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Dopo il parto, quale contraccezione?

Dopo il parto, quale contraccezione?

Sono trascorse alcune settimane dalla nascita del bebè e tu e il tuo partner sentite il desiderio di ritrovare l’intimità. Ma come organizzarsi con la contraccezione, se il parto è avvenuto da poco più di un mese e allatti al seno? Vediamo insieme quali sono i metodi più adatti per rispondere alle esigenze della coppia.

 

Metodi anticoncezionali, a ogni coppia il suo

Nelle settimane dopo il parto, il corpo della donna torna gradualmente alla normalità: l’utero recupera le dimensioni consuete, se ci sono state delle lacerazioni spontanee o se è stata effettuata l’episiotomia, la ferita si cicatrizza, le lochiazioni (ovvero le perdite ematiche del post parto) si esauriscono. Terminato il puerperio, la coppia può riprendere i rapporti sessuali. Questo è il momento di riflettere insieme sui sistemi contraccettivi da adottare.

“Non esiste un metodo migliore in generale, ogni donna deve scegliere quello che meglio risponde alle sue esigenze”, commenta Emanuela Rocca, ostetrica della Casa Maternità Le Maree di Genova.

 

Il profilattico

Il preservativo offre una protezione elevata (97%, purché usato correttamente e non danneggiato) e non interferisce con l’allattamento, ma alcune neomamme potrebbero trovarlo fastidioso specialmente se hanno ricevuto dei punti di sutura e/o se il ciclo mestruale non è ancora tornato per cui le mucose vaginali sono un po’ secche (per favorire la lubrificazione vaginale può essere d’aiuto l’uso di gel lubrificanti ad hoc).

 

I metodi di barriera

Per utilizzare la spirale, che viene inserita nella cavità uterina dal ginecologo, si suggerisce di attendere la ripresa del ciclo poiché l’ideale è applicarla durante il flusso mestruale. L’efficacia contraccettiva è pari al 98%.

Per il diaframma non è necessario attendere il capoparto, ma la donna deve sentirsi a suo agio nell’usarlo (è lei che lo applica prima del rapporto e lo rimuove dopo alcune ore) e la sicurezza garantita non supera l’80% (si arriva al 90% se abbinato a una crema spermicida).

 

La minipillola (o pillola progestinica)

La minipillola contiene un solo tipo di ormone progestinico e non interferisce con la produzione di latte materno. “La maggior parte delle mamme non nota infatti alcun cambiamento, mentre alcune mamme riferiscono una momentanea e trascurabile diminuzione della produzione, riconoscibile per l’atteggiamento del bimbo (simile a quello di uno scatto di crescita) che vuole attaccarsi più spesso al seno per qualche giorno”, spiega l’ostetrica.

“La minipillola si può assumere anche prima che ritorni il ciclo. In questo caso, nel primo mese di assunzione dovrebbe essere associata a un metodo di barriera poiché l’efficacia contraccettiva è più bassa; se invece le mestruazioni sono già comparse, si comincia il primo giorno di flusso e l’efficacia è immediata”.

 

La pillola estro-progestinica

Se la mamma non allatta può ricorrere ai contraccettivi ormonali, scegliendo tra pillola estroprogestinica, cerotto transdermico e anello vaginale.

Tutti i metodi a base di ormoni hanno un’efficacia del 99%, a condizioni di seguire con precisione le istruzioni d’uso.

 

Allattando, capoparto in ritardo

Se la neomamma non allatta, il capoparto si verifica circa 40 giorni dopo la nascita; se invece nutre al seno, nella maggior parte dei casi il ciclo ovarico è sospeso per un periodo che varia da alcuni mesi a uno o due anni se le poppate continuano a essere piuttosto frequenti. “Nei primi sei mesi di vita del bebè, se l’allattamento è esclusivo, ovvero se il bimbo non assume nessun liquido aggiuntivo né occasionalmente, né in ridotte quantità. e gli intervalli tra le poppate non superano mai le 4 ore di giorno e le 5-6 ore di notte, l’amenorrea lattazionale può offrire una sicurezza contraccettiva che raggiunge il 97-98%”, spiega Emanuela Rocca. “La prima ovulazione si verifica prima della ricomparsa del ciclo, ma ci sono alcuni sintomi che possono ‘annunciarla’, come l’aumento della temperatura basale, la comparsa di muco (dall’aspetto simile a chiara d’uovo), dolori in zona ovarica, pesantezza sovrapubica, gonfiore vulvare e, a livello emotivo, sbalzi dell’umore. È importante e sempre utile che le donne imparino a conoscere il proprio corpo, i suoi cambiamenti e i suoi segnali”.

Se la coppia non sta cercando un bimbo, ma non esclude categoricamente questa possibilità, può decidere di non usare altri metodi, se invece una nuova gravidanza è assolutamente fuori programma, è necessario individuare un sistema contraccettivo che offra una garanzia aggiuntiva.

 

di Giorgia Cozza

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