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Svezzamento: meglio mediterraneo?

Svezzamento: meglio mediterraneo?

Perché non cominciare bene fin dalle prime pappe con la dieta mediterranea? Un modello alimentare che tante famiglie italiane hanno dimenticato, basato su un’ampia varietà di cereali, la giusta quantità di carne, pesce in abbondanza, legumi e aromi della nostra terra, oltre che sul consumo di olio extravergine d’oliva. Lo propone un manuale appena uscito: “Mangiar sano con la dieta mediterranea: dallo svezzamento all’età adulta” (Cuzzolin Editore).

SvezzamentoTutto quello che devi sapere

Riscoprire gli alimenti dimenticati

Non basta “ispirarsi” alla dieta mediterranea, come già suggeriscono le più recenti piramidi alimentari studiate per l’infanzia, ma occorre impostare così giorno per giorno l’alimentazione del bambino (e, di riflesso, di tutta la famiglia). “Svezzare davvero con la dieta mediterranea significa introdurre alimenti che non usiamo più, come farro e orzo, proporre sempre verdura frullata, utilizzare tutte le erbe aromatiche”, spiega Fiorella de Pascale, biologa nutrizionista e autrice del manuale, in cui si propongono anche diverse baby ricette doc. Un modello, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità, che ha poco a che vedere con l’alimentazione “occidentale”, oggi così diffusa sulle nostre tavole.

Non solo pastina, ma anche riso, farro e orzo

Con le prime pappe si fa largo uso di cereali in crema, stemperati nel brodo di verdura: non solo frumento, ma anche riso, orzo, avena, mais e tapioca. L’importante è continuare anche quando si passa alla pastina. “La dieta mediterranea prevede una gran varietà di cereali antichi come il farro, l’orzo o il grano saraceno da alternare alla pastina e al riso: prodotti che oggi vengono proposti anche dalle industrie alimentari per la prima infanzia”, precisa l’esperta. “L’unica precauzione nella preparazione casalinga è di evitare i prodotti integrali: vanno scelti prodotti decorticati, che quindi siano senza crusca”. Le fibre possono limitare l’apporto di nutrienti e calorie, perciò andrebbero evitate fino a due anni d’età.

Non solo carne, ma anche pesce e legumi

Nella dieta mediterranea “formato baby” c’è posto per la carne. E ciò fa la differenza rispetto alle indicazioni per gli adulti (carne rossa una volta la settimana). “L’importante è fare in modo che siano presenti tutti i tipi di carne, sia bianca che rossa, e tanto pesce, almeno tre volte alla settimana”, continua l’autrice del manuale a cui ha collaborato anche un pediatra. “Nello svezzamento non va ridotta la carne in particolare, ma l’apporto proteico in generale: bisogna quindi considerare le tante proteine che arrivano dal latte e dai formaggi. Un esempio? Quando il bambino mangia la carne, non mettere il parmigiano sulla pastina”. I legumi vanno proposti due o tre volte la settimana: fagioli e lenticchie, da passare nel passaverdure (per togliere la buccia ed evitare, così, un eccesso di fibra).

Frutta, verdura e piante aromatiche

Anche la ormai ben nota regola delle 5 porzioni di frutta e verdura al giorno deriva dalla dieta mediterranea. Una regola che solo una minoranza di famiglie rispetta. “Già nei primi brodini possono essere inserite tutte le verdure: il bambino si abitua così al gusto fin da subito. Spesso il rifiuto è dovuto soltanto a una mancanza di abitudine”, afferma Fiorella de Pascale. “La frutta fresca – in genere gradita al bambino – può essere omogeneizzata in casa, grattugiata o frullata. All’inizio può essere proposta a fine pasto, poi è preferibile darla a merenda”. Dalla natura e dalla storia mediterranea arrivano anche rosmarino, salvia, sedano, basilico: le erbe aromatiche sostituiscono il sale dando gusto a tutti i piattini. Sostanze “nutraceutiche”, cioè alimenti che hanno una funzione benefica sulla salute, diventano così un’abitudine quotidiana.

 

di Chiara Sandrucci

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