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02 luglio 2018

In aiuto delle mamme senza sorriso

I disturbi dell'umore in epoca perinatale sono una realtà da non trascurare, non dipendono dalla volontà di chi ne soffre, non sono un marchio di inadeguatezza materna e, soprattutto, se ne può uscire, con l'aiuto di specialisti competenti che sanno indicare l'approccio più adeguato al caso

In aiuto delle mamme senza sorriso

La nascita di un bimbo è l’evento più lieto nella vita di una mamma, il coronamento dei suoi desideri, un momento di perfetta felicità. Attenzione: questo luogo comune tanto diffuso nasconde una realtà minoritaria ma importante, quella delle neomamme che sperimentano il dolore della depressione post partum. Ne soffre il 15-20% delle donne, alcune già in gravidanza, altre dopo la nascita. E meno del 50% di loro chiede aiuto.
L’Osservatorio Nazionale per la Salute della Donna ha rilanciato il progetto “Un sorriso per le mamme” per contribuire a portare allo scoperto i casi sommersi di depressione post partum, venire incontro a quante nascondono il disagio per vergogna e timore del giudizio altrui, sostenere chi non ha la forza di chiedere aiuto.
Attraverso spot televisivi, post sui social network e il sito , “Un sorriso per le mamme” offre informazioni, contatti dei centri specializzati sul territorio nazionale e un servizio di consulenza via mail per riconoscere i segnali del disturbo.

Tanti fattori di rischio

La depressione post partum ha tante cause, tanti fattori di rischio che possono convergere in una fase delicata della vita della donna. Innanzi tutto fattori biologici. “La predisposizione ai disturbi dell’umore contribuisce al 50%”, spiega Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Salute Mentale dell’azienda Fatebenefratelli-Sacco di Milano. “Chi ha sofferto di episodi depressivi in passato, specie le mamme che ne hanno sofferto in occasione di una precedente gravidanza, è a maggior rischio. Anche la ricorrenza di questi disturbi in famiglia, tra i parenti di primo grado, può essere indicativa di una predisposizione. Le donne soggette a sindrome premestruale, cioè a oscillazioni dell’umore influenzate dai cambiamenti ormonali del ciclo, sono a rischio di depressione in concomitanza con la tempesta ormonale che si verifica in gravidanza e nel post partum”.
Ci sono poi eventi e situazioni stressanti che possono verificarsi in questo periodo: problemi economici, isolamento sociale, mancanza di sostegno da parte del partner e della famiglia nell’accudimento del bambino, la perdita del lavoro o contrasti sul lavoro dovuti alla nascita del figlio, una crisi nel rapporto di coppia, un lutto. “Una gravidanza complicata, il timore di problemi di salute del nascituro o della stessa madre, la nascita di un bimbo fortemente prematuro o con una patologia incidono pesantemente e aumentano il rischio di insorgenza di una depressione”, spiega lo psichiatra.

Diversa dal baby blues

La depressione post partum non va confusa con il cosiddetto baby blues, uno stato di malinconia temporaneo sperimentato da gran parte delle neomamme, l’80%, nei giorni immediatamente successivi al parto. Frutto dei repentini mutamenti ormonali, della stanchezza e della mancanza di sonno, della consapevolezza di un cambiamento di ruolo irreversibile nella propria vita, si risolve spontaneamente entro le prime due settimane di vita del bimbo.
“Anche i sentimenti ambivalenti che una donna può provare nei confronti della propria maternità in gravidanza o dopo la nascita del figlio sono del tutto normali. Nessuna è sempre perfettamente felice. A tutte capita l’istante di dubbio, di sfinimento, di rimpianto per la vita precedente”, dice Mencacci. “Non bisogna per questa ragione sentirsi inadeguate o temere l’esordio di una patologia, a meno che questi sentimenti non diventino prevalenti”.
La depressione vera e propria si riconosce perché è persistente e il disagio è grave, profondo. Chi ne soffre perde ogni interesse ed emozione, spesso diventa insonne e inappetente. Non sempre si manifesta immediatamente dopo il parto, ma talvolta a distanza di mesi, fino a un anno”.
Il crollo dell’umore di solito è accompagnato da sensi di colpa nei confronti del bambino e vergogna, timore di non essere una buona madre. “E sono questi sentimenti che spingono tante neomamme in depressione a nascondere le proprie condizioni anche alla famiglia e al partner”, dice lo psichiatra.

A chi chiedere aiuto

Se la donna, bloccata dal suo disagio, non riesce a chiedere aiuto, spetta ai suoi cari accorgersi che qualcosa non va e starle accanto, aiutandola concretamente e sollecitandola a rivolgersi a uno specialista.
“La neomamma deve essere sempre sostenuta, anche quando il suo umore è stabile. Il partner e la famiglia devono condividere il suo carico di lavoro, così che possa riposare e dormire un numero adeguato di ore, perché la carenza di sonno è la miccia che innesca la depressione”, spiega Mencacci. “Avere intorno una rete sociale di familiari e amici disponibili ad aiutare e a parlare è un fattore protettivo importante per la salute mentale. Stanchezza e tristezza non devono essere mai oggetto di giudizio: l’amore di una madre per suo figlio non si misura dal tono del suo umore”.
Nei casi più seri, quando il dolore è profondo e persistente, il compagno e i familiari non sono più sufficienti. È necessario il ricorso tempestivo a uno specialista per risparmiare alla donna e al bimbo una sofferenza evitabile. “Se non riconosciuta e non trattata adeguatamente, la depressione post partum diventa una condizione cronica”, avverte il pediatra. “E per un bambino di pochi mesi l’interazione con una persona sofferente, che non riesce a provare e ad esprimere empatia nei suoi confronti, può essere deleteria, può minare il suo sviluppo emotivo. Se ben trattata, invece, dalla depressione si guarisce, per tornare a gioire di quello che la vita ci offre”.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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