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Vita social, no ai rischi!

Tablet e smartphone, se usati male, possono ostacolare il corretto sviluppo del bambino. Non vanno mai usati, quindi, prima dei 18-24 mesi. E, soprattutto, mai senza genitori vicini, che devono dare il buon esempio

Vita social, no ai rischi!

Non se ne può fare più a meno, questo è chiaro. Il web fa parte nel bene e nel male della nostra vita, compresa l’abitudine di condividere sui social ciò che riguarda i nostri bambini. Gli inglesi hanno persino aggiunto una parola al dizionario: sharenting, la combinazione di share e parenting, ovvero l’abitudine dei genitori di usare regolarmente i social per comunicare dettagliate informazioni sui loro figli. Genitori che pubblicano (quasi) tutto in rete, dall’ecografia al primo giorno di scuola. Una tecnologia il cui uso sta diventando sempre più precoce: secondo una recente ricerca italiana, il 30% dei genitori lascia lo smartphone in mano ai bambini anche prima dei 12 mesi. Con tutti i rischi connessi.

Un’esibizione talvolta eccessiva

Lo si fa per orgoglio, per il piacere di condividere momenti belli della propria esistenza, per divertirsi a leggere i commenti di parenti e amici lontani. Ma lo si fa spesso senza interrogarsi sulle conseguenze. Gli anni passano in fretta e tutta quella mole di foto rimarrà online per sempre. C’è dunque una questione di diritto alla privacy dei figli, innanzi tutto, che oggi hanno un’identità digitale ancora prima di iniziare a camminare e una volta cresciuti potrebbero non gradire o creargli dei problemi (nella ricerca ad esempio di un posto di lavoro). Negli Stati Uniti, il 92% dei bambini di 2 anni è presente online e circa un terzo fa la sua apparizione entro le prime 24 ore di vita. E ci sono anche questioni legali che possono emergere inaspettate in caso di conflitti familiari, come ad esempio in corso di cause di divorzio.

Per non parlare del rischio concreto che le immagini finiscano nelle mani sbagliate se è vero che, come ha stabilito una ricerca del governo australiano, la metà del materiale dei siti pedopornografici proviene da foto postate da ignari genitori. “Aspetti che diventano però secondari rispetto al rischio principale: perdere il contatto con la realtà vera rispetto a quella virtuale”, fa notare il pediatra Giorgio Tamburlini, presidente del Centro per la Salute del Bambino onlus di Trieste. “Tra selfie, foto e instagram, oggi sembra prevalere un atteggiamento autocelebrativo da parte dei genitori, per cui invece di guardare davvero il loro bambino, di osservarlo e di interagire, lo fotografano per postarlo”. Una distorsione, chiamata anche over sharenting, che va evitata, tenendosi tutto il “buono” della condivisione a un dosaggio limitato e facendo particolare attenzione con i più grandi: preadolescenti e adolescenti sono molto sensibili a quel che i genitori pubblicano su di loro.

Il buon esempio digitale

L’uso responsabile dei social da parte dei genitori è stato anche l’argomento di un recente editoriale sulla rivista scientifica JAMA Pediatrics, pubblicato a marzo 2017. Gli autori osservano che papà e mamma ne sanno poco di privacy e invitano i pediatri a farsene carico per evitare potenziali danni. Secondo uno studio del Pew Research Center di Washington, il 75% dei genitori consulta Facebook almeno una volta al giorno, la metà ne riceve supporto emotivo e un terzo posta domande legate ai figli. Prima ancora di chiedersi quando e come lasciar utilizzare la tecnologia ai bambini, insomma, bisogna domandarsi quanto e come la usiamo noi.

“Un uso eccessivo del cellulare da parte dei genitori non solo è associato a un minor numero di interazioni verbali e non verbali tra genitori e figli, ma è anche un fattore predittivo di abitudini digitali inappropriate da parte del bambino”, fa notare Giorgio Tamburlini, coautore della ricerca Tecnologie digitali e bambini: un’indagine sul loro utilizzo nei primi anni di vita pubblicata a fine 2016. In base agli oltre 1300 questionari, molti genitori italiani ammettono di usare smartphone e tablet per tenere buoni i bambini: il 30% intorno all’anno, per arrivare al 60% circa verso i due anni.

Niente smartphone prima dei 18-24 mesi

Eppure, secondo le recenti raccomandazioni dell’American Academy of Pediatrics, i bambini non dovrebbero utilizzare tecnologia digitale fino a 18/24 mesi. “Non c’è alcun vantaggio a cominciare prima, non è che così diventano più esperti: i genitori non dovrebbero andare fieri delle capacità digitali dei bambini molto piccoli”, consiglia Tamburlini. “Sono invece evidenti i potenziali svantaggi: l’utilizzo del cellulare, in mano ai bambini o ai genitori, riduce l’interazione reale e, più avanti, può indurne un uso eccessivo. Già oggi pediatri e insegnanti osservano una ridotta agilità nei movimenti, un più frequente eccesso di peso, disturbi del sonno e dell’attenzione, per non parlare dei rischi futuri di problemi cardiovascolari e osteoarticolari dovuti alla scarsa attività motoria”.

Va considerato anche il rischio rappresentato dalle radiazioni elettromagnetiche emesse dai cellulari, se pure i dati non siano certi e non siano state ancora condotte ricerche sui nativi digitali. Ma come evitare l’abuso? Ai bambini, fin da piccolissimi, va data l’opportunità di fare attività quali lettura e ascolto condiviso della musica, gioco, attività all’aria aperta. “Il vero deterrente contro un uso smodato della tecnologia digitale è che i bambini provino piacere nel fare tante altre cose, e da piccoli farle con i genitori”, concludeTamburlini. “È un antidoto più forte di tante regole e proibizioni”.

Sì a un uso appropriato

La ricerca Tecnologie digitali e bambini: un’indagine sul loro utilizzo nei primi anni di vita è la prima in Italia (e una delle poche a livello internazionale) ad esplorare le abitudini di utilizzo dei dispositivi digitali nelle famiglie italiane con bambini al di sotto dei 6 anni. A realizzarla è stato il Centro per la Salute del Bambino onlus di Trieste in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri. Ecco tre preziosi consigli.

1. Date il buon esempio limitando l’uso dei dispositivi digitali (e della tv) quando siete assieme ai vostri bambini.
Evitate in particolare di utilizzarli a tavola e di farne uso per far stare buoni i bambini. Ricordate che l’uso eccessivo e troppo precoce può limitare le interazioni di qualità in famiglia e che l’ascolto della voce dei genitori, la lettura condivisa, il gioco, l’ascolto della musica favoriscono lo sviluppo del cervello del bambino nel suo insieme e stimolano funzioni quali l’attenzione, il linguaggio la creatività molto più di quanto possano fare i dispositivi digitali.

2. Limitate il tempo che i vostri bambini passano davanti agli schermi, sia quelli piccoli degli smartphone che quelli grandi dei computer e della tv, evitandone l’uso al di sotto dei due anni.
Stare molto tempo fermi di fronte a uno schermo comporta a lungo andare tutti i rischi per la salute connessi all’immobilità: malattie cardiovascolari, obesità, diabete tipo 2, disturbi osteoarticolari, disturbi visivi. Inoltre, lasciare il cellulare acceso in vicinanza (ad esempio sul comodino durante la notte) può esporre ai rischi derivanti dall’esposizione a onde elettromagnetiche (tumori cerebrali e problemi riproduttivi) e disturba il sonno.

3. Scegliete programmi, videogiochi o app di qualità e adatte all’età.
Esistono programmi televisivi educativi e di qualità che possono suscitare l’interesse e le domande dei bambini. Alcuni videogiochi e app sono utili allo sviluppo cognitivo e possono favorire l’apprendimento. Al contrario, videogiochi violenti possono essere causa di irritabilità e facilitare comportamenti aggressivi. Per la selezione dei videogiochi e delle app adatte si possono seguire le indicazioni fornite dallo standard europeo PEGI (che indica l’età minima consigliata per l’utilizzo e segnala la presenza di un gioco privo di contenuti violenti e immagini o linguaggi inadatti ai più piccoli).

 

di Chiara Sandrucci

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