apri modal-popupadv apri modal-popupadv

26 giugno 2018

Anticoncezionali, le soluzioni migliori per le neomamme

Quali sono le soluzioni più adatte per la contraccezione in questo periodo particolare della vita della neomamma?

Anticoncezionali, le soluzioni migliori per le neomamme

Ritrovare l’intesa dopo la nascita del bebè, regalarsi dei momenti di tenerezza è importante per sentirsi vicini e coltivare l’armonia di coppia. Ma nel puerperio e durante l’allattamento ci sono metodi anticoncezionali più adatti e altri invece da evitare?

Una scelta personalizzata

Dei metodi contraccettivi e delle diverse caratteristiche di ogni soluzione si è parlato recentemente a Milano in occasione del X congresso nazionale della Società Italiana della Contraccezione (SIC). Ginecologi, endrocrinologi, ostetriche, urologi e medici di base si sono confrontati a proposito delle diverse opzioni contraccettive disponibili oggi sul mercato e della loro efficacia in base alle esigenze della donna e della coppia.

Nelle prime settimane successive alla nascita, le energie psico-fisiche della neomamma sono concentrate nella cura del bebè, sono giorni intensi, emozionanti e impegnativi, in cui la donna muove i suoi primi passi da mamma e impara ad accogliere e rispondere ai bisogni del suo bambino. A livello fisico, nel post parto, il corpo torna gradualmente alla normalità, l’utero recupera le dimensioni consuete, le lochiazioni si esauriscono, eventuali ferite dovute a lacerazioni spontanee o all’episiotomia si cicatrizzano.

“Quaranta giorni dopo il parto la donna si reca dal ginecologo per una visita di controllo”, considera Annibale Volpe, past presidente della SIC. “Questa visita è l’occasione per affrontare l’argomento contraccezione e chiedere consiglio al medico sulle opzioni preferibili se la mamma sta allattando”.

Nelle prime sei settimane dopo il parto, no agli estrogeni

“Nelle prime sei settimane dopo il parto è meglio evitare la pillola estro-progestinica, il cerotto transdermico e l’anello vaginale, poiché contengono estrogeni”, considera il professor Volpe. “E nel periodo del puerperio questo ormone è associato a un aumento del rischio di trombosi venosa profonda, una complicazione che può essere curata facilmente, ma che in casi molto rari può causare un’embolia polmonare. Inoltre, nelle prime dodici settimane dopo il parto, gli estrogeni possono interferire con la produzione di latte, riducendone la quantità e quindi con la buona riuscita dell’allattamento materno”.

Per la spirale meglio attendere

Nel puerperio non rappresentano una buona soluzione neppure i dispositivi intrauterini, ovvero la spirale (Intra Uterine Device) con filamento di rame (o di rame e argento) che non contiene ormoni, e la spirale medicata (sistema intrauterino ormonale) con ormone progestinico. “Se la mamma allatta, durante la poppata si alzano i livelli di ossitocina, ormone che permette la fuoriuscita del latte dai dotti galattofori e può determinare delle contrazioni uterine”, spiega l’esperto. “Questo fatto è legato a un maggior rischio di espulsione del dispositivo e al rischio, estremamente raro ma esistente, di perforazione delle pareti dell’utero”. La donna può ricorrere a questa soluzione, rivolgendosi al ginecologo per l’applicazione della spirale, una volta ripreso il ciclo mestruale.

Sì alla minipillola e al preservativo

La minipillola o pillola estro-progestinica contiene un solo tipo di ormone progestinico e non interferisce con l’allattamento. Per questo motivo può essere assunta anche nelle settimane successive al parto, prima che si presenti il capoparto. Indicato in questo periodo anche il preservativo: questa soluzione potrebbe però risultare un po’ fastidiosa per la donna, se il ciclo mestruale non è ancora tornato e le mucose vaginali sono un po’ secche. In questo caso per favorire la lubrificazione vaginale può essere d’aiuto l’uso di gel ad hoc.

Impianto sottocutaneo, efficace e privo di controindicazioni

Ecco un metodo ad oggi ancora poco conosciuto, ma efficace e privo di controindicazioni. “L’impianto sottocutaneo è indicato anche nel periodo del puerperio poiché non interferisce con l’allattamento”, spiega Annibale Volpe. “In pratica viene inserito sottocute un piccolissimo dispositivo (una sorta di bastoncino in materiale plastico lungo 4 centimetri e spesso 2 millimetri) nell’avambraccio, 2-3 centimetri sopra la piega del gomito, e il dispositivo garantisce un rilascio di ormone progestinico per un periodo di tre anni. Naturalmente, se la donna desidera una gravidanza, l’impianto viene rimosso prima e il ciclo ovarico riprende normalmente. Unico effetto indesiderato, che potrebbe manifestarsi nelle prime settimane successive all’impianto, è l’irregolarità del ciclo”.

Per chi allatta, capoparto in ritardo

Se la mamma non allatta, il capoparto si verifica circa 40 giorni dopo la nascita, se invece la donna nutre al seno il suo bambino, il ritorno del ciclo può farsi attendere per un periodo molto variabile, che spazia da alcuni mesi a un anno o più, se le poppate sono numerose e frequenti di giorno e di notte.

“L’amenorrea lattazionale, cioè l’assenza del ciclo legata all’allattamento esclusivo, non offre però una garanzia sufficiente per la coppia che vuole escludere una nuova gravidanza”, sottolinea il professor Volpe. “La prima ovulazione si verifica, infatti, prima della ricomparsa del ciclo”.

 

di Giorgia Cozza

Commenti