Dimissioni: tornare a casa subito? - Io e il mio bambino
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Dimissioni: tornare a casa subito?

Dimissioni: tornare a casa subito?

Di norma, si continua a restare in ospedale tre giorni. Ma sempre più spesso si esce prima, a 48 ore dal parto, con appuntamento il giorno dopo per gli esami di screening del neonato e un controllo generale. Esiste poi, anche la dimissione “precoce” che avviene, cioè, prima delle 48 ore. La durata della degenza non influisce sull’insorgenza di eventuali problemi nell’immediato post-parto. Lo ha dimostrato una delle ricerche più recenti.

I ricercatori hanno dimostrato che l’incidenza comunque rilevante dei casi di ittero e di difficoltà di allattamento non è correlata alla lunghezza della degenza né all’assistenza domiciliare, ma piuttosto alla visita di controllo del neonato al 3°-4° giorno (considerato un momento critico), che permette di individuare il maggior numero di problemi.

L’ideale sarebbero dimissioni “appropriate”, cioè in ogni caso concordate con la neomamma, “centrate” su quella particolare coppia madre-bambino. E, se precoci, sempre “protette”, cioè con un’assistenza ostetrica a domicilio. Per valutare la salute di mamma e bimbo esistono vari parametri.

  • Per la mamma: parto vaginale; nessuna complicanza nota che necessiti osservazione; camminata con un buon controllo del dolore; buona ripresa vescicale; dotazione di conoscenze sulle cure da somministrare al neonato e su come accedere alle risorse di supporto ospedaliere e territoriali.
  • Per il bebè: nato a termine e di peso adeguato; normale adattamento cardiorespiratorio alla vita extrauterina; stabilità termica; buone capacità di suzione; ittero solo fisiologico; emissione avvenuta di urine e meconio.

I controlli su mamma e bimbo durante la degenza sono:

  • Per il neonato: visita e misurazione del peso giornaliera (per valutare il calo fisiologico dopo la nascita, detto calo ponderale); controllo dell’ittero (quello fisiologico compare tra il 2° e il 4° giorno); manovra di Ortolani (per escludere la displasia dell’anca); esami di screening per le malattie metaboliche; esame delle emissioni otoacustiche (non ancora eseguito in tutti gli ospedali, è un’indagine per verificare l’udito); visita generale alla dimissione.
  • Per la neomamma: valutazione giornaliera del fondo dell’utero (l’ostetrica o il medico tasta il basso ventre: l’utero si riduce progressivamente fino a scendere due dita sotto l’ombelico); misurazione della febbre; controllo del seno (in vista dell’arrivo della montata lattea); supporto per l’avvio dell’allattamento; in caso di episiotomia o cesareo, controllo della ferita; visita ginecologica alla dimissione.

Dimissione precoce (prima di 48 ore)

Pro

  1. Si riunisce la coppia mamma-bambino (ancora spesso tenuta separata).
  2. Si torna a ritmi, orari, pasti e ambienti casalinghi.
  3. Rende contento il papà e gli eventuali fratellini.

Contro

  1. Le visite a domicilio sono rare, in genere si deve tornare in ospedale per i controlli.
  2. Senza un’assistenza ostetrica, non si è supportate nell’allattamento.
  3. Al bambino può venire l’ittero anche il 3° o 4° giorno.

Dimissione tradizionale (i classici 3 giorni)

Pro

  1. Si approfitta al massimo dell’ospedale per la cura del neonato.
  2. Ci si riposa di più senza dover pensare a nulla (se a casa non si ha aiuto).
  3. Si fanno tutti gli esami necessari senza dover tornare.

Contro

  1. Può essere imposta anche a chi vorrebbe uscire prima.
  2. Allunga i tempi del ritorno alla vita normale.
  3. Molto spesso non esiste possibilità di rooming-in 24 ore su 24, quindi il legame mamma/bambino non è favorito.

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