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23 luglio 2018

Zanzare, come difenderlo?

Le barriere fisiche restano le più sicure, ma di giorno non sono certo risolutive. Ecco come aiutare il piccolo nei primi anni di vita

Zanzare, come difenderlo?

È vero che non siamo ai tropici e che alle nostre latitudini è molto raro che le zanzare trasmettano malattie. Ma è altrettanto vero che alcuni bambini in estate vengono letteralmente “divorati”: quando le barriere fisiche e le maniche lunghe sono impraticabili, occorre comunque difenderli dalle punture indesiderate in qualche modo. Le armi a disposizione sono tante, ma per i più piccoli vanno valutate in base a criteri sia di sicurezza che di efficacia. La scelta dipende molto dal luogo in cui ci troviamo e dalle relative esigenze di protezione. Un conto, insomma, è se partiamo per il Kenya, un altro se trascorriamo le vacanze a Ostia.

I piccoli vengono punti di più

Rispetto a noi adulti, i bambini sembrano essere vittime predilette delle zanzare. E alcuni ancora di più rispetto ad altri. “Ad attrarre le zanzare è la diversa secrezione sebacea dei bambini e forse il fatto che sudino molto soprattutto durante il sonno”, spiega Andrea Diociaiuti, dermatologo all’Ospedale Bambino Gesù di Roma. “Inoltre la pelle dei più piccoli ha una reazione maggiore alla puntura: ogni papula provoca forte prurito e di conseguenza si grattano molto di più. Ci vuole del tempo perché la pelle induca una certa tolleranza alla saliva della zanzara”. In particolare, sono i bambini con eczema costituzionale a essere “iper-reattivi”: la loro pelle è ancora più sensibile ad agenti fisici vari, tra cui anche la saliva delle zanzare. Quando gambe e braccia si trasformano in un campo di battaglia, meglio intervenire subito con una crema al cortisone: su zone ristrette e per pochi giorni, non ha alcun effetto collaterale e riduce in fretta l’infiammazione. Se c’è tanto prurito e le lesioni sono numerose, si può associare anche un antistaminico per bocca. “Bisogna inoltre evitare che le punture si infettino, come accade ad esempio a contatto con la sabbia”, aggiunge il dermatologo. “Quindi le lesioni più brutte vanno disinfettate e coperte con un cerotto”. Ciò significa però correre ai ripari, quando sarebbe molto meglio evitare le punture. Ma non è così semplice. In termini scientifici si parla di “entomoprofilassi”, cioè l’insieme dei metodi di protezione dal contatto con insetti le cui punture possono trasmettere malattie o anche soltanto provocare fastidio. Una materia complessa e dibattuta, a cui l’Istituto Superiore di Sanità ha dedicato un intero Rapporto Istisan (Guida all’entomoprofilassi, 2011).

Fino ai 2 anni massima cautela

Ecco le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità.

0 – 6 mesi. Vano usate solo le zanzariere: si tratta della cosiddetta “profilassi meccanica”

6 – 24 mesi. Possono essere utilizzati repellenti di sintesi solo se necessario (se, ad esempio, si soggiorna in aree endemiche per malattie trasmesse da zanzare), in particolare il DEET (perché è il principio attivo più studiato) in concentrazioni inferiori al 10%. In Europa, nelle ore notturne, è preferibile utilizzare tecniche di profilassi di tipo meccanico e/o chimico ambientale.

2-12 anni. In questa fascia, possono essere utilizzati prodotti che contengano il PMD al 10-20%, l’Icaridina al 10% e l’IR3535 al 10-20% (da preferire al DEET, consigliato al 10% solo nelle zone tropicali). Si raccomanda di non applicare il repellente direttamente sul corpo dei bambini con età inferiore a 4 anni, ma solo dopo l’applicazione sulle mani di un genitore.

Occhio a quelli “di sintesi”

Non c’è dubbio che i repellenti più potenti ed efficaci siano quelli “di sintesi”: primo fra tutti il DEET (il più utilizzato al mondo e sperimentato da più tempo), ma anche l’Icaridina, il Citrodiol (o PMD) e l’IR3535. I prodotti che li contengono devono riportare in etichetta la dicitura “Presidio Medico-Chirurgico” e il numero di “Registrazione del Ministero della Salute”. Non sono considerati farmaci, si trovano come sappiamo anche al supermercato, ma la loro etichetta va letta con attenzione prima dell’acquisto.

L’American Academy of Pediatrics permette di utilizzare prodotti a base di DEET al 10% già a partire dai due mesi di età. “Ma in Italia prevale una maggior prudenza: meno si mettono, meglio è”, sostiene l’esperto Roberto Romi. “Al di sotto dei 2 o 3 anni, così come in gravidanza e allattamento, vanno evitati e sono da usare in concentrazioni ridotte fino a 12 anni a causa dei loro potenziali effetti tossici”. Oggi le aziende produttrici differenziano i loro prodotti come Junior, Baby o Family in base alla diversa concentrazione del principio attivo, che va verificato in etichetta prima dell’acquisto. Il loro effetto permane per alcune ore, quindi in genere è meglio non ripetere l’applicazione. Non vanno mai applicati insieme alle creme solari o ai dopo sole che ne possono facilitare l’assorbimento cutaneo. E tra le varie formulazioni (spray, roll-on, latte, creme, liquidi, salviette), è da preferire la lozione perché permette un migliore dosaggio e una distribuzione più omogenea del prodotto.

I diffusori ambientali

Dato che in generale i prodotti per uso pediatrico hanno una ridotta efficacia, con i bambini dovremmo allora puntare anche sui dispositivi ambientali? Elettroemanatori, diffusori, spirali e candele possono contenere sia piretro che piretroidi di sintesi (veri e propri insetticidi) che fitoestratti come geraniolo, NEEM e citronella (semplici repellenti naturali). Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, i più efficaci (protezione superiore all’80-90%) sono gli elettroemanatori a piastrina o a carica liquida a base di piretroidi. Sono invece da utilizzare soltanto all’esterno zampironi e candele. Le spirali fumogene contengono piretro o un suo derivato e assicurano una protezione limitata a un’area di circa 2-4 metri di diametro (ma liberano particolato pari fino a 130 sigarette). Anche le candele anti zanzara, composte da cera addizionata di fitoestratti (geraniolo, NEEM o citronella in una percentuale che oscilla da 5 al 15-20%) hanno un raggio d’azione piuttosto ridotto.

Nemmeno le trappole per zanzare a luce blu sembrano molto efficaci, in quanto attirano più falene che zanzare. “Gli elettroemanatori possono essere usati anche in presenza di bambini, ricordando però che diffondono insetticidi e vanno utilizzati con le finestre aperte”, avverte Roberto Romi. “Devono essere accesi un’ora prima di andare a dormire, dopo di che non bisogna scordarseli perché vanno spenti il mattino dopo”. Anche l’aria condizionata aiuta: lo sbalzo termico, infatti, rallenta l’attività di volo e disincentiva la ricerca di qualcuno da pungere, oltre a limitare la sudorazione delle potenziali vittime (ma non è un sistema risolutivo).

 

Aria condizionataSì o no?

Diventeremo mai “invisibili”?

Di recente la ricerca ha proposto altre soluzioni per rendere il bebè “invisibile” alle zanzare: l’obiettivo è “nascondere” in modo naturale la traccia chimica lasciata dalla pelle umana che viene poi captata da questi insetti senza dover ricorrere a repellenti chimici. C’è chi ha pensato di modificare geneticamente i batteri che vivono sulla nostra pelle, chi ha inventato un cerotto con una molecola che inibisce parzialmente l’olfatto delle zanzare e chi propone l’assunzione di rimedi omeopatici o vitamine del gruppo B per modificare l’odore del sudore.

“Si tratta di soluzioni per ora inefficaci, anche perché l’odore, insieme al calore emesso dal corpo, risultano determinanti solo quando la zanzara è quasi a contatto”, commenta Roberto Romi dell’Iss. “Ad attrarre la zanzara sono più che altro le variazioni del tenore di anidride carbonica che emettiamo con la respirazione”. Ma il primato della proposta più fantasiosa va alle app per smartphone che emettono ultrasuoni: la zanzara ha un sistema sensoriale tale da non poterli nemmeno percepire.

 

di Chiara Sandrucci

 

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