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Torna l’ora legale, prepariamo il bebè

Come evitare che il cambio d'ora influisca sul sonno del piccolo? Basta qualche semplice accorgimento, da mettere in atto qualche giorno prima

Torna l’ora legale, prepariamo il bebè

Lancette avanti di un’ora nella notte tra sabato 25 e domenica 26 marzo. Si perde un’ora di sonno, ma se ne guadagna una di luce. E si risparmia moltissima energia. Ma che effetto ha questo cambio sul bioritmo dei più piccoli? Ecco i consigli per evitare il leggero sfasamento dovuto al ritorno dell’ora legale.

Anticipare poco per volta

Non tutti patiscono il cambio dell’ora. I neonati, ad esempio, hanno ritmi che non risentono molto dei fattori esterni, tanto che spesso scambiano il giorno con la notte. “Dal secondo mese di vita, però, il ritmo sonno veglia del bebè inizia a essere condizionato dall’alternanza di luce e buio”, avverte Oliviero Bruni, responsabile del Centro di Medicina del Sonno per l’Età Evolutiva dell’Università La Sapienza di Roma e presidente della International Pediatric Sleep Association. “I bambini vanno quindi preparati al cambio dell’ora anticipando l’addormentamento di 10-15 minuti per volta a partire da qualche giorno prima. E, di conseguenza, vanno anticipate tutte le abitudini che scandiscono il loro tempo, a partire dagli orari della pappa. Un consiglio? Non creare buio artificiale: l’organismo si adatta meglio se esposto alla luce naturale”.

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Non nuoce alla salute

Se la preparazione non è avvenuta, si può procedere con piccoli aggiustamenti anche nei giorni seguenti (sempre che il bambino non vada ancora al nido o all’asilo). L’importante è sapere che il cambio dell’ora non ha alcuna influenza sullo stato di salute dei bambini e che equivale a un jet lag di un’ora (nel caso dell’ora legale, a un volo verso est).

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Chi patisce di più?

Ne risentono di più i bambini abitudinari o i cosiddetti bimbi “gufo”, serotini, che non vogliono mai andare a dormire e sono costretti a coricarsi prima (con il cambio dell’ora legale sono avvantaggiati gli “allodola”, i bimbi mattutini, che la sera crollano). La conseguenza non è solo una possibile mancanza di sonno o difficoltà di addormentamento, ma anche lo stress che l’organismo affronta al momento del risveglio un’ora prima. “Negli ultimi cent’anni abbiamo perso 75 minuti di sonno, tanto che l’americana National Sleep Foundation ha pubblicato specifiche raccomandazioni adeguandosi ai ritmi moderni”, conclude il professor Bruni. “La durata del sonno è stata leggermente ridotta: per i bambini tra i 4 e i 12 mesi tra le 12 e le 15 ore – mai meno di 10 ore – e da 1 a 3 anni tra le 11 e le 14 ore – mai meno di 9”. Un intervallo da tenere presente per garantire sempre ai più piccoli il giusto numero di ore di riposo, malgrado l’ora legale e la primavera che avanza.

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di Chiara Sandrucci

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