apri modal-popupadv apri modal-popupadv

20 luglio 2018

Un ciuccio per amico: parola all’esperto

Un ciuccio per amico: parola all’esperto

Tra i tanti dubbi dei neogenitori, alcuni riguardano l’uso del ciuccio: se e quando proporlo, quale scegliere, quanto usarlo e quando toglierlo. Ne abbiamo parlato con Paolo Tagliabue, direttore dell’Unità Operativa di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale della Fondazione MBBM – Monza e Brianza per il Bambino e la Sua Mamma.

Lei, come pediatra, consiglia il ciuccio?

Sì, soprattutto se il bambino lo richiede. I pro e contro, oggi, possiamo dire che si bilanciano e non ci sono evidenze scientifiche per sconsigliarlo come pediatra.

Quali i ciucci migliori in termini di forma e materiale?

Per i più piccoli possono essere preferibili forme a ciliegia, di piccole dimensioni, perché più simile alla forma del capezzolo materno, ma nelle epoche successive si può offrire qualsiasi forma, osservando quella che il bambino sembra gradire di più. Non ci sono veri motivi per consigliare una cosa o un’altra o essere categorici nella scelta. In Inghilterra il ciuccio si chiama “pacifier”, cioè pacificatore: la sua funzione, in effetti, è quella di rasserenare bambini che altrimenti avrebbero uno squilibrio dal punto di vista emotivo e che si possono facilmente tranquillizzare con un po’ di suzione cosiddetta non nutritiva.

L’uso del ciuccio non interferisce con l’allattamento al seno?

Molti studi hanno cercato di verificarlo, ma nessuno metodologicamente perfetto. Una revisione sistematica fatta su tutti questi studi dice che non c’è interferenza tra l’uso precoce del ciuccio e durata dell’allattamento al seno. Il consiglio, comunque, può essere di iniziare a proporlo quando l’allattamento si è abbastanza stabilizzato, dopo circa 6/7 giorni. Se il bambino lo richiede, non ci sono motivi per non darglielo.

La pelle del bebè9 consigli dell'esperto!

Il ciuccio può diventare un vizio per il bambino?

Sì, ma un vizio buono, che gli consente di vivere meglio la propria sfera emotiva. Diventa un vizio quando i termini di questo uso vanno oltre quel che viene considerato accettatile, cioè i 2/3 anni. Oltre è sconsigliabile, anche perché alcuni degli effetti collaterali cominciano a farsi consistenti oltre questa età. Meglio, quindi, convincere il bambino ad abbandonare questa pratica, sempre tatto e delicatezza.

Quando iniziare a togliere il ciuccio?

Attorno ai 3 anni, in maniera dolce, in modo che non ci siano squilibri sulla sfera emotiva, ma in modo deciso perché sappiamo che le deformazioni del massiccio facciale e del cavo orale si verificano quando si esagera con l’uso del ciuccio in termini di tempo. Per farlo, bisogna sempre scegliere una strategia individualizzata, in modo che non ci siano traumi e che il bambino comprenda il momento di passaggio, anche attraverso un racconto, una fiaba.

Il ciuccio è utile per la prevenzione della SIDS?

Certamente sì. L’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, aveva raccomandato per favorire allattamento al seno di non introdurre il ciuccio troppo presto, anche se questo non è stato di fatto avvallato da studi scientifici verificati, così come l’utilità dell’uso del succhiotto per prevenire la sindrome della morte in culla. Ci sono però alcune buone idee che effettivamente il bambino possa giovarsi in questo senso.

Qual è la posizione giusta per far dormire i bambini più piccoli?

Supina, cioè a pancia in su, in modo che le vie aeree siano sicuramente aperte. Si è visto che questo cambiamento di abitudini rispetto al passato, quando i pediatri consigliavano esattamente il contrario, ha permesso di ridurre in maniera significativa e sicura l’incidenza della SIDS. Quindi si deve dormire a pancia in su.

Quali accorgimenti per scongiurare il rischio SIDS?

Abbiamo già parlato della posizione da tenere durante il sonno, quella supina, e dell’utilità dell’uso del ciuccio. Possiamo consigliare di evitare di fumare nelle stanze in cui soggiorna il piccolo e di tenere temperature troppo calde nella stanza, meglio che l’ambiente sia fresco, certo non freddo. Da evitare il co-bedding, cioè il dormire nello stesso letto, specialmente se si ha un sonno pesante o influenzato da uso di farmaci o alcol, mentre è consigliato dormire nella stessa stanza, almeno nel periodo critico che va dai 2 ai 4 mesi circa del bebè, anche se il rischio SIDS riguarda tutto il primo anno di vita. Anche l’alimentazione al seno materno sembra avere un’azione protettiva.

Senza-titolo-1

Per approfondire registrati su Familyhealth.it e nella sezione Salute 0-36 mesi troverai  la rubrica “Lo sapevi che” e la rubrica “Prevenzione e raccomandazioni”  in cui i genitori potranno trovare tutte le info su ciuccio e SIDS.

 

 

biomedia

Commenti