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Tappe di crescita, vero e falso

Sono tanti i luoghi comuni sullo sviluppo del bebè, ma occorre sempre tenere presente che non esistono scadenze rigide: ogni bambino ha i suoi tempi e i suoi ritmi, che vanno rispettati

Tappe di crescita, vero e falso

Lo sviluppo di un bambino non si misura solo in grammi e centimetri. Le prime parole, i primi passi, i primi giochi sono tappe che, mese dopo mese, segnano il percorso di un bebè che diventa grande. Non esistono scadenze rigide nello sviluppo psicofisico: si tratta di un processo continuo e armonioso che mamma e papà assecondano con l’appoggio del pediatra. Due esperte commentano i luoghi comuni più diffusi sulle tappe di crescita.

 

1. Per abituare il bebè a dormire di notte, bisogna tenerlo sveglio durante la giornata

Falso

Un neonato dorme in media 16 ore al giorno, ma il suo sonno, nei primi mesi di vita, è frammentato in periodi di 3-4 ore, che si alternano a brevi momenti di veglia. “Dalla sesta settimana, gli intervalli di sonno più lunghi tendono a concentrarsi nelle ore notturne, ma è solo verso i 6 mesi che comincia a instaurarsi un periodo prolungato di riposo notturno, che segue fasi più protratte di veglia diurna”, spiega Annamaria Moschetti, pediatra dell’Associazione Culturale Pediatri. Intorno all’ottavo mese, alcuni genitori notano un’apparente regressione nel comportamento notturno dei propri figli: bimbi già abituati a dormire diverse ore di seguito improvvisamente tornano a svegliarsi di frequente. “Inizia il periodo dell’ansia di separazione: il piccolo si sveglia per cercare la mamma ed essere tranquillizzato dalla sua presenza”, dice l’esperta. “È un comportamento perfettamente normale, che può durare fino ai tre anni. I genitori non dovrebbero interferire con l’evoluzione naturale dell’organizzazione del sonno, cercando di forzarne le tappe. Occorre, invece, assecondare i ritmi spontanei di un lattante

 

2. Finché non è in grado di tenere eretti collo e schiena, meglio lasciarlo nella culla

Falso

“Tenere il bambino troppo spesso e a lungo nella culla, nella carrozzina o sulla sdraietta non giova al suo sviluppo psicomotorio”, spiega Maria Luisa Tortorella, pediatra dell’Associazione Culturale Pediatri. “Il luogo prediletto per un lattante nelle fasi di veglia diurna è tra le braccia della mamma, eventualmente con l’aiuto di un marsupio o di una fascia porta bebè”.

 

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3. Quando comincia ad afferrare i primi oggetti, bisogna consentirgli di portarseli alla bocca

Vero

“I più piccoli usano la bocca come uno strumento per conoscere il mondo ed esplorarlo”, spiega la pediatra Annamaria Moschetti. “Quindi, si deve permettere loro di fare questa esperienza, ovviamente controllando la sicurezza e l’igiene degli oggetti”.

 

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4. L’ansia da separazione è una fase fisiologica dello sviluppo: non indica un carattere pauroso o capriccioso

Vero

È un comportamento che si manifesta di solito nel periodo compreso tra i 6-8 mesi e i tre anni di vita. “L’ansia da separazione è un meccanismo naturale che ha la funzione di trattenere il bambino nei pressi della madre, al sicuro dai pericoli del mondo esterno, mentre inizia le sue prime esplorazioni autonome”, dice Annamaria Moschetti. “La paura, infatti, si acuisce nelle situazioni che il bimbo percepisce come ‘ignote’ e, per questo, pericolose. I genitori possono aiutare il piccolo rassicurandolo il più spesso possibile sulla loro presenza, rispondendo alle sue richieste di contatto fisico ed evitando di sminuire questi suoi timori, che sono utili a una crescita sana e preludono allo sviluppo dell’autonomia”.

 

5. Se il bambino tarda a gattonare, tarderà anche a camminare.

Vero e falso

“Di solito, i piccoli iniziano a gattonare verso i 7-9 mesi e il cammino segue l’acquisizione della motricità orizzontale, cioè gli spostamenti sulla pancia o ‘a quattro zampe’. Quindi, è vero che i tempi del gattonamento e dei primi passi sono correlati”, dice Maria Luisa Tortorella. “D’altra parte, in alcuni casi la fase del gattonamento è assente e il bambino impara direttamente a camminare”.

 

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6. Bisogna incoraggiare attivamente il piccolo a muovere i primi passi, altrimenti non comincerà mai.

Falso

I bimbi acquisiscono spontaneamente l’abilità di camminare, in media tra i 10 e i 15 mesi. “Il più delle volte è sufficiente lasciare il piccolo libero di muoversi, ad esempio a terra su un tappeto, con alcuni giocattoli e sedie accanto, per stimolarlo a spostarsi gradualmente e a reggersi sulle gambe quando ne sarà capace”, spiega Maria Luisa Tortorella.

 

7. Parlare spesso con il bimbo favorisce l’acquisizione del linguaggio.

Vero

La lallazione, cioè la pronuncia di sillabe ripetute, comincia in media verso i sette mesi. Tra i dieci e i dodici mesi, il bambino inizia ad articolare una maggiore varietà di vocali e consonanti. “Di sicuro è utile che mamma e papà parlino spesso con lui, perché in questo modo genitori e figli rinsaldano anche il legame affettivo”, dice Annamaria Moschetti. “Inoltre, parlare con il bimbo e ascoltarlo lo aiuta a organizzare i suoi pensieri e le sue emozioni. È d’aiuto anche leggere libri per l’infanzia a partire dai sei mesi: questa abitudine favorisce l’acquisizione di un ricco bagaglio lessicale”.

 

8. Sarà pronto per il vasino a 2-3 anni. I genitori sceglieranno il momento giusto, tenendo conto dei suoi segnali.

Vero

In genere, le mamme iniziano a proporre l’uso del vasino durante l’estate, perché è più facile lavare e cambiare il bambino nei primi tempi, quando ancora si sporca, e per evitare che si raffreddi se si bagna. “Nella maggior parte dei casi, le madri scelgono l’estate che precede il terzo compleanno, ma talvolta le prime prove con il vasino possono avvenire anche più precocemente”, dice Maria Luisa Tortorella.

 

9. Non esiste un’età giusta per togliere il ciuccio: il momento varia da bambino a bambino.

Vero e falso

“La decisione deve essere affidata alla sensibilità dei genitori, che sono gli unici a conoscere i modi e i tempi giusti per il proprio bimbo”, puntualizza Annamaria Moschetti. “Il ciuccio va tolto subito solo se si osserva che si sta instaurando una deformità del palato detta ‘malocclusione’. Comunque, entro il terzo anno d’età praticamente tutti i bimbi non lo usano più”.

 

10. I piccoli preferiscono la compagnia dei genitori e non socializzano con i coetanei. Inutile, quindi, spingerli a frequentarli.

Falso

“La socializzazione va promossa già quando il bimbo è piccolissimo, sotto i tre anni, favorendo l’esplorazione libera e il contatto con gli altri, sia pure con la compagnia rassicurante della mamma, del papà o di persone a cui è legato”, dice Annamaria Moschetti. “In seguito, bisogna incoraggiare il suo rapporto con gli altri anche in situazioni legate al gioco libero”.

 

di Maria Cristina Valsecchi

 

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