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Udito alla prova

Sospetti che il tuo bambino non senta bene? Ecco i segnali a cui prestare attenzione per individuare precocemente un eventuale disturbo dell’orecchio

Udito alla prova

Non è sempre facile accorgersene, soprattutto se il piccolo ancora non parla. Eppure i disturbi dell’udito sono piuttosto diffusi tra i bambini, anche come conseguenza di raffreddori e di otiti. Una sordità, se pur lieve, può creare grande disagio e avere ripercussioni sullo sviluppo.

L’esame alla nascita

È compito del punto nascita individuare eventuali disturbi uditivi congeniti. Ma lo screening non è ancora obbligatorio in tutte le regioni, quindi è meglio verificare: se non è stato fatto, andrebbe richiesto. In sua assenza, la sordità viene scoperta intorno ai 2-3 anni di vita, rischiando di compromettere le capacità sociali, linguistiche e cognitive del bambino.

L’esame delle otoemissioni acustiche si esegue infilando un morbido tappino nel condotto uditivo esterno del neonato e registrando con questo la risposta della coclea (organo dell’udito situato nell’orecchio interno) a piccoli suoni a essa inviati (otoemissioni evocate). La risposta è immediata, in termini di sì o no. La mancata risposta non è sinonimo di sordità, ma l’esame andrà ripetuto.

Osserva come reagisce ai rumori

“La mamma ha così tanti modi per comunicare con il neonato che spesso è l’ultima ad accorgersi di un difetto uditivo”, avverte Pasquale Marsella, responsabile dell’U.O. di Audiologia e Otologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “Sotto i 12/18 mesi, in fase preverbale, l’abbassamento di udito si manifesta come una debole o mancata reazione ai rumori forti e improvvisi. Una porta sbatte o un piatto va in pezzi e il bambino non si gira, non ha un sussulto, non chiude nemmeno gli occhi”. Anche quando inizia a parlare, ma ancora non riferisce di sentire poco, il disturbo può passare inosservato. I bimbi tendono a compensare osservando il labiale, facendo più attenzione o usando altri sensi. Tutto ciò, però, costa loro molta fatica.

“Il bambino che sente poco si stanca in fretta, quindi si distrae e tende a restare in disparte a causa del disagio che prova nel non riuscire a seguire cosa si sta dicendo”, aggiunge l’esperto. “I più grandicelli, invece, chiedono spesso di ripetere o alzano il volume della tivù, segni da non sottovalutare”.

A rischio se ha sofferto di otite

In oltre il 50% dei casi, i disturbi dell’udito sono di origine genetica: alcuni sono identificabili già alla nascita, altri si manifestano in seguito. In certi casi derivano, invece, da infezioni virali anche banali, che possono però compromettere la funzionalità della coclea nell’orecchio interno, in modo irreversibile. Ma più spesso le forme virali sono responsabili di infiammazioni catarrali transitorie dell’orecchio medio (otite media catarrale), che si calcola colpisca il 70% dei bimbi nei primi anni di vita. La forma acuta provoca forte dolore, quella cronica può durare diversi mesi.

“Le sordità acquisite dovute a un impedimento fisico, come il ristagno di muco, sono reversibili: l’orecchio non riesce a trasmettere i suoni, ma la coclea è perfettamente funzionante”, dice l’esperto. Se l’infiammazione ha colpito un solo orecchio, si tratterà di sordità monolaterale, più difficile da individuare.

Anche il tappo di cerume può provocare un abbassamento dell’udito, a livello però dell’orecchio esterno (il catarro è in quello medio). “Può succedere se il condotto uditivo è più stretto o ‘storto’ del normale, per cui si auto-deterge meno facilmente. Oppure l’auto-detersione è impedita dall’uso del bastoncino di cotone, che spinge il cerume in profondità, formando il tappo.

Esame audiometrico: è un gioco!

Un sospetto abbassamento dell’udito va riferito quanto prima al pediatra: se lo riterrà necessario, invierà il bambino a eseguire un esame audiometrico comportamentale in un centro pediatrico specializzato.

“Oggi si utilizza la play audiometry, cioè test audiometrici basati sul gioco. È importante, perciò, che l’esame venga effettuato con strumenti adatti in un centro specialistico”, raccomanda Marsella. “Una volta quantificata in decibel la perdita di udito, si può procedere con diversi tipi di terapia. Nel caso sia dovuta a un’otite ormai cronica, a volte è necessario intervenire chirurgicamente con un drenaggio. Altrimenti si effettuano cicli di farmaci anticatarrali, valutando anche la presenza di eventuali concause, come le adenoidi”. Se il difetto uditivo è irreversibile, sarà suggerita l’amplificazione con un apparecchio acustico. Nei casi più gravi, si può procedere con un impianto cocleare, una protesi interna che “sostituisce” la coclea, già a partire dai nove mesi.

Novità all’Azienda Ospedaliera di Padova

La Clinica Otorinolaringoiatrica di Padova è da anni un punto di riferimento, sia in Italia sia a livello internazionale, per quanto riguarda il trattamento della sordità: dalla diagnosi precoce, all’inquadramento e protesizzazione tempestiva dei pazienti con deficit uditivi fino agli interventi di impianto cocleare in pazienti con sordità profonda. Oggi, offre una nuova opportunità: il ViSpA Lab, un laboratorio innovativo che, attraverso un sistema brevettato, consentirà di studiare le capacità di ascolto in contesti sempre più simili alla realtà di tutti i giorni.

 

di Chiara Sandrucci

 

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