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Tarda a camminare: ma sarà proprio vero?

I bambini, in genere, iniziano a camminare tra gli 11 e i 14 mesi di vita, ma ogni piccolo ha i suoi ritmi. Ecco cosa verificare e come aiutarlo a muovere i primi passi con serenità

Tarda a camminare: ma sarà proprio vero?

Ogni bimbo ci arriva a suo modo, e con i propri tempi. Quindi, bando ai paragoni, l’importante è lasciarlo libero di sperimentare. Ecco i consigli del pediatra per i suoi primi passi.

Ricorda che ogni bimbo ha i suoi ritmi

In genere viene spiegato dal pediatra nel corso dei bilanci di salute: i bambini iniziano a camminare tra gli 11 e i 14 mesi, chi un po’ prima e chi un po’ dopo. “I genitori ormai sanno che bisogna mettere in conto un’ampia variabilità e non vanno in ansia se a un anno non cammina”, afferma Monica Pierattelli, pediatra di famiglia a Firenze e Membro del Gruppo di Lavoro OMS sullo sviluppo psicomotorio. “I tempi dipendono da quanto il bambino è lasciato libero di sperimentare le sue potenzialità di movimento: se la maggior parte del tempo è tenuto a sedere, ritarderà l’acquisizione della posizione eretta”.

Non forzarlo o fare paragoni

Imparare a camminare è un percorso a fasi, un obiettivo al quale il bambino deve arrivare da solo. “È controproducente tenerlo sempre per mano quando ancora non cammina da solo, perché così non raggiunge il suo punto di equilibrio”, fa notare l’esperta. “Non bisogna mai forzarlo, né fare paragoni con i suoi coetanei: ognuno ci arriverà, anche per tentativi ed errori”. Farlo camminare ‘appeso’ alla mano gli impedisce di imparare a cadere bene, sul sedere, anziché sul davanti come succede quando dà la mano a un adulto.

Mantieni sempre la calma

Perché il bambino possa raggiungere il suo obiettivo, chi gli sta vicino deve essere rassicurante. “Se l’adulto è ansioso, il bambino si blocca: non basta esserci fisicamente, bisogna anche comunicare calma a parole, con lo sguardo, le espressioni e i gesti”, aggiunge l’esperta di psicomotricità. “Non c’è niente da temere. Fin dai 4/6 mesi andrebbe lasciato libero sul tappetone: così può imparare a rotolare, strisciare, procedere a balzelli sul sedere, gattonare”. Questa palestra motoria è molto importante: se al piccolo non viene data la possibilità di sperimentare, è probabile che a 14 mesi ancora non cammini.

Aiutalo con appoggi pensati per lui

Quando il bambino inizia a tirarsi su appoggiato a un supporto, lo si può aiutare creandogli una “zona aperta di sicurezza”, dove sia libero di alzarsi, abbassarsi, cadere senza farsi male. Va bene, ad esempio, utilizzare l’area intorno al divano, sul quale si possono poggiare giochi interessanti da raggiungere. “I bambini sono abili ‘cascatori’, ed è così che imparano a stare in piedi e, poi, a muovere i primi passi”, afferma la pediatra Pierattelli. “In questa fase possono essere utili i classici giocattoloni a spinta, ai quali il bimbo si appoggia. No al girello o alle bretelle: entrambi ritardano il raggiungimento dell’equilibrio”.

Cosa fare se si mostra insicuro?

Accade di rado, ma a volte il bebè può spaventarsi e non volerne più sapere, specie dopo una brutta caduta. “In questo caso non bisogna insistere, né dargli la mano per farlo camminare lo stesso”, suggerisce l’esperta. “Se mostra interesse per qualcosa che è distante da lui, va preso piuttosto in braccio e portato fino all’oggetto. In questo modo, se già aveva iniziato a camminare, nel giro di 15 giorni ricomincerà. Se invece è timoroso nel lanciarsi nei primi passi, bisogna avere soltanto pazienza e continuare a motivarlo”.

Quando è consigliabile una visita dal pediatra?

A volte è normale che il bimbo ritardi fino a 16/18 mesi. Ma se intorno a quest’età ancora non cammina? “Potrebbe essere solo un lievissimo ritardo senza alcuna conseguenza, ma è meglio farlo visitare dal pediatra, che valuterà il bambino nella sua globalità”, risponde Pierattelli. “A questa età l’intreccio di motivazioni è molto ampio e potrebbe essere necessario chiedere anche il parere di uno specialista”.

di Chiara Sandrucci

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