apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Il tempo passa: ma i bambini lo sanno?

I bambini hanno un senso del tempo molto diverso da quello degli adulti. Faticano ad afferrare i concetti di passato e futuro: ciò che conta per loro è “adesso”, con i bisogni che hanno nel momento presente. Come aiutarli in questa scoperta?

Il tempo passa: ma i bambini lo sanno?

Oggi, il nostro modo di vivere frenetico impone di organizzare il tempo in una rigida successione di impegni e, per i più piccoli, è difficile seguire uno schema fatto di giorni, ore e minuti. Ecco i consigli di Paola Scalari, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva, per aiutarli a percepire il senso del tempo, senza incalzarli troppo.

Piccoli riti per scandire la giornata

Fin dalla primissima infanzia, la mamma inizia a trasmettere il senso del tempo al suo bimbo, differenziando il momento della veglia da quello del sonno.

  1. Cullare il bebè e intonargli la stessa canzoncina tutte le sere gli comunica che è l’ora della nanna. Al risveglio, poi, seguire la medesima sequenza di gesti gli comunica che è arrivato il momento della prima poppata, di essere cambiato, vestito e di uscire per la passeggiata.
  2. Anche la poppata stessa può essere caratterizzata da gesti rituali che scandiscono il tempo, dando un ritmo alla giornata del bebè: per esempio, sedersi su una poltrona particolare, sistemare i cuscini e, intanto, parlare con dolcezza al piccolo.

Fai riferimento alle esperienze quotidiane

È solo intorno ai tre anni che il bambino inizia a percepire lo scorrere della giornata secondo la routine dei suoi appuntamenti quotidiani: la colazione, la scuola, la nanna.

  1. Per aiutarlo, si possono anticipare i piccoli avvenimenti della vita di tutti i giorni e cercare di coinvolgerlo (“Sta per arrivare il papà: prepariamo insieme la tavola?”).
  2. Al risveglio, si potranno riepilogare i momenti piacevoli che lo attendono durante la giornata: i giochi all’asilo, il pomeriggio con gli amichetti, l’arrivo della nonna. Così, gli si insegna che una giornata è suddivisa in tanti momenti diversi.
  3. Quando lo si accompagna all’asilo, per fargli capire quanto tempo passerà prima che possa rivedere la mamma, occorre far riferimento alle sue esperienze quotidiane. Si può dirgli, ad esempio: “La mamma tornerà quando avrai finito la merenda, avrai cantato le canzoncine e fatto un bel disegno per lei”. Fino ai sei anni, il bambino ha bisogno di questi punti di riferimento, perché non è ancora in grado di comprendere bene il concetto di passato e futuro.
Nido, i consigli per l'inserimentoLEGGI

I comportamenti da evitare

Per il bimbo la dimensione temporale si esaurisce in una sorta di “eterno” presente. Non ha senso, quindi, dirgli: “Torno fra cinque minuti”. Meglio spiegargli: “La mamma tornerà quando la nonna avrà finito di leggere il libro”.

  1. È giusto avvertire in anticipo il bambino di un evento che lo coinvolgerà (la partenza per un viaggio, un cambiamento, una festa), per prepararlo. Bisogna, però, dirglielo solo qualche giorno prima, altrimenti si rischia di alimentare in lui un’ansia inutile, perché non sa ancora quantificare il tempo dell’attesa.
  2. È importante che ci siano anche pause nelle giornate del bambino: il tempo, infatti, non deve essere “riempito” a tutti i costi. La noia insegna ai bimbi a trovare forme di autoconsolazione, magari succhiandosi il pollice quando sono molto piccoli o inventandosi un gioco o una storia se hanno già due o tre anni.
  3. Non bisogna mettere fretta al bambino: non può capire l’urgenza degli adulti, perché i suoi ritmi sono diversi dai nostri. Piuttosto, al mattino, meglio svegliarlo qualche minuto prima per consentirgli di provare a prepararsi da solo.

Imparare divertendosi

Il senso del tempo che scorre si può insegnare anche attraverso il gioco.

  1. Se il bambino è piccolo, si possono disegnare e ritagliare un sole e una luna, che rappresentano il giorno e la notte: disponendoli uno di fianco all’altro e alternandoli, la mamma gli racconterà cosa succede dal momento in cui si alza fino all’ora della nanna.
  2. Con i più grandicelli, si può realizzare un calendario mensile: ogni giorno corrisponde a una casellina, dove si annotano alcuni appuntamenti importanti. Così, per esempio, vedendo che per andare a trovare la nonna mancano due caselle, il bambino inizierà a capire che il tempo è anche attesa e distanza.
  3. Per dargli l’idea dello scorrere delle ore, si può realizzare un orologio di cartone, con due lancette che ruotano fissate da un fermacampione (fermaglio che si trova in cartoleria). Alle dodici si disegna un piatto perché è l’ora del pranzo, alle cinque un accappatoio perché si va in piscina, e così via.
  4. Molto divertente è il gioco della clessidra o delle lancette: “Vediamo se riesci a lavarti le mani prima che la sabbia sia finita (o la lancetta dell’orologio sia arrivata fino a lì)”.

Un percorso graduale

L’elaborazione del senso del tempo avviene in aree diverse del cervello (lobi frontali, temporali e parietali, sistema limbico, gangli della base, cervelletto).

  1. Si forma nel bambino parallelamente allo sviluppo del cervello: a 18 mesi il piccolo ha il senso del presente immediato, a 30 comincia a elaborare quello del futuro e solo a 3 anni, dopo la maturazione dei centri della memoria, quello del passato.
  2. La riflessione astratta sul tempo, che coinvolge anche l’immaginazione, avviene intorno ai 12-13 anni.

di Laura D’Orsi

Commenti