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A stretto contatto con fasce, marsupi e zainetti

Sono tanti i genitori che scelgono un porta bebè per tenere vicino il bimbo anche negli spostamenti. I vantaggi: più confort per noi e più serenità per lui

A stretto contatto con fasce, marsupi e zainetti

Fino a una quindicina di anni fa era appannaggio delle famiglie cosiddette “alternative”. Oggi tenere il bambino nel marsupio, nella fascia o nello zaino è la norma. Tanto più nella bella stagione, per la libertà di movimento che permette. Che sia un marsupio, una fascia o la via di mezzo del mei-tai, portare il bimbo in questo modo presenta indubbi vantaggi pratici: i porta bebè lasciano le mani libere, le scale non sono più un problema così come i mezzi pubblici e il piccolo è tranquillo perché sempre a contatto col genitore. Dal punto di vista medico non ci sono controindicazioni (in certi casi viene persino raccomandato), a patto di scegliere il porta bebè più adatto per ogni età ed esigenza (anche di mamma e papà).

Babywearing: indossa il tuo bambino

Il porta bebè è anche una modalità unica per instaurare un rapporto più profondo con lui: non è, insomma, soltanto un comodo “mezzo di trasporto” importato dalla cultura africana e asiatica. “L’Occidente ha riscoperto nel babywearing, letteralmente ‘indossare il bambino’, un antico stile di accudimento che risponde ai bisogni primari sia del piccolo sia dei genitori. Esigenze parallele, dentro e fuori casa. La relazione, insieme alla suzione, è uno dei bisogni primari del neonato, scritto nella sua memoria genetica e cellulare: tutti i riflessi innati indicano come per lui sia vitale restare ‘aggrappato’ ai genitori. Ogni suo comportamento è volto a tenerli vicini”, premette Antonella Gennatiempo, dottoressa in psicologia, fondatrice e direttrice della Scuola del Portare di Roma. “Nello stesso tempo mamma e papà hanno bisogno di sintonizzarsi con il neonato: portarlo addosso permette un ascolto ‘di pancia’, che sostiene le loro competenze genitoriali e mantiene quel continuum tra gravidanza e primi mesi dopo la nascita”. In particolare il papà, che non ha vissuto i nove mesi in prima persona ma attraverso il “filtro” della partner, grazie al porta bebè può sperimentare quanto sia bello sentirselo addosso: spesso il neonato compie nella fascia gli stessi movimenti di assestamento che la mamma sentiva nel pancione.

La fascia, fin dalla nascita

È il porta bebè che meglio rispetta la naturale simbiosi tra la mamma (o il papà) e il neonato. Secondo la teoria ormai nota che la gravidanza non finisce con il periodo dell’endogestazione (dentro l’utero), ma continua con l’esogestazione dopo la nascita, la fascia garantisce quel continuum di cui ha bisogno il cucciolo d’uomo, che nasce ancora immaturo dal punto di vista fisico e neurologico. “La fascia avvolge mamma e neonato come nessun altro supporto riesce a fare. È la più ‘uterina’: il bebè tiene la testa di lato, braccia e gambe flesse, raccolte sul tronco, proprio come faceva nel grembo materno. In seguito, un’ampia gamma di legature permette di accompagnare il bambino nella crescita”, spiega l’esperta. “È un semplice telo di stoffa, ma molto versatile, che può essere posizionato sulla pancia, sul fianco e sulla schiena. Ne esistono di tutti i tipi e materiali, in tessuto o elastiche. Si può imparare a usarla anche da soli, ma è meglio rivolgersi a una consulente per farlo in sicurezza ed evitare acquisti inutili o sbagliati”.

Da un punto di vista medico, la fascia non ha controindicazioni. “Può essere utilizzata fin dalla nascita perché rispetta la fisiologia del neonato, non presupponendo il controllo della testa”, conferma Leonardo Oggiano, ortopedico pediatra dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma. “Unico problema: è più complessa da posizionare e, per motivi puramente gestionali, può quindi esserle preferito il marsupio”.

Ecco alcuni indirizzi di scuole o associazioni in grado di sostenere i genitori nel portare bene i bimbi: Scuola del Portare www.scuoladelportare.it, Portare i Piccoli www.portareipiccoli.org, Bimbinfascia www.bimbinfascia.wordpress.com, Mammarsupio www.mammarsupio.it

Il marsupio “ergonomico”

Il porta bebè più diffuso in Italia è il marsupio, che è anche il più amato dai papà. Rispetto al modello classico, il marsupio ergonomico oggi rispetta maggiormente la posizione fisiologica sia del portatore sia del portato.

“I supporti più recenti sono studiati ad hoc per rispettare la fisiologia delle anche – posizione divaricata seduta, con le ginocchia più alte del sedere – e la cifosi, cioè la curva naturale della colonna vertebrale del bambino”, spiega Antonella Gennatiempo. “Nel modello classico, invece, il piccolo resta penzoloni, il peso non è ben distribuito e insiste tutto sui genitali, col rischio di problemi sia per il bimbo sia per la schiena del genitore”. La posizione voltata verso l’esterno all’inizio non ha senso perché il neonato mette a fuoco solo a distanza ravvicinata (seno o viso della mamma) e vedrebbe solo ombre. Ma sono anche altri i motivi da considerare nelle prime settimane. “Il marsupio, di solito, va usato da quando il bambino inizia a controllare collo e testa, verso 1-2 mesi di vita: in caso contrario, si rischia una iper-estensione del capo all’indietro, a meno che non si tratti di modelli con apposito supporto per il collo e la testa”, precisa l’ortopedico Leonardo Oggiano. “Per il resto, è un supporto molto sicuro”.

Una via di mezzo tra la fascia e il marsupio ergonomico è il mei-tai, supporto tradizionale cinese composto da un pannello di tessuto di forma rettangolare, con due fasce inferiori che si legano in vita e due superiori che passano sulle spalle come bretelle. Anche il mei-tai va utilizzato quando il bambino riesce a sostenere il capo, ma rispetto al marsupio classico è più adattabile e maneggevole e può essere posizionato anche sulla schiena quando il bambino è più grandicello.

Sulla schiena, nello zaino

Il trasporto sulla schiena è il meno faticoso per gli adulti, specie in occasione delle escursioni estive, perché il peso è distribuito meglio. Ma non è detto che si debba acquistare uno zaino da trekking: si può fare sin dall’inizio con la fascia, il marsupio ergonomico o il mei-tai a partire dal momento in cui il bimbo regge la testa. “La fascia ha particolari legature da trekking e, con un paio di moschettoni, diventa un’amaca, comoda nei viaggi o nelle escursioni di nordic walking”, spiega Antonella Gennatiempo. “Il bambino non si vede, ma aderisce perfettamente al corpo e, quindi, lo si può sentire”.

Lo zaino da trekking ha una struttura rigida e il suo peso va a sommarsi al carico totale. Ma ha il vantaggio di poter essere appoggiato a terra, facendo le veci di un seggiolone (ad esempio, al ristorante), di avere parasole e parapioggia, lo specchietto retrovisore per controllare il bimbo e molte tasche portaoggetti. “Può essere utilizzato quando il bambino ha un minimo di autonomia, perché resta distante”, sottolinea l’ortopedico Oggiano. “Anche se è molto tecnico, va usato per passeggiate poco impegnative, mai per corse o attività sportive”.

 

di Chiara Sandrucci

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