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11 gennaio 2018

Stereotipi di genere: anche nelle favole?

Un'indagine sulla letteratura dell’infanzia rivela che gli stereotipi di genere sono ancora molto presenti nelle nostre scuole

Stereotipi di genere: anche nelle favole?

Tutte, almeno una volta nella vita, abbiamo provato che cosa significa subire le conseguenze degli stereotipi di genere. “Quel lavoro non fa per te: sei una donna…” oppure “Hai figli: non puoi farcela!” sono frasi – purtroppo – ancora attuali.

Un’indagine sui libri per l’infanzia

Per stereotipi di genere si intendono tutti quei meccanismi che tendono a “incasellare” le persone basandosi su un preconcetto di che cosa sia “maschile” o “femminile”. Sono considerate, ad esempio, qualità tipicamente maschili essere attivi, ambiziosi, assertivi, competitivi, indipendenti, decisionisti, autonomi, e prerogative femminili emotività, gentilezza, cordialità, sensibilità, dipendenza. Sono atteggiamenti con cui facciamo i conti tutti i giorni. E su questi temi i sociologi dibattono da anni, sia negli Stati Uniti, sia nel nostro Paese, come – ad esempio – all’Università di Ferrara, dove c’è un corso dedicato alla psicologia delle differenze di genere, o alla Libreria delle Donne di Milano, che organizza riunioni, discussioni ed eventi sul tema.

Ma perché le donne sono viste così spesso in posizione subordinata rispetto agli uomini? Una studiosa italiana, Irene Biemmi, madre di due figlie piccole e ricercatrice di psicologia all’Università di Firenze, ha deciso di indagare il fenomeno andando all’origine, ovvero alla letteratura dell’infanzia, la prima forma di narrazione che offriamo ai nostri bambini, quella che plasma il loro immaginario. “Siamo a un paradosso: mentre la narrativa contemporanea sta galoppando, con proposte educative attente e curate, i libri di testo della scuola primaria sembrano fermi agli anni Cinquanta”, ha affermato la studiosa, durante un convegno organizzato a Rimini dal Centro Studi Erickson, dedicato proprio all’educazione oltre gli stereotipi.

Maschi scienziati e bimbe casalinghe?

Sugli scaffali di ludoteche e biblioteche, possiamo già trovare pubblicazioni per i piccoli come “Ettore, l’uomo straordinariamente forte”, storia del circense e forzuto Ettore che adora lavorare all’uncinetto, o “Mi piace Spiderman, e allora?”, delizioso racconto scritto da Giorgia Vezzoli, ispirato dalla sua bambina che è una grande – e incompresa – fan dell’Uomo Ragno (entrambi i volumi sono pubblicati da Settenove, editore attento al problema), per non parlare dell’eccellente lavoro che da decenni fanno Bianca Pitzorno e Roberto Piumini, due maestri della letteratura per bambini.

E nella scuola italiana come viene affrontato il tema? Nello studio “Educazione sessista. Stereotipi di genere nei libri delle elementari”, pubblicato nel 2010 da Irene Bienni (Rosenberg&Sellier editore) e di cui presto uscirà una nuova edizione aggiornata, vengono analizzati 350 libri di testo usati a scuola dai nostri bambini. Il risultato? La studiosa si è accorta che la letteratura per l’infanzia forma un immaginario stereotipato, banale e penalizzante per le bambine.

“Analizzando tutte le letture contenute nelle antologie emerge, ad esempio, che i protagonisti sono perlopiù maschi. Non solo: ai maschi sono associati una cinquantina di professioni diverse, dal pilota all’astronauta, dal medico allo scienziato, mentre per le bambine il campo si restringe a 15 tipologie (maestre, veterinarie e, poi, casalinghe, maghe, streghe, fate…). Non è questo già un modo per dire alle nostre figlie che ci sono ambiti, come quello del lavoro e della scienza, che non competono a loro?”, si interroga la studiosa.

Le storie che hanno per protagonisti i maschietti, inoltre, sono ambientate in spazi aperti e sconfinati (cosmo incluso), mentre le bambine sono letteralmente confinate in casa, in luoghi domestici come la cameretta o la cucina. “Esiste un mondo popolato da valorosi cavalieri, dotti scienziati e padri severi, ma anche da madri dolci e affettuose, casalinghe felici, streghe e principesse. Questo universo fantastico è quello con cui si interfacciano quotidianamente i bambini e le bambine che frequentano le elementari, quando leggono le storie raccolte nei loro libri di lettura”, dice Irene Bienni.

Sì alle fiabe della tradizione, ma non solo…

Già nel 2000 la scuola italiana aveva lanciato il progetto POLITE (Pari opportunità nei libri di testo), con un Codice di Autoregolamentazione per gli editori, per promuovere una cultura delle pari opportunità tra maschi e femmine fin dalle prime letture dei nostri figli, ma è evidente che qualcosa non ha funzionato.

I risultati dell’indagine di Irene Bienni ci dicono che l’immaginario di “principi azzurri” e “belle addormentate” nel bosco va rinnovato. Le fiabe di una volta non vanno certo bandite, ma integrate – specie in età scolare – con narrazioni differenti. Un esempio? Le “Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie”, ideato da Elena Favilli e Francesca Cavallo e pubblicato per Mondadori: è stato uno dei maggiori successi editoriali dell’ultimo anno. Le nostre bambine sono pronte ad ascoltare “storie” nuove.

 

di Francesca Amé

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