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Attaccato ma… in modo giusto!

Per crescere un bambino sicuro di sé, occorre intuire le sue esigenze e dargli conforto quando serve davvero

Attaccato ma… in modo giusto!

La sicurezza con la quale affrontiamo il mondo si costruisce nella prima infanzia. E la relazione con la mamma sarà il modello di tutte le successive, offrendo una sorta di “impronta” che influenzerà scelte e comportamenti. Già nei primi mesi, il bebè inizia a costruire un’immagine di sé che sarà alla base della sua personalità di bambino, ragazzo e, infine, adulto, e che si rivelerà fondamentale anche per creare il legame con le persone amate.

Fidati sempre del tuo istinto

L’immagine di sé del bambino dipende in larga parte dallo stile di interazione e dal tipo di accudimento proposto dalla madre (o dalle figure che la sostituiscono in modo stabile). Occorre innanzitutto ricordare che ogni volta che il bimbo piange, non lo fa per capriccio: sta semplicemente testando la sua possibilità di essere amato. “Il bebè si aspetta di essere confortato quando ne ha bisogno: se la madre risponde con prontezza, secondo uno stile di accudimento che definiamo sicuro, il bambino crescerà con la certezza di essere una persona degna di essere amata”, spiega Grazia Attili, professore ordinario di Psicologia all’Università “La Sapienza” di Roma. Istinto materno vuol dire essere pronte a offrire risposta ai bisogni del piccolo, entrando in sintonia con lui, imparando a leggere il suo linguaggio fatto di gesti e suoni, prima ancora che di parole. “Non tutte ci riescono subito”, spiega la psicologa. “E non perché non siano buone madri: spesso la rete sociale intorno alla donna la invita a non prendere in considerazione i bisogni del figlio per renderlo indipendente. Ma se si spinge il piccolo a diventare autonomo troppo in fretta, il risultato sarà un bambino insicuro”.

Le emozioni del bebèI consigli per decodificarle

Rassicuralo, senza stargli addosso

Dal punto di vista evoluzionistico, non siamo programmati per muoverci da soli nel mondo quando siamo troppo piccoli. Nei primi anni di vita avere accanto una figura di riferimento che ci accompagna nelle scoperte quotidiane è fondamentale: come diceva John Bowlby, lo psicanalista britannico che ha elaborato la teoria dell’attaccamento, abbiamo bisogno di una “base sicura”. “Un bambino costretto a ‘fare da solo’ si ritrova in uno stato di ansia che non riesce a esprimere”, aggiunge Grazia Attili. “Rischia di diventare un adulto che eviterà le relazioni affettive, per paura che i propri bisogni e le proprie paure vengano rifiutati”. Per questa ragione, una madre con uno stile di accudimento evitante, e che non risponde al pianto del bebè sperando di renderlo autonomo, rischia di ottenere l’effetto opposto: crescere un figlio insicuro, incapace di costruire relazioni solide. Allo stesso tempo, non bisogna essere iperprotettive. Madri troppo ansiose rischiano di mettere in atto comportamenti imprevedibili, agendo in risposta alle proprie paure, invece che ai bisogni del bambino. “L’eccesso di cura, uno stile di accudimento ambivalente, può ancora una volta portare all’insicurezza del bambino, che sarà capriccioso, propenso a esprimere emozioni eccessive, di rabbia o di solitudine. Un figlio che vuole stare sempre a contatto con la madre”.

Protetto sì, iperprotetto no!Fai così

Confortalo quando ha paura

Occorre quindi “ascoltare” con attenzione i segnali del piccolo. “È normale che un bambino abbia paura del buio, della solitudine, di luoghi che non conosce, degli estranei”, ricorda Grazia Attili. “Se il piccolo piange, va preso in braccio e consolato. Più la madre lo conforta, più rapidamente diventerà autonomo. Altrimenti, cercherà di starle sempre accanto. Oppure diventerà autonomo troppo in fretta, e dunque solo in apparenza, perché la sua ‘sicurezza’ sarà basata sull’ansia. Se invece il bimbo capisce che avrà risposta ogni volta che chiama, smetterà di chiedere aiuto in assenza di un pericolo”. Nei primi tre anni, per garantire uno stile di attaccamento sano, la regola è dunque una sola: offrire conforto quando il bambino lo chiede. E quando si tratta di un capriccio? “Prestando attenzione, la madre sa distinguere la paura dal capriccio” conclude Grazia Attili. “Quando il bambino vuole giocare all’ora di pranzo o della nanna, l’unica soluzione è parlargli e trovare un modo di distrarlo”.

Solo capricci o vere esigenze?Scoprilo così

Scopri qual è il tuo stile di accudimento

Sei una mamma sicura, ambivalente o evitante? Ecco alcuni esempi che possono aiutarti a riconoscere lo stile di accudimento che metti in pratica con il tuo bambino.

1. Quando è nella sua culla e comincia a piangere, accorri subito?

Rispondere al pianto del bambino entro pochi minuti è un segnale che rivela uno stile di accudimento sicuro.

2. Ti capita spesso di prendere in braccio il bambino quando lui non ne ha voglia?

Questo è un segnale di comportamento ambivalente: senti il bisogno di offrire conforto quando non è il piccolo a chiederlo.

3. Se ti trovi in un luogo nuovo e il bambino piange, come ti comporti?

Se tendi a interpretarlo come un capriccio e non gli offri subito conforto, stai adottando un comportamento evitante. Il risultato potrebbe non essere quello sperato: il bimbo diventerà più insicuro. Se invece lo consoli, imparerà più in fretta ad affrontare situazioni nuove.

di Mara Pace

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