’ostetrica o dal ginecologo.

 

4. Le emorroidi, apparse nei 9 mesi, dopo il parto regrediranno?

Questo disturbo è frequente in gravidanza e può peggiorare nella fase espulsiva del parto, perché la testa del bambino, scendendo, comprime il plesso emorroidario, il sistema di vene posto intorno all’orifizio anale. Il problema è più frequente in chi soffre di disturbi di circolazione agli arti inferiori. Le emorroidi non spariscono subito dopo il parto, ma regrediscono con il passare dei giorni. Fin dall’inizio del puerperio è bene favorire il buon funzionamento dell’intestino con una dieta ricca di fibre e di acqua e povera di sostanze irritanti (come cioccolato e spezie). Il rimedio per risolvere il problema è camminare: il movimento favorisce la circolazione, anche nel plesso emorroidario. Per alleviare il disturbo, si possono fare lavaggi tiepidi decongestionanti e usare una pomata all’ippocastano, che rafforza il tono venoso.

 

5. È vero che può essere più difficile fare pipì?

Sì, ma si tratta di un fenomeno passeggero. Subito dopo il parto (soprattutto se è avvenuto per via vaginale) e durante il puerperio la vescica ha una minore capacità di contrarsi e di percepire il grado di riempimento. Succede per lo stress che i muscoli pelvici hanno subìto durante la nascita. Per favorire la diuresi, è consigliabile bere grandi quantità di acqua oligominerale e cercare di far pipì al più presto dopo il parto, per riabituare subito la vescica a contrarsi. Nei primi quaranta giorni, possono anche verificarsi lievi perdite di pipì in seguito a un colpo di tosse o a uno starnuto. Per tonificare lo sfintere vescicale si può chiedere consiglio al ginecologo o all’ostetrica. Se il disturbo non si è risolto a tre mesi dal parto, occorre consultare il ginecologo.

 

6. Dopo quanti giorni si possono riprendere i rapporti sessuali?

In genere alla fine del puerperio. Se, però, le lochiazioni sono terminate e la ferita dell’eventuale episiotomia si è cicatrizzata, è possibile anticipare i tempi. È sempre consigliabile, comunque, rivolgersi prima al medico per una visita di controllo, durante la quale verrà affrontato il tema della contraccezione. L’ovulazione, e quindi il concepimento, possono infatti avvenire anche se la neomamma sta allattando il bambino al seno.

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di Laura D’Orsi

 

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